Nov 26 2007

Le migliori de Lo Mejor

Published by Maurice at 00:05 under Cucina

E’ finito al Kursaal di San Sebastian il IX congresso "Lo Mejor de la gastronomia", il concistoro dei cuochi che ogni anno indicano le linee di tendenza della cucina mondiale.
Ne hanno parlato tutti i migliori food-blogger che hanno potuto permettersi di girare tra stelle Michelin di varia grandezza, che del food hanno fatto una ragione di vita professionale o quasi. Il sottoscritto non è fra questi, e quindi non posso spendere una parola né offrire un videoclip su quanto è successo in questi giorni.

Alcune notiziole a margine hanno però colpito la mia attenzione, più che i fichi saltati in olio di oliva, pasta di olive nere e non-zabaione di pinoli, o il truciolo di pancetta iberica virtuale con capsula d’olio d’oliva e consommé di pomodoro.

La prima è che quest’anno la Guida Michelin ha dato a Tokyo - con i suoi 160 mila ristoranti - ben 191 stelle, il doppio di Parigi.
Significa che la Ville Lumière sta sprofondando sotto la polvere della sua grandeur? O che i nipponici sono la nuova cultura culinaria mondiale?
Personalmente il paese del Sol Levante non ha mai attirato la mia simpatia in nessun campo, con la sola eccezione della sua filmografia. Sapere ora che quei ragazzi - muniti di macchinette digitali e block-notes dove appuntare quanti minuti devono cuocere gli spaghetti n. 8 della Barilla o quanti secondi di microonde bisogna dare per far sciogliere il cioccolato fondente - siano entrati a far parte dei migliori del mondo, mi lascia perlomeno interdetto.
Lo stesso che hanno fatto i cugini coreani, scopiazzando la tecnologia altrui. Ma non sono mai entrati fra i migliori produttori di auto o di computer.

La Mejor 2007 probabilmente è stata l’ultima per il papa della cucina mondiale.
Ferran Adrià è stato laureato honoris causa in chimica dall’Università di Barcellona per la ricerca e l’applicazione della scienza in cucina, a cui si dedica con il fratello e tutto il suo team per sei mesi all’anno nel suo laboratorio, El Taller di Barcellona.
Per Adrià - così ha detto lui - è stata la più grande soddisfazione della sua vita, non avendo egli neppure mai iniziato uno straccio di scuola di cucina, dopo asserci entrato dalla porta dei lavapiatti.
Chissà cosa ne hanno pensato i cardinali bianchi che, al termine di questa sessione catalana, gli hanno assegnato il premio alla carriera Galardòn, dopo i mitici Noël Robuchon e Alain Ducasse. Un riconoscimento ai grandissimi meriti dello chef de ElBulli, o un benservito per la fine di un ciclo?

Che sia la fine l’ha ammesso lo stesso Adrià: ancora un anno e me ne vado.
Perchè, dove, a far che?
Sembra che sia stanco di questa vita di stress, e questo lo posso capire. A soli 45 anni vuole andare in pensione (?), vuole curare la sua famiglia e - aggiungo io - amministrare i suoi milioni di euro.
E’ molto attratto dal Giappone, guarda caso. Forse sarà da lì che arriveranno le prossime novità mirabolanti del genio catalano.
Più interessante il suo impegno alla Fondazione Alicia, recentemente aperta per studiare i temi dell’alimentazione e del futuro del cibo. Forse, un figlio del popolo - come ama definirsi lui stesso - potrà darci una risposta per risolvere i problemi del cibo a chi cibo non ce l’ha.

4 commenti a “Le migliori de Lo Mejor”

  1. maruzzellail 26 Nov 2007 alle ore 09:36

    Il Giappone ha una cultura gastronomica di altissimo livello. Ti rendi conto di cosa significa significa fare una cucina saporita senza usare i grassi? Che questo è il Giappone, altro che sushi!

  2. La Meringail 26 Nov 2007 alle ore 16:32

    Quando ho sentito l’incredibile notizia ho pensato a te…
    Ho pensato che avresti pensato che magari ci potevano mettere una stella anche per te e che tutto loro se devono prendere! ;-)

  3. Mauriceil 26 Nov 2007 alle ore 23:14

    Eh no, Meringa. Io ho i piedi per terra, loro - i Mejores - sono su Marte.

  4. lapiccolacuocail 27 Nov 2007 alle ore 19:39

    A Tokyo si mangia daddio.In genere in Giappone si mangia bene e basta. Ci sono ottimi ristorantini, ottime catene, si mangia leggero e bene. E tutti gli chef giappo con cui ho lavorato sono bravissimi e tecnicamente una spanna piu’ avanti degli altri.
    E ci sono mille affinita’ di gusti tra un giapponese e un italiano che tra un italiano e un americano.

Comments RSS

Lascia una replica


Comments links could be nofollow free.