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Dic 19 2007

Finisce la trilogia

Published by Maurice under Ristorante

Non c’è due senza tre, e quindi con oggi finisco questa trilogia del pianto. (Ma non è colpa mia se ci torno su, non è il momento particolare - come per le morti sul lavoro: ogni giorno ce ne sono, ma le tv se ne interessano solo quando scoppia il caso grosso - è che ne abbiamo pieni gli zebedei, non solo io, ma tutti, da Aimo all’ultimo pizzaiolo, e da molto, troppo tempo).

La fonte della notizia non è un pirla qualsiasi, ma Renato Manneheimer in persona e dalla sua azienda di rilevazioni, l’Ispo: per 7 commercianti su 10 la situazione attuale (negativa) rimarrà così o peggiorerà.

Se è vero, come è vero, che l’economia di un paese si basa moltissimo su fattori psicologici - l’abbiamo già detto in tempi passati - è anche vero che in questo caso non si tratta solo di speranze o timori, ma di rilevazioni con persone che maneggiano denaro (quasi) tutti i giorni ed i conti in tasca se li fanno tutte le sere.
Una cosa è, cioè, intervistare l’operaio della Fiat o l’impiegato delle Poste, il dipendente comunale o l’insegnante delle medie, che esprimono un’aspettativa positiva o negativa sull’andamento dell’economia, un’altra è sentire gli industriali, gli artigiani o i commercianti su come prevedono andrà la propria azienda nei prossimi mesi.

Sette su dieci, il 70 percento, se la vede brutta dunque. Il che vuol dire che, se le cose non prendono una rapida sterzata, sette dei dieci negozi che vediamo dalla nostra finestra nel giro di poco tempo chiuderanno. Io che mi affaccio sulla piazza principale del paese potrei vedere le serrande abbassate definitivamente del negozio di tessuti, di quello di intimo, degli alimentari, il giornalaio-tabacchino, la boutique, un wine bar ed un caffè, il fiorista e l’emporio di abbigliamento. Sicuramente non chiuderà la banca.

Qui non si tratta di mancanza di ottimismo, come dice Mannheimer, né di catastrofismo. E mi dispiace per il capo del governo Prodi che, giustamente, da Fazio domenica scorsa invocava una dose di positività: "Con la depressione non si fa niente", diceva il professore. Ma per uscire dalla depressione economica o psicologica non basta essere ottimisti, bisogna vedere almeno uno spiraglio di luce: nel buio pesto è dura sorridere.

Dalle mie parti dicevano: chi vive sperando, muore c… Se siamo ancora qui a spadellare e preparare i tavoli è perché abbiamo ancora la speranza, ma l’idraulico non dà segno di vita e la fogna è arrivata sopra la cintola. Non possiamo aspettare di morire affogati nella nostra m.

Spero di non dover scrivere l’epilogo a questa trilogia: sarebbe il mio ultimo post come cuoco.

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