Gen 15 2008
Qualità o snobismo?
Ritorno sull’articolo di Kataweb di giovedì scorso perché è troppo pieno di stimoli.
«Paradossalmente - spiega Nicola Sinisi, direttore della comunicazione del Conad - questa corsa verso il prodotto di qualità è anche conseguenza della crisi economica. Fino a venti o anche dieci anni fa la classe media risparmiava per poter comprare casa. Ora non ci riesce più e allora tanto vale comprare la pasta di Gragnano invece di quella più a buon mercato. In salumeria cerchi anche il culatello».
Nello stesso giorno sono stati a pranzo da me quattro bamboccioni in perfette tenute da sci, ma visto che nevicava hanno preferito starsene al caldo piuttosto che volteggiare con le tavole. Meglio per noi. Ora d’arrivo: 12.20, cioè nel bel mezzo del primo turno di servizio degli impiegati ed altri aficionados.
A mezzogiorno, per il bene loro e nostro, ai clienti abituali proponiamo la scelta nel menu di lavoro: pranzo leggero a costo ridotto, con piatti pronti e veloci che vengono cambiati tutti i giorni. Nessuno si sogna di chiedere la carte, per motivi di costo e di tempo, anche se a volte succede che viene il tavolo importante che approfitta del pranzo per trattare affari.
Bene, cosa ordinano i quattro eroi? Disdegnata come fosse una pratica plebea la colazione di lavoro (ed infatti loro non lavoravano né in quel momento, né forse quando sono tornati a casa), hanno chiesto la carte, ordinando antipasti ed altri piatti come da menu. Meglio per noi.
Ma è stata una scelta di qualità o solo snobismo?
Come diceva Sinisi, mai come oggi si è venduto il culatello, la pasta di Gragnano, il lardo di Colonnata, il maialino di cinta senese, i capperi di Lipari ed il Sassicaia. Ma quanti sono attratti dal nome (e dal prezzo) che hanno sentito ripetere in tv? Quanti sanno veramente apprezzare la differenza fra un prodotto griffato ed uno no?
Per una legge provinciale anch’io devo mettere nel mio menu la provenienza trentina dei miei alimenti, ma quanti dei miei clienti sanno la differenza tra la polenta di Storo e la polenta Valsugana? Ci spero, ma non ci metto la mano sul fuoco.
Per questo rimango molto scettico - per usare un eufemismo - quando mi arrivano in cucina certe comande. E la prova del nove, la cartina tornasole immancabilmente conferma i miei sospetti: (quasi) mai la scelta è organica, fatta sulla base di una degustazione curiosa, ma (quasi) sempre per dimostrare qualcosa.
I bamboccioni devono dimostrare la loro "potenza" mangiando tanto, le bamboccione si ritirano dentro il cliché della linea (anche se portano il 50 di jeans), bagnando il tutto con la bottiglia più costosa. A volte ho addirittura il sospetto che sappiano distinguere meglio una striscia pura da una tagliata male, piuttosto che un Rosso Faye da un Syrah.
















































