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Nov 12 2007

Paperon de’ miei dobloni

Published by Maurice under Ristorante, Costume & Società

Che la cucina abbia sempre sentito la necessità di essere anche spettacolo è assodato. Basti pensare come venivano portati in tavola i piatti già ai tempi dei banchetti dei patrizi romani: vassoi giganteschi, portantine, carri che oggi farebbero impallidire anche i nostri specialisti di banketing.
La cucina dei signori è sempre stata debordante. Oggi, che la ristorazione è diventata democratica anche quando sembra fuori della portata dei portafogli del cittadino medio, il piatto è sempre più bello non solo nei locali di classe, ma anche nei più umili.

Cosa deve fare allora il Paperon de’ Paperoni moderno per differenziarsi anche quando mangia? Una grattatina di tartufo bianco non basta più e neppure l’accompagnamento della più costosa bottiglia di un qualche Chateau d’annata.
Ecco che allora viene in soccorso la fantasia (e la demenza) di chef e gestori della ristorazione.

Dopo il sandwich da 1.000 dollari a base di tartufo e di foglie di oro zecchino, la pizza Louis XIII da  8.300 euro del nostro Renato Viola, il dessert da 25.000 dollari del ristorante Serendipity di N.Y., oggi arriva la notizia del pranzo a 15.000 euro sospeso nel vuoto.

Questi sono i nuovi confini della cucina: non più la ricerca degli ingredienti di nicchia, i più rari, non certo la scoperta di nuovi procedimenti fantascientifici della cucina molecolare, bensì il costo del piatto, inteso come ingredienti o come servizio.
Possiamo dire che il denaro posseduto non è proporzionale al peso della materia grigia di chi lo possiede?

La cosa non mi stupisce più di tanto.
Ci si scandalizza che un giocatore incassi fior di milioni di euro o di dollari per correre dietro ad una palla in mutande, si arriccia il naso perchè su tutte le reti televisive si distribuiscano teoricamente centinaia di migliaia di euro a tutte le ore come fossero immaginette di santi, saltiamo sulla sedia quando sentiamo le cifre amministrate dalla mafia, o perse ai giochi d’azzardo, o buttate in droghe di vario tipo (escluse quelle per cucina).
Perchè meravigliarci?

Questa è la società che abbiamo costruito (notare la prima persona plurale). Il denaro ha valore solo per chi non ce l’ha. Chi ce l’ha ha il sacrosanto diritto di usarlo come meglio crede, come quell’albergatore che si accendeva le sigarette con le banconote da 100.000 lire, o come quell’altro che in tempi più recenti metteva un biglietto da 500 euro in mezzo alle cosce della cameriera che ballava sui tavoli.
Tutto questo è immorale? Provate ad andare a dirglielo a loro.

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