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Dic 22 2007

In & out

Published by Maurice under Alimenti

Tutti ricordano la rucola di qualche anno fa: era come il prezzemolo, o quasi, da mettere sull’antipasto all’italiana, sulla bresaola, sulla carne salada, sulla tagliata, sulla minestra di verdure. Mancava solo il tiramisù con la rucola.
Più o meno nella stessa epoca furoreggiavano i cestini di parmigiano e di frolla.
C’è ancora qualcuno che usa questi rottami gastronomici? Sicuramente sì, come la spruzzata di prezzemolo sul bordo del piatto, dove il cameriere appoggerà immancabilmente il ditone.

Anche in cucina le mode passano. Molto spesso si tratta di mode legate a qualche interesse non tanto occulto di qualche multinazionale.
Quand’ero bambino, ad esempio, la banana era un frutto di lusso che non potevamo permetterci. Arrivavano dalle nostre ex colonie, Somalia ed Eritrea, ed erano banane ruspanti.
Poi è arrivato il bollino blu, ed anche la banana si è industrializzata, nel formato ed anche nel prezzo, rendendosi democratica, accessibile a tutti i portafogli. Oggi, anzi, la banana perfetta costa di meno di certa frutta di produzione nazionale. Quindi: la banana fa bene per colazione, a metà mattina per bloccare i primi morsi della fame, a merenda, ma anche composta nei più fantasiosi dessert.

E’ di oggi il primo campanello d’allarme sull’abuso della cioccolata. Tutti i dietologi hanno sempre saputo che la cioccolata facilita l’insorgenza dei calcoli renali, in particolare quelli di ossalato di calcio, ma nessuno ha mai osato dirlo. Troppo forti gli interessi in questo settore, interessi che oggi devono essere in calo, visto che qualcuno comincia a sollevare qualche dubbio sul suo consumo.

Mi stavo chiedendo stamani, osservando una famiglia che saccheggiava il buffet delle verdure a piene mani prima dell’uscita dei primi, a quando la nuova ricerca del Pink Pallin’o Institute of Research of  Watt Lapesk sulle verdure?
Accetto scommesse.
Tutti sappiamo che oggi una coppa di verdure miste fresche costa come una buona bistecca di manzo, ma l’abitudine degli ultimi anni - di rovesciare il ruolo della verdura da contorno del secondo a primo piatto o addirittura a piatto unico - continua imperterrita, alla faccia dell’economia familiare.
Io sono sicuro che, appena qualche multinazionale avrà qualcosa di alternativo da proporre, uscirà puntuale la solita ricerca "scientifica" per dirci che la verdura va mangiata con parsimonia, diciamo un paio di volte la settimana.

Perché, contrariamente a quanto detto finora, la verdura irrita il colon, facilita l’insorgere del tumore all’intestino e al retto, provoca gonfiore allo stomaco e pesantezza post-prandiale. Senza parlare dell’alto rischio collegato all’assorbimento da parte degli ortaggi di tutti i veleni presenti nell’aria e nel terreno, a cominciare dalle radiazioni atomiche fino alle diossine delle discariche abusive.

Ed allora stop alle verdure prima di pranzo, sostituite dal sano antipasto italiano di un tempo a base di salame, mortadella, prosciutto e - tocco per la moda - bresaole miste. Si tratta solo di aspettare.

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