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Gen 21 2008

Non rinnego l’Idrolitina

Published by Maurice under Politica, Temps perdu

Al sabato ed alla domenica mi piace fare toilette ascoltando Vaime & soci. E’ un programma di disimpegno, di satira radiofonica, che mette o dovrebbe mettere il buonumore per vivere il fine settimana in maniera allegra o perlomeno leggera.
Questa domenica non mi è piaciuto.
Nella sua introduzione Vaime parlava del ‘68: lui non c’era per motivi anagrafici, così ha detto.
Ho già scritto, in parte, di com’è stato il mio ‘68 ( leggendo i vostri commenti mi sembrava di essere di un altro secolo: vi ricordate quando con i Garibaldini abbiamo assediato Bronte? o quando siamo entrati a Porta Pia?). Ed ho già profetizzato che assisteremo a dibattiti su questo periodo. Ora profetizzo su quanti nasconderanno la mano, su quanti si tireranno fuori, su quanti abiureranno quegli anni.

Se c’è una cosa che mi rattrista, per usare un eufemismo, è la gente che rinnega se stessa, il proprio passato, le proprie scelte.
C’è stato Moggi e calciopoli, ma un juventino (vero) rimane juventino. Si potrà condannare la tresca, si potrà criticare certi comportamenti, ma la fede (calcistica) rimane, o dovrebbe rimanere se uno ci ha creduto.
Al limite uno può tirarsi fuori dalla fede religiosa: il battesimo ce lo siamo trovati appiccicato addosso dai genitori, e con la maturità si potrebbero fare altre scelte.
Certo che si può cambiare opinione, anzi - diceva il cinese - il saggio cambia spesso opinione. Perché le cose si possono vedere, con il tempo ed in base ad altri dati, in maniera diversa, e sarebbe sciocco permanere su certi giudizi, anche quando è lampante che le cose sono diverse.

Da qui, però,  a rinnegare il proprio passato la differenza è molta.
Ammesso e non concesso che la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta siano stati tutto un errore, perché rinnegarli? Il secolo scorso è stato caratterizzato anche dalla dittatura fascista, ma non per questo abbiamo cancellato dal calendario e dalla storia del nostro Paese il ventennio.
Ma è comprensibile che molti si affanneranno a bruciare tutto il movimento sessantottino: in una fase, come l’attuale, di profondo revisionismo in tutti i campi - dai campi di sterminio nazisti all’evoluzionismo naturale, fino allo sdoganamento dei più biechi ideali razzisti - è naturale che molti si cimenteranno alla demolizione di quel movimento, affermando che in definitiva la mia generazione non ha concluso niente, ed anzi si è resa colpevole degli anni di piombo.
Personalmente contesto queste false teorie. Rimanendo in campo politico, il casino che stiamo vivendo di questi tempi non è riconducibile ai sessantottini, ma ai signori che ci hanno preceduto e seguito, gli over 65 e gli under 50. I protagonisti di quel periodo, da una parte e dall’altra, sono quelli che stanno tentando di porre un po’ di ordine nel marasma imperante, i vari Veltroni, Fini, Casini.

Io non c’ero, e se c’ero dormivo. Questo atteggiamento dimostra oltretutto l’insicurezza intellettuale di lor signori. Io c’ero, ho fatto quello che allora in coscienza ritenevo più opportuno. Era sbagliato? Allora no, oggi al limite possiamo discuterne. Ma con il senno di poi tutti sono profeti, qualcuno anche codardo.

Per chi vuole approfondire in maniera seria l’argomento, segnalo una buona pagina qui.

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