Feb 18 2008
Il popolo bue
Dai cuochi è un fenomeno risaputo: quando un servizio parte con un piatto, state certi che quello sarà il più venduto per tutto il pranzo o la cena. Ora gli scienziati hanno cercato di approfondire il fenomeno che si manifesta sotto tutte le latitudini, nel bene e nel male.
Prima dei professori Simon Reader dell’Università di Utrecht e Jens Krause dell’Università di Leeds, don Aldo, il mio grande maestro di gioventù, usava dire che il popolo è bue, e non lo diceva come pastore d’anime, ma osservando il comportamento della gente.
Della "logica" del branco sappiamo tutti in relazione ai fatti più ignominiosi di cronaca nera. Stesso discorso vale per la politica e l’informazione: basta che un pirla di giornalista prezzolato butti lì, in perfetta malafede, un’affermazione falsa che tutti i notiziari vi si buttano a capofitto - senza un minimo di verifica - e tutti ci credono.
Occorre fare esempi? Penso proprio di no, se volete fateli voi nei commenti.
Nel mio mondo la cosa funziona alla stessa maniera.
In menu ho due piatti - un petto d’anatra ed un bollito - che sono dei grandi piatti da intenditori. Nonostante ciò, o forse proprio a causa di questo, poca gente li ordina ed ogni volta è un evento. Tanto per dire, stasera ho finito i petti d’anatra e quasi tutto il bollito: partito il primo, sono partiti tutti gli altri.
Ma la domanda che mi sorge è: in base a quale motivazione ordina il primo? Se - come dicono i professori citati - uno condiziona duecento persone, in base a quali criteri agisce il leader? Tra gli animali non ci sono sondaggisti od opinionisti, quindi la domanda è ancora più complicata.
Non essendo un etologo né un sociologo, tiro ad indovinare, certo che i miei assidui lettori sapranno contestarmi o completarmi.
Secondo me il "leader" agisce in base a qualche punto di QI in più rispetto agli altri, o ad una maggiore conoscenza od esperienza, o semplicemente perché è un bastian contrario. Per esempio, io mi ritrovo in quest’ultimo tipo: non vado mai a far le vacanze dove quell’anno vanno tutti (molto spesso ho anticipato le tendenze), così come rifiuto le prime cinematografiche, in misura proporzionale al battage pubblicitario che ne fa il produttore (mi onoro di non aver mai visto un film natalizio di Vanzina).
E voi, preferite uniformarvi al pensiero comune o fare gli originali fuori dal branco?





















































Ciao.
Anch’io sono un bastian contrario. Anche al ristorante… se tutti prendono il bollito mi vien piu’ facile scegliere il petto d’anatra o viceversa.
Pero’ credo che sia il bastian contrario sia il pecorone non denotano particolare intelligenza nella scelta: il pecorone fa quello che gli altri fanno solo perche’ lo fanno loro, e non per scelta, il bastiancontrario fa quello che NON fanno gli altri solo perche’ non lo fanno e non per scelta.
Il vero leader, invece, secondo me, e’ quello che sceglie quello che vuole scegliere perche’ lo vuole, fregandosene di che cosa abbiano scelto gli altri. Ho anche piu’ ammirazione per chi se ne frega anche di quel che gli altri faranno in base alla sua scelta. Insomma, mi piacciono quelli che si distinguono dal gruppo perche’ fanno quel che vogliono, e non ne traggono vantaggio.
Mi e’ capitato a volte al ristorante anche di scegliere il piatto in base al vino (e non viceversa, come in genere si fa). Ad esempio, ho voglia di bere un buon rosso corposo che trovo sulla carta dei vini? Be’, allora scelgo un buon arrosto, cosi’ creo l’abbinamento giusto.
Di solito si fa il contrario, nevvero?
uhm…. comunque non credo che siano davvero tanti, i leader di cui parli tu…
Perche’ in genere non si e’ i primi a fare una scelta.
E proprio su questo marcia la macchina della pubblicita’. Si tende ad imitare, evitando il ruolo di leader, e in mancanza di un modello reale da imitare ci si adegua ad imitare un modello stereotipato e palesemente artificiale, come quelli proposti dai media. Insomma, questo discorso forse non si applica esattamente al tuo bollito e al tuo petto d’anatra, ma A tende a fare quello che ha fatto B, e B l’ha fatto perche’ ha imitato C eccetera, fino a Z. La scelta di Z pero’ in genere non e’ autonoma, ma e’ anch’essa copiata. Z l’ha fatto perche’ l’ha visto in TV
Capisco il discorso che fai, però non riesco a riportarlo ad un ristorante. Nel senso. Se io al mio tavolo ordino l’anatra, come fanno quelli di un tavolo lontano a sentirmi e decidere di ordinarla? Discorso diverso se la tavolata è grande e tutti ti ordinano la stessa cosa…Mah, l’unica soluzione che mi viene in mente è che siamo molto più ‘animaleschi’ di come vorremmo essere…E pur di fare ‘gruppo’ cerchiamo di uniformarci in tutto per tutto. Ma io i film di Vanzina non li guardo e non li reggo. Proprio no.
@ Dario: buona l’osservazione sui leader. Sul vino non è sbagliata la scelta, anzi, c’è proprio una tendenza nel senso che indichi tu.
@ Coniglia: Mi sa che è proprio vera l’osservazione che fanno gli studiosi. Su una tavolata è comprensibile, ma su tavoli distanti non c’è spiegazione. Baci.