Dic 11 2007
Tomato? No, pomodoro
Qualcuno sicuramente riderà, ma ho sempre creduto che il pomodoro fosse una verdura. Ed invece no, è un frutto che produce delle bacche, in genere rosse, che mangiamo crude in insalata, cotte a salsa, o assieme ad altri ingredienti – per esempio – in umido.
Oltre ai classici pomodori (ma anche pomidoro o pomidori) rossi, esistono anche le varietà verdi (che nascono crudi e vengono fritti in seguito), bianche (white queen, white tomesol), gialle (douce de Picardie, wendy, lemon), rosa (thai pink), arancioni (moonglow) e persino violacee (nero di Crimea, purple perfect), tutte commestibili. Non sono assolutamente da mangiare, invece, le parti verdi.
Non le ho mai viste, ma assicurano che in alcune cultivar la buccia è leggermente pelosa, simile alla pelle di una pesca.
Esistono pomodori lunghi (San Marzano), rotondi e molto grossi (Cuore di bue), a forma di ciliegia, riuniti in grappoli (Pachino), e persino cavi all’interno (tomate à farcir).
Come tutti sanno né Carlo Magno né Cesare hanno mangiato la salsa al pomodoro perché la pianta è nativa della zona del Centro-Sud America e della parte meridionale del Nord America, zona compresa oggi tra i paesi del Messico e Perù.
Mentre gli americani con il pomodoro sono riusciti a fare solo la zuppa Campbell ed il ketchup, il genio italico ne ha fatto l’ingrediente principe della cucina italiana, e di quella mediterranea in particolare.
Nonostante sia oggi il prodotto tipico del Sud, la culla della produzione industriale del pomodoro sarebbe Parma
nelle cui campagne dopo la metà dell’Ottocento i contadini producevano pani di polpa essiccata, tra nugoli di mosche, al sole, e non per nulla chiamati “pani neri”.
Avrebbe imposto la svolta il professor Rognoni, docente all’Istituto tecnico cittadino, che avrebbe sperimentato la coltura, nei propri poderi, dal 1865, e sarebbe stato protagonista della diffusione, prima del 1895, dei primi processi razionali, presto adottati da numerosi laboratori artigianali.
Nel 1875 il torinese Cirio ha creato, intanto, a Napoli, la prima industria conserviera meridionale.
I laboratori che dichiarano la propria attività, a Parma, alla Camera di Commercio, sono 4 nel 1893, 5 nel 1894, 11 nel 1896.
L’industria parmense acquisisce un autentico primato europeo dopo l’importazione dalla Francia, nel 1905, delle apparecchiature per la condensazione del “concentrato” sottovuoto.
Le imprese parmensi sono, l’anno medesimo, 16, tutte dotate di apparecchiature moderne, quando da Parma l’industria iniza a dilatarsi alla finitima Piacenza. Insieme le due province conseguiranno l’indiscusso primato mondiale del “concentrato”, mentre la grande industria di Cirio nel Mezzogiorno si specializzerà piuttosto nei “pelati”, ottenuti dal tipico pomodoro campano, il San Marzano.
(Wikipedia)
Che il pomodoro, oltre che buono, facesse anche bene era un dato indiscusso.
Arriva ora la conferma scientifica da una ricerca fatta dall’Università di Oulo, in Finlandia, dove 21 fra uomini e donne di età compresa fra i 20 e i 49 anni, hanno fatto da cavia all’esperimento.
I soggetti per tre settimane hanno accettato di seguire un regime alimentare senza pomodori, per poi iniziare ad integrare i pasti (colazione, pranzo e pausa tè) con
I risultati, scaturiti da regolari esami del sangue, sono stati assolutamente sorprendenti: il livello totale di colesterolo è sceso, infatti, quasi del 6%, mentre LDL addirittura del 13%.
Conclusione: volete mantenere il colesterolo “cattivo” sotto controllo? Un pomodoro al giorno, leva il medico di torno.
C’è solo da scegliere tra la classica pastasciutta, il gazpacho o un Bloody Mary.



















































