Dic 17 2007
Il bue e l’asinello
Anche quest’anno ci siamo messi la coscienza in pace: un sms a Telethon e con due euro abbiamo sistemato la nostra anima per un anno. Se domani san Pietro ci chiamerà, una fettina di Paradiso ce la siamo conquistata.
Noi italiani abbiamo un cuore grande: quando qualcuno ci chiama in aiuto, quando scatta un’emergenza, quando c’è da soccorrere un terremotato, un alluvionato, ma sì, anche un bambino dell’Africa, ecco che la generosità solidale di tutto il popolo italiano lievita come una torta in forno e voilà, fioccano gli euri a salvare chichessia.
Con una eccezione, anche a Natale, soprattutto per le feste di Natale.
Nella festa universalmente dedicata all’amore e alla famiglia, c’è un’eccezione. Non mi riferisco ai kamikaze che certamente si faranno saltare in aria in Iraq o in Afganistan anche il 25 dicembre, ma proprio ai fatti di casa nostra.
E’ sacrosanto passare il Natale con i tuoi, lo dice anche il proverbio, dove tuoi comprende (in ordine di apparizione):
il tuo parroco, per la messa di mezzanotte
i tuoi figli, per scartare i regali appena svegli
tua moglie o tuo marito, con cui dormire nella notte Santa, e niente di più
i tuoi amici, con cui ti farai l’aperitivo prima di andare da
i tuoi suoceri, per il pranzo di mezzogiorno
i tuoi animali, a cui dispenserai una carezza in più
i tuoi colleghi, a cui manderai un sms di auguri, più economico dei vecchi e desueti biglietti dipinti a mano (che arrivano gratis a casa da otto anni, ma che in coscienza ti obbligano a riempire l’allegato conto corrente).
Chi manca dall’elenco?
Pensateci bene.
Manca tutta la filiera dell’alimentazione. E’ già da qualche tempo che ci provano, ed ogni anno vedo che la schiera dei savonarola si infittisce.
Non comperate più il capitone per il cenone della vigilia, meglio la scatoletta di tonno, meglio ancora se non di marca, quella del discount.
Basta con i tortellini in brodo di cappone. Scegliete le stelline, fatele cuocere per 20-25 minuti, e diventeranno grandi come i cappelletti; per il brodo c’è sempre il dado.
Niente champagne, privilegiamo lo spumante italiano. Se poi, saggiamente, vogliamo risparmiare anche su questo ci sono ancora in commercio le bustine della Gazzoni per un’ottima spuma fatta in casa.
Guai a chi andrà al ristorante - peste lo colga! - di rigore il cenone fatto in casa: in fin dei conti, cosa ci vuole a registrarsi qualche ricetta di Antonella Clerici e rifarla in proprio? Ed il gioco è fatto.
E con tutto quello che risparmieremo potremo regalarci quell’aggeggino elettronico che ci permetterà di vedere (?) tutte le partite in diretta pomeridiana in uno schermo da 1,5 pollici con la palla da 2 pixel, con annesso abbonamento al satellite.
Volete mettere? A pari prezzo del Cenone in ristorante mi faccio una bella cena a casa, magari in tuta (proprio quella che ho usato tre anni fa per imbiancare la camera dei ragazzi) e canotta, fumandomi tranquillamente una sigaretta tra un piatto e l’altro, con i resti ho già il pranzo pronto per il primo dell’anno, ed in più mi diletto con il tascabile elettronico d’ultimo grido per tutto il 2008.
Questa sì che è difesa intelligente dei consumatori. Basta con gli sprechi. Ed ai commercianti dell’alimentazione ed ai ristoratori di casa nostra cosa regaliamo? Ah sì, tanti auguri anche a loro.




















































