Feb 25 2008
Asterix batte Cesare 1-0
I francofobi si incavoleranno, ma dal loro punto di vista i francesi hanno ragione.
Oggi Sarkò, in visita in fiera (la stessa dove ha dato dello stronzo al signore che si è rifiutato di dargli la mano) ha affermato che chiederà all’Unesco che la cucina francese sia dichiarata patrimonio universale dell’umanità.
Chi odia i galletti sia sul campo di calcio che a tavola diranno che si tratta della solita mania di Grandeur dei cugini d’Oltralpe. La si pensi come si vuole, ma i francesi fanno bene.
La Francia è riuscita a darsi un codice culinario, cosa che noi non abbiamo mai fatto. Una mayonnaise o un pot-au-feu si fanno in una sola maniera, se si fanno diversamente non sono riconosciuti come autentici. Si potrà obiettare che così si costringe la cucina entro degli steccati rigidi, il che non è vero, perché nulla toglie che si possa fare in maniera diversa, solo che non saranno più riconosciuti come Cucina Francese.
Pensiamo ad un piatto nazionale italiano come la Carbonara: c’è un copyright nazionale che riconosca che solo fatta così e così è un’autentica Carbonara? Od ognuno la fa come meglio crede? Ho già detto in tempi passati come un mio ex aiuto aveva massacrato la Carbonara perché così le avevano insegnato a scuola.
In mancanza di regole e paletti non esiste una linea unitaria che possa farsi valere.
Si dirà ancora che così viene castrata la fantasia, l’immaginazione, la creatività dei cuochi. Ma anche questo è un argomento che non regge più, visto che gli chef transalpini stanno battendo nuove strade tanto quanto i nostri.
A loro vantaggio gioca la tecnica. Fondi, salse, tagli, cotture e quant’altro i francesi l’hanno creati loro e non si può prescindere da essi, almeno finché la scienza e la tecnologia non creeranno modi diversi di operare in cucina.
Un filetto di pesce si taglia in una sola maniera, un fondo di cottura si ottiene in diversi modi ma il risultato dev’essere sempre quello, una julienne si prepara in un solo modo.
E’ come l’arte contemporanea che non può prescindere dalle tecniche di base della pittura o della scultura.
L’affermazione di Monsieur le President dimostra, infine, come il potere politico tenga in considerazione la propria cucina nazionale. In Francia i grandi chef sono stati insigniti della Legion d’Onore, da noi forse - e sottolineo forse - qualche cuoco sarà stato nominato Cavaliere, titolo che viene dato anche ai cabarettisti da crociera.
Un Presidente della Repubblica che fa una proposta del genere non solo è da ammirare, ma da lodare ed imitare.
Noi non siamo stati capaci nemmeno di difendere la denominazione del Tocai, e questo la dice lunga sulla considerazione che noi stessi abbiamo dei nostri prodotti. Figuriamoci della cucina!




















































