Gen 17 2008
Ho un problema
Ieri sera avevo a cena un collega con la sua signora e, come si conviene, il dopocena è dedicato allo scambio di opinioni e di esperienze. Tra l’altro sono stato contento di sapere che non sono l’unico ad odiare gli affettati, il famoso antipasto all’italiana, per un motivo molto semplice: un cuoco non dimostra alcuna valenza nel tagliare salame, prosciutto, speck e simili.
D’accordo che la bravura sta nello scegliere la qualità e la varietà dei salumi, nel loro accostamento con alimenti di complemento (mieli, mostarde, verdure, sottaceti e stuzzichini vari), ma il piatto in se stesso non dà molte gratificazioni.
Il cuoco è un trasformatore. Prende un alimento crudo, lo pulisce, lo taglia se necessario in una certa forma, lo cuoce in una certa maniera, aggiunge altri ingredienti per esaltarne il gusto, lo accompagna in genere ad altri alimenti, e lo pone in maniera armonica nel piatto. Un "semplice" carpaccio dà ben altre soddisfazioni rispetto ad un piatto di salame.
Il cuoco è comunque un trasformatore.
Ultimamente mi sono cimentato con la trasformazione della grappa. Partendo da un distillato di pura vinaccia, la grappa appunto, ho aggiunto una serie di erbe ed aromi suggeritimi da un’antica ricetta, ho lasciato riposare per un bel mese e mezzo, ho aggiunto lo zucchero finale, ho filtrato il tutto e, voilà, ho ottenuto un fantastico amaro da fine pasto, digestivo, assolutamente naturale, senza conservanti, senza coloranti.
Dopo aver cenato con una bottiglia di Amarone, mia figlia ed io abbiamo fatto la prova degustazione: nessun dubbio, è un ottimo digestivo da bere con parsimonia, vista la gradazione alcolica, e mai da chi deve guidare.
E’ talmente buono che ha sollevato un problema.
Perché non procedere ad una produzione più larga? Se a noi è piaciuto senza riserve, perché non lo imbottigliamo e lo vendiamo fuori del ristorante? Ho già pensato ad un abbozzo di rete di vendita (chi meglio dei nostri amici che già vendono?) e la prima rsposta è stata positiva.
Il problema è l’etichettatura. Inventato il nome (che devo registrare subito) e studiata l’etichetta, cosa bisogna scriverci per legge?
Rispolverati i miei libri e le mie dispense, fatte ricerche su Internet, non sono riuscito a trovare lumi al mio quesito. Ed allora ai miei lettori fornire la risposta alla domanda:
cosa bisogna scrivere obbligatoriamente sull’etichetta?
















































