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Dic 15 2007

W l’Italia

Published by Maurice under Ristorante

Approfitto del fine settimana - in cui tradizionalmente i bloggers vanno in vacanza - per segnalare due interessanti post di due grandi intenditori di cucina.

Stefano Bonilli, nel suo Papero Giallo, scrive che

Dieci anni fa Air France era mal ridotta e sull’orlo del fallimento come Alitalia, oggi la compagnia francese è la prima al mondo per fatturato.
Forse osservando questi macro fenomeni meglio si comprende la marginalità dei nostri cuochi e della nostra cucina, la decadenza del sistema turistico, il silenzio sulle incomprensibili vicende politiche italiane da parte di tutti i media del mondo.

Da parte sua Paolo Marchi, nel suo Marchi di Gola, riporta che

Aimo, pessimista sull’Italia e sul futuro della sua cucina, avrebbe poi ricordato di quando in Francia Paul Bocuse venne insignito della Legione d’Onore: “In tivù il commentatore invitò gli ascoltatori a mettersi sull’attenti e a intonare la Marsigliese per il più grande cuoco di Francia: emozionante. Noi invece andiamo in tivù e…”. Poi si è fermato e ha alzato gli occchi al cielo. Concludo io per lui: “Ci prendono per i fondelli, vedi l’ultimo Porta a Porta“. Chiosa di Mattia Vezzola: “Ma in Francia ci sono i francesi”. Purtroppo è così.

Siamo pessimisti? Siamo esterofili?

Diciamocelo francamente, come direbbe Fiorello: non c’è di che star allegri da un po’ di anni a questa parte sull’Italia in generale e sulla nostra cucina in particolare.
Qualche anno fa ho pensato seriamente di mettere insieme i miei quattro stracci ed andarmene via, anche non molto lontano, ma comunque via dal nostro bel paese, ridotto a come è stato ridotto. Non è che quella voglia sia passata completamente: i lettori più attenti sanno che non molti giorni fa tornavo su questo proposito/sogno/
chimera. Bravi Alex e Piccola Cuoca che hanno salpato verso altri lidi.

E bravo il mio figliolo che ha scelto Parigi per la sua vita professionale.

La Francia ha i francesi. Avranno tutti i difetti di questo mondo, ma su alcune cose i francesi non transigono: i principi della Rivoluzione del 1789 e quello che noi indichiamo spregiativamente come grandeur.
Un francese può essere politicamente di destra, di centro o di sinistra, ma non toccategli il principio di solidarietà o i formaggi. Da noi vogliano smantellare anche i principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale, che dura da ben 60 anni nonostante tutti i cicloni passati sulla nostra politica.
E’ questa la grande differenza.
In Italia appena qualcuno o qualcosa emerge per meriti intrinseci, giù tutti a dargli contro. Perché? Forse perché siamo tutti delle invidiose prime donne, masochisti, piagnoni, siamo un unico grande partito trasversale di uomini contro (bello il commento di oggi di Pierluigi Battista sul Corriere sull’argomento).

Negli ultimi giorni sto ricevendo dei sinceri e lusinghieri (forse troppo) complimenti sulla mia cucina e su alcuni piatti in particolare. Ma perché devo tacere sugli autori delle mie ricette? Sono di Vissani o di una cuoca di un secolo fa, ovviamente con il mio tocco. Ed allora?
Sono pochissime le invenzioni originali: nella maggior parte dei casi sono figlie delle ricerche precedenti. Ed allora onore al merito, visto che non sono né mi considero un genio.
E cosa cambia se dico che la pasta e fagioli è quella che mi ha insegnato la nonna, o se i tagliolini al vino rosso li ho scoperti sul libro del nr. Uno dei cuochi italiani? Nel primo caso sono bravo perché mi rifaccio alla tradizione, nel secondo sono un copione.
Ma se una pasta e fagioli così non l’hanno mai mangiata, vuol dire che ho superato anche la ricetta della nonna, perfezionandola, rendendola unica, fino ad oggi. Domani qualcuno mi supererà, e speriamo che sia un italiano.

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