Nov 05 2007
Donne, nulla di personale
Il Duca di Mantova si avvia all’incontro con Maddalena, una donna di facili costumi nei bassifondi della città. Cammin facendo canticchia un’aria che gli ronza nella testa e che recita: La donna è mobile, qual piuma al vento, muta d’accento e di pensiero.
Siffatta dotta citazione, che come tutti sanno si rifà al terzo atto del Rigoletto di Giuseppe Verdi, ha segnato l’atto di svolta della giornata, iniziata sotto i migliori auspici nella prospettiva della chiusura annuale del ristorante che - nei propositi di tutti - sarebbe avvenuta verso le ore 14.
Secondo i dettami del Capo, una mezz’ora prima della fatidica ora il personale di fatica di cucina avrebbe provveduto a chiudere tutto. Non solo riporre quanto era fuori in frigorifero ma, dato che riapriremo fra un mese, buttar via il deperibile che non si è usato, abbattere, sgomberare, portarsi via i propri effetti personali, insomma, lasciare la cucina in condizioni idonee alle pulizie straordinarie.
Ed infatti stavamo per cominciare a sistemare il tutto quando un refolo di vento scuote la piuma e muta l’accento ed il pensiero in precedenza esternato: altro tavolo da due, ed un ultimo tavolo di altri due.
Nelle mie vene scorre un quarto di sangue teutonico, avendo nell’albero genealogico una bisnonna viennese. Forse per questo credo nella coerenza e, quando assisto al capovolgimento di quanto detto innanzi, sento il quarto di sangue che comincia a bollire con fitte lancinanti al fegato e alla bocca dello stomaco, accompagnate da una sindrome conosciuta come giramento dei cocomeri.
Ma non era stato detto di mettere via tutto? di chiudere tutto? Ebbene no, sparigliamo le carte, facciamo un bel rewind: come non detto.
Non è servire due clienti in più o in meno - hanno diritto anche loro di sfamarsi - che manda in fibrillazione il sistema nervoso, è il dover vedere scompaginate le carte come fosse una briscola.
Dimmi, caro Capo, che il servizio va avanti regolarmente, fino ad esaurimento scorte, ed io me ne faccio una ragione: venite gente, venite, siamo agli ultimi scampoli di stagione. Sono finite le zucchine? Nessun problema, abbiamo ancora due sformatini da smerciare. Abbiamo esaurito la vellutata? Et voilà la passatina di fagioli borlotti. I petti d’anatra hanno preso il volo? No problem, abbiamo gli ultimi stinchetti di maialino da latte.
Sono qui a far fuori tutto, ma dimmelo però!
Non penso che Martin Lel, vincitore dell’odierna maratona di New York, l’avrebbe presa bene se gli avessero spostato all’ultimo momento il traguardo anche di un solo chilometro più in là: ne hai fatti 40, fanne 41 di chilometri, uno in più non cambia niente.
Dopo una maratona di 11 mesi, ho anche diritto a che nessuno sposti il traguardo, neanche di un metro.




















































