Nov 18 2007
Sempre meno virtuoso e sempre più virtuale
Solo nel 2005 sul tema della cucina sono andati in onda 51 programmi televisivi, sono stati pubblicati 259 periodici, 620 opere di cucina e ricettari vari, 1015 siti internet sono dedicati a vino, cibo e turismo enogastronomico, con un incremento del
70% della tiratura dei mensili specializzati su temi gastronomici. Niente male.
Da qualsiasi parte ci si giri si parla di cucina, di cibi, di vini.
Così tanto interesse per il tratto papille gustative-retto in linea teorica farebbe pensare ad una esplosione di consumi alimentari. Credo di non essere smentito, ma qualsiasi agente pubblicitario sognerebbe di avere una così larga tribuna mediatica per pubblicizzare il proprio prodotto. Non parliamo di spot, ma di interi programmi televisivi, che vanno dai pochi minuti di Gusto o Eat Parade fino all’ora piena della Prova del Cuoco o di Chef per un giorno.
E proprio sul fronte della cultura gastronomica negli ultimi anni si è registrato uno straordinario aumento di interesse degli italiani.
Da una parte si è assistito in pochi anni ad una proliferazione della normativa di riferimento (898 tra leggi, regolamenti e direttive a livello comunitario nazionale e regionale dedicate alla materia alimentare), dei consorzi di tutela (269 consorzi per la tutela e la valorizzazione del vino, 358 associazioni impegnate nell’universo della gastronomia), dei centri di ricerca (70 istituti ed enti impegnati nella ricerca scientifica), delle opportunità formative (ben 442 le scuole di gastronomia pubbliche e private che propongono corsi di diversa durata) e del turismo (139 strade del vino e dei sapori, 123 musei dedicati al vino e alla cucina, 2.684 sagre a carattere gastronomico, 160 premi gastronomici.). (La Stampa)
Ed invece… ed invece in trent’anni, dal 1975 ad oggi, il consumo alimentare delle famiglie italiane si è più che dimezzato, passando dal 34,4% di tutte le spese al 18,9% (Istat), e addirittura sotto il 15% se non si considerano le bevande alcoliche (Eurostat2006).
Se pensiamo che in questi tre decenni sono aumentati i ristoranti di fascia alta, ed anche quelli medio-alti hanno avuto la necessità di adeguare i prezzi ai maggiori costi, si deduce che la gente mangia molto molto meno. Dove sono finiti, allora, i soldi per il cibo?
Sento già il coro dei Crociati levarsi: sono le tasse che ci perseguitano.
Io, da buon Bastian contrario, voglio uscire dal coro e dalla demagogia, portando cifre.
Solo in una piccola città come Trento, neanche centomila abitanti, martedì scorso la polizia ha arrestato 56 persone, segnalati mille consumatori, sequestrati 17 chili di droga per un valore di 10 milioni di euro e chiusi quattro locali pubblici, fra cui un noto ristorante del capoluogo.
Dieci milioni di euro (per una sola retata) equivalgono a 200 mila ottimi pasti al ristorante, o al discreto reddito annuo di 25 ristoranti a gestione familiare. In altri termini, solo a Trento il consumo di droga ammazza 25 locali all’anno. E senza parlare degli ulteriori costi sociali per la sicurezza collettiva, per la prevenzione e la repressione dei reati collegati alla droga, dei costi per le cure di recupero dei tossicodipendenti, e tutto il resto.
Non considero, poi, le spese per beni voluttuari ed assolutamente artificiosi di cui ci siamo ubriacati.
Spero di essere smentito, ma questa tendenza andrà sempre più consolidandosi. Più cibo virtuale e più consumi reali inutili. Peccato, veramente un peccato.























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E si levano pure alti lai per un aumento di qualche euro l’anno per la pasta. Bel post.
Grazie Mara.