Feb 02 2008
Rodari in cucina
La ricetta che nasce prima nel nome - magari per una parola sentita ripetere dai propri bambini - e poi negli ingredienti. Dice EC. Rivoluzione copernicana o, se preferiamo, rodariana.
Quando lo chef parigino era piccolo, stufo (io o lui?) di Grimm ed Andersen, ho scoperto Gianni Rodari e le sue Novelle da leggere prima di addormentarsi. La genialità della sua produzione sta nel suo punto di partenza: per esempio, dal modo di dire avere la famiglia a carico nasce la splendida storia di quell’uomo che se ne va in giro con moglie e figli sulle spalle.
Portiamo Rodari in cucina e vediamo cosa succede.
Invece di partire da quello che abbiamo dentro l’armadio, vediamo di partire dal titolo.
Prendiamo ad esempio da un luogo comune troppo facile da realizzare: Non ci sono più le stagioni di una volta. Ingredienti per un piatto fatto oggi, ai primi di febbraio: fragole, ciliege, eccetera.
Più difficile se cerchiamo qualcosa di più complesso, di più astratto, del tipo: ride bene chi ride ultimo. Il proverbio indica che prima di cantare vittoria è bene aspettare, non fidarsi della prima apparenza, la realtà anche più sfortunata può cambiare e riservare una piacevole conclusione.
Io giocherei su questa contraddizione, bello-brutto, cattivo-buono, salato-dolce, arrivando fino a popolare-pregiato.
Progettando un dessert è più facile: creare un "involucro" esterno piuttosto grezzo che nasconda all’interno un piccolo capolavoro di bellezza e di gusto; potrebbe essere uno strepitoso dessert al cucchiaio "nascosto" sotto una cupola di biscotti industriali del tipo Oro Saiwa. Oppure, in maniera provocatoria, servire sempre uno splendido dessert dentro un antico boccale da notte, anche se l’idea non è proprio originale.
Per un primo il progetto potrebbe consistere in un risotto con tanto di tartufo bianco, portato in tavola sotto una mezza zucca sporca di terra.
Sono idee buttate lì di primo acchito, pensandoci su un po’ di più potrebbe venir fuori qualcosa di più interessante. E’ il punto di partenza che è comunque valido: datemi un punto e solleverò il mondo, diceva Archimede. Potrebbe essere la sostanza di una singolar tenzone fra grandi chef. Chissà che magari Paolo Marchi non raccolta l’idea.
Qualcuno vuole provare?























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Mi pare che Leeman giochi proprio in questo modo! Ad esempio un bicchiere di plastica decorato con Titti o con Silvestro, contenente uno strepitoso dessert!
Bravissima. Anch’io ho pensato subito a lui quando ho letto l’articolo. Neo futurismo?
A me invece, piace giocare con le ricette a tema, anzi a Titolo “obbligato”, un po’ come le sfide di IronBlog, dove si parte da un titolo e da un pugno di ingredienti per sviluppare una ricetta.
Il bello/brutto o il gioco delle scatole è già fatto con un po’ troppa roba, dalle zuppe nel barattolo di vetro Bormioli (quello con la guarnizione arancione !), al tonno nella sua scatoletta o alle sarde fritte servite nella loro latta bassa e lunga, fino al finto caviale (mela?) servito nelle scatole di Petrossian da un Adrià che forse è il primo tra gli innovatori.
Tra le “ricette obbligate” ti lascio un link di una mia ricetta per un concorso da ridere.
Il tema era Acqua al Forno !