Feb 21 2008
Il colore del cibo
Nel commentare il post di Maruzzella mi è venuto un pensiero a cui prima non avevo mai prestato attenzione: il cibo è come il colore.
Sappiamo che comunemente il rosso, il giallo ed il verde sono considerati colori primari, da cui discendono tutti gli altri. Per essere esatti, dovremmo dire che il colore è la percezione ottica del riflesso della luce…ecc. ecc., per cui un corpo che non riflette la luce ci dà la percezione del nero, quello che riflette tutta la gamma ci fa percepire il bianco, e così via.
Ma non è l’aspetto fisico che qui mi interessa, quanto l’abbinamento con il cibo.
Appena nato il cucciolo umano o animale percepisce un solo sapore, quello dolce del latte della madre. Con lo svezzamento verrà "educato" anche agli altri sapori, essenzialmente al salato. Man mano che cresce capirà anche l’amaro ed il piccante.
Diciamo che il dolce, il salato e l’amaro rappresentano i colori-sapori primari. Tutto quello che sta in mezzo è ancora un terreno sconosciuto. Mi viene in mente la scena quando lo chef topo Ratatouille inizia il fratello ai sapori: abituato al sapore primario del formaggio, non riesce ad apprezzare la mescolanza di altri e diversi sapori.
Il bimbo, ma anche il ragazzo, è abituato ai sapori primari; se li mescoliamo con altri sapori, il suo atteggiamento sarà di rifiuto.
Ripenso ai miei figli piccoli. Entrambi rifiutavano - per esempio - i formaggi, tutti i tipi di formaggi, e gli alcoolici, vino compreso (anche perché ho proibito loro di berlo prima dell’adolescenza). Col tempo il loro atteggiamento è cambiato: nella terra dei formaggi e dei vini per eccellenza il grande non poteva non finire per apprezzarli, la secondogenita ha scoperto da qualche tempo la complessità dei sapori dei vini, ed ora pian pianino si sta avvicinando ai formaggi, pur avendo sempre amato fin da piccola l’amaro del fegato o dei carciofi.
Il bambino è semplice ed i gusti delicati sono troppo complessi per far breccia nella sua semplicità. Con il crescere imparerà a capire che non esiste solo il giorno e la notte, ma anche tutte le sfumature dell’alba e del tramonto.
Capirà allora che la verdura non è verde, amara e basta, ma che tra un’indivia ed una rucola passa una bella differenza, che la barbabietola è più dolce della carota, fino a distinguere tra un profumo di cannella e quello di una noce moscata.
Ecco allora il ruolo fondamentale dei genitori e degli educatori: iniziare i piccoli alla religione dei sapori, senza costrizioni, con dolcezza e fantasia, come fosse un gioco. Al mio Capo, la prima volta che ho ordinato al ristorante un risotto al nero di seppia, la sola vista del piatto le faceva venire i conati; dopo averla convinta ad assaggiarlo senza essere avvelenata, è diventata un’appassionata del risotto nero.
Lo stesso vale per i bimbi ed i ragazzi. Andiamo oltre il gioco dell’aeroplano, inventiamoci - che ne so - il gioco dei sapori nascosti, premiandolo ogni volta che trova un sapore nuovo che gli piace, oppure catturiamo la sua fantasia con la sorpresa di pasticcini o biscotti salati, ripieni di verdure diverse. Potrebbe funzionare.
Come dice quello del Tg7, siete d’accordo? non siete d’accordo? lasciate il vostro parere nei commenti.

















































