Ott 26 2007

Dissacriamo i ristoranti

Published by Maurice at 00:05 under Ristorante

Il giovedì sera non si cucina, né in ristorante né a casa. Approfittiamo del giorno di chiusura per fare una pausa anche mentale con il cibo. Di solito si va in surplace da qualche collega senza impegni di degustazione o di  ricerche particolari: semplicemente non abbiamo voglia di far da mangiare e di servire, e quindi lasciamo agli altri questi compiti.

Di questi tempi e dalle mie parti siamo in stagione morta, molti locali sono in ferie, rimane qualche pizzeria aperta.
Nessun problema, perché una capricciosa o - al limite - una milanese con le patatine vanno bene per sopravvivere fino al giorno seguente.

E’ stato nell’ultima visita in pizzeria che il mio Capo ed io ci siamo chiesti: perché la gente frequenta più la pizzeria che non il ristorante?
Forse perché in pizzeria si paga di meno?
Hmm, ho qualche dubbio: ormai una capri, una birra media, un caffè ed una grappa fanno tanto quanto un antipasto ed un secondo, o un primo ed un dessert al ristorante.

Ed allora, cosa fa la differenza di numeri? Perché il gruppetto di amiche, la classe serale di inglese, i volontari del 118, la corale parrocchiale, i soci del fotoclub, le palestrate, le mamme della scuola materna, perché tutti i clan più o meno numerosi, più o meno rumorosi vanno in pizzeria e non al ristorante?

Pensa che ti ripensa, parla che ti riparla, abbiamo trovato la risposta che alcuni grandi chef (non per niente sono grandi) hanno capito da tempo, aprendo un nuovo locale o ristrutturando il vecchio a mo’ di snack.

Fino a non molto tempo fa, ma ancor oggi nei piccoli centri, si andava al ristorante solo per le grandi occasioni, i matrimoni, i battesimi, le cresime, i funerali al centro-sud. Si ci metteva l’abito da festa e si andava a mangiar fuori, normalmente a carico degli ospiti festeggiati.
Nelle vecchie generazioni è rimasta ancora questa associazione d’idee: ristorante uguale a festa cerimoniale, luogo dove si va per invito altrui e dove si paga profumatamente per un pranzo che deve durare almeno tre ore.

La pizzeria, invece, nata per soddisfare il bisogno primario di cibarsi a costo contenuto, ha da sempre una connotazione casual, informale. Ci si va in jeans, in tuta da ginnastica, comunque senza giacca e cravatta. Ci si può stravaccare, o almeno distendere le gambe, parlare e ridere anche a voce alta senza che il cameriere o il vicino di tavolo ti guardi con disappunto. Non bisogna stare attenti a non macchiare la tovaglia o diventare matti per scegliere tra un Chardonnay del 2004 o un Pinot Nero del ‘98. Non occorre conoscere il significato di mousse o flan, di millefoglie o ratatouille: se è una pizzeria un po’ su al massimo potremmo trovare una caponata.

Eccolo il punto, la differenza tra il ristorante e la pizzeria: come dire la Biennale del Cinema e il multisala, la messa in San Pietro o al campo scout. Quando va bene, la sostanza è la stessa, cambia la sacralità dell’ambiente.
Mi rivelava Vissani che anche da lui si può mangiare a 30 euro, da Caino ci sono i clienti storici che pranzano tutti i giorni a prezzo "politico". Ma quanti si arrischierebbero di andare a Baschi o a Montemerano in jeans e pranzare con pochi denari?
Per i ristoranti che vogliono fare numeri bisogna fare questo salto concettuale: dissacrare e dissacrarsi.
Le nuove generazioni hanno già intrapreso questa strada. Dopo la discesa in rafting perché non passare la serata in quel localino? Prima del fine settimana sugli sci, perché non farci due bei piatti in ristorante?

Purtroppo non dipende solo dai patron e dagli chef. Un mio formatore direbbe che è più facile cambiare gli uomini che la testa degli uomini. Ma abbiamo fiducia, cambierà, prima o poi cambierà. 

5 commenti a “Dissacriamo i ristoranti”

  1. la conigliail 26 Ott 2007 alle ore 09:02

    ..secondo me tu sei già sulla buona strada per cambiarla…la mia almeno si :)

  2. giovannail 27 Ott 2007 alle ore 15:34

    hai sciolto un mio grandissimo dubbio…. mi chiedevo sempre come mai certe trattorie sul porto, coi tavoli attaccati al bordo della strada e le macchine che quasi ci passano in mezzo, e la puzza di fogna continua e persistente, senza parlare delle tovaglie di carte e il cibo scadent,e (non ho mai sentito nessuno dire che ci ha mangiato bene) sono sempre piene… Dici che cambierà?

  3. Mauriceil 27 Ott 2007 alle ore 17:23

    Sicuramente non si può andare avanti così. Poi ci saranno sempre i locali che descrivi tu… ed i nostri, perchè la richiesta è molteplice e quindi ci sarà anche domani una molteplicità di offerte.
    Non so se è vero fino in fondo, ma dicono che è il mercato a dire chi ha ragione.

  4. labelladdormentatail 27 Ott 2007 alle ore 19:03

    Da diversi anni oramai, se vogliamo uscire con i figli, preferiamo andare in qualche ristorante, visto che la spesa in pizzeria alla fine equivale a quella di un ristorante, almeno qui a Bologna. E al ristorante c’è più scelta, ci piace molto andare per generi: una volta cucina toscana, un’altra volta qualche ristorante esotico, oppure cucina francese (due nostri amici hanno aperto un bistrot niente male!), ma anche cucina bolognese, fra l’altro in uno dei migliori ristoranti di Bologna. A Parigi moltissimi ristoranti famosi hanno anche abbinata la brasserie o comunque un ristorante dove poter mangiare le stesse cose a prezzi più contenuti oppure hanno menù degustazione con prezzi differenti, e da quel che mi ricordo, pure a Roma esistono simili luoghi di delizie dove a pranzo mangi a “prezzo politico” mentre a cena si mangia a la carte.
    La pizza preferisco farlmela in casa!

  5. Mauriceil 28 Ott 2007 alle ore 18:15

    Dimmi Aurora, ma è proprio vero che a Bologna si mangia male, come dicono i critici?

Comments RSS

Lascia una replica


Comments links could be nofollow free.