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Gen 23 2008

Coerenza politica

Published by Maurice under Politica, Temps perdu

Premessa n.1 - Mi scuso se ultimamente parlo poco di cucina, ma anche in cucina - quando si lascia la finestra aperta - arrivano dei refoli di fogna che è impossibile ignorare tappandosi il naso.
Premessa n.2 - L’episodio di questo post non ha nulla a che fare con personaggi e fatti di questi giorni, ed è assolutamente vero.

Nei lontanissimi favolosi anni Settanta ero iscritto all’Ordine dei Giornalisti ed in virtù dell’appartenenza a questa casta potevo firmare qualsiasi testata come direttore responsabile.
Succede, quindi, che un giorno mi chiamano degli amici di S.Donà di Piave: avevano l’idea di fare un giornalino di partito (la DC) e mi chiedono la firma come direttore. Per gli amici questo ed altro, anche a titolo gratuito. Morta lì.

Qualche tempo dopo mi arriva una letterina dalla Procura della Repubblica di Venezia con cui mi si chiede cortesemente (mica tanto) di presentarmi in Procura per rispondere dei reati, cito a memoria, di diffamazione, diffamazione aggravata, concorso in diffamazione e diffamazione a mezzo stampa, reati che prevedevano una pena di qualche anno nelle patrie galere.

Collaboravo allora con un quotidiano nazionale, e cerco immediatamente tutti i miei articoli più recenti dove potevo aver toccato qualche nervo scoperto, urtato la suscettibilità di qualche potente, ma nelle mie righe non riesco a trovare nulla ricollegabile ai reati contestati.
Tranquillo di fronte a Dio ed alla mia coscienza, mi reco in Tribunale dove mi fanno accomodare davanti alla scrivania di un qualche sostituto. Solite domande di rito per riscaldare l’ambiente e metterti a proprio agio: generalità, iscrizione all’Ordine ed altre amenità, finché arriviamo al punto.

"Lei è accusato di…" e mi ripete tutta la litania di imputazioni. Lo giuro: stavo per mettermi a ridere. Tipica situazione fantozziana. Tra parentesi: ero iscritto a Giurisprudenza, quindi qualcosa di diritto lo capivo. Ma quello che non capivo era cosa avevo commesso.
Finalmente, alla mia richiesta di chiarimento, il magistrato mi spiega le mie colpe.

Il giornale a cui io avevo dato la mia firma come direttore responsabile, nel suo primo numero aveva pubblicato un articolo in cui si affermava che un consigliere comunale di S.Donà (PSDI, il partito di Tanassi, indagato per lo scandalo Lockeed, determinante con il suo unico voto per una maggioranza di qua o di là) aveva affermato in pubblico (in un bar, ho saputo dopo) che avrebbe dato il suo appoggio a qualunque maggioranza, purché gli avessero garantito un posto da 4 milioni di stipendio al mese.
Da qui la denuncia contro di me ed altri criminali correi.

Vengo rinviato a giudizio.
La mattina dell’udienza ci troviamo tutti nel corridoio del Tribunale. Il nostro difensore suggerisce che la migliore linea è patteggiare con il denunciante prima dell’udienza; se non si arrivava ad una conciliazione, ci dice chiaramente che se la vedeva brutta.
Ok da parte di tutti: se le cose stanno così, vai e tratta.
Una mezz’oretta dopo torna soddisfatto ed annuncia che il querelante ha ritirato la denuncia: il processo non si fa più, tutto annullato, le nostre fedine penali rimangono immacolate. Wow! Anche questa è passata.

In compenso ha voluto un risarcimento di… 4 milioni! Questa sì che è coerenza politica.

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