Feb 25 2008

Asterix batte Cesare 1-0

Published by Maurice at 00:28 under Cucina

I francofobi si incavoleranno, ma dal loro punto di vista i francesi hanno ragione.
Oggi Sarkò, in visita in fiera (la stessa dove ha dato dello stronzo al signore che si è rifiutato di dargli la mano) ha affermato che chiederà all’Unesco che la cucina francese sia dichiarata patrimonio universale dell’umanità.

Chi odia i galletti sia sul campo di calcio che a tavola diranno che si tratta della solita mania di Grandeur dei cugini d’Oltralpe. La si pensi come si vuole, ma i francesi fanno bene.

La Francia è riuscita a darsi un codice culinario, cosa che noi non abbiamo mai fatto. Una mayonnaise o un pot-au-feu si fanno in una sola maniera, se si fanno diversamente non sono riconosciuti come autentici. Si potrà obiettare che così si costringe la cucina entro degli steccati rigidi, il che non è vero, perché nulla toglie che si possa fare in maniera diversa, solo che non saranno più riconosciuti come Cucina Francese.
Pensiamo ad un piatto nazionale italiano come la Carbonara: c’è un copyright nazionale che riconosca che solo fatta così e così è un’autentica Carbonara? Od ognuno la fa come meglio crede? Ho già detto in tempi passati come un mio ex aiuto aveva massacrato la Carbonara perché così le avevano insegnato a scuola.
In mancanza di regole e paletti non esiste una linea unitaria che possa farsi valere.

Si dirà ancora che così viene castrata la fantasia, l’immaginazione, la creatività dei cuochi. Ma anche questo è un argomento che non regge più, visto che gli chef transalpini stanno battendo nuove strade tanto quanto i nostri.

A loro vantaggio gioca la tecnica. Fondi, salse, tagli, cotture e quant’altro i francesi l’hanno creati loro e non si può prescindere da essi, almeno finché la scienza e la tecnologia non creeranno modi diversi di operare in cucina.
Un filetto di pesce si taglia in una sola maniera, un fondo di cottura si ottiene in diversi modi ma il risultato dev’essere sempre quello, una julienne si prepara in un solo modo.
E’ come l’arte contemporanea che non può prescindere dalle tecniche di base della pittura o della scultura.

L’affermazione di Monsieur le President dimostra, infine, come il potere politico tenga in considerazione la propria cucina nazionale. In Francia i grandi chef sono stati insigniti della Legion d’Onore, da noi forse - e sottolineo forse - qualche cuoco sarà stato nominato Cavaliere, titolo che viene dato anche ai cabarettisti da crociera.
Un Presidente della Repubblica che fa una proposta del genere non solo è da ammirare, ma da lodare ed imitare.
Noi non siamo stati capaci nemmeno di difendere la denominazione del Tocai, e questo la dice lunga sulla considerazione che noi stessi abbiamo dei nostri prodotti. Figuriamoci della cucina!

5 commenti a “Asterix batte Cesare 1-0”

  1. MisterQil 25 Feb 2008 alle ore 01:38

    Questi sono gesti di estrema civiltà, altro che grandeur !
    Pensiamo al lunghissimo apprendistato di chi impara a preparare il sushi, ed alla guerra indetta proprio dal Giappone per tutelare questo cibo-simbolo. E pensando sempre al Sol Levante, da appassionato di lame ti dico che ai pochissimi maestri forgiatori di katana e coltelli, viene conferito il titolo di “monumento nazionale vivente”.
    A me basterebbe molto meno… magari girare per qualche food-blog SENZA trovare cose tipo:
    “Cuciniamo il risotto nella magnifica pentola a pressione…”
    Perché gli altri avranno pure inventato la maionese, ma il Risotto si fa in un solo modo.
    Quello giusto.
    :)

    Poi, se vogliamo buttarla sul filosofico, l’anarchia, la libertà e la fantasia, per esistere hanno bisogno di limiti da valicare.
    Il limite stesso, il paletto abbattuto conferiscono un valore aggiunto a quello che si è fatto.
    Privarci di codici e regole svilisce la stessa libertà e rischia di mettere sullo stesso piano il colpo di genio ed il pastrocchio.

  2. darioil 25 Feb 2008 alle ore 08:55

    Mah.. ci avrete pure ragione che i cuochi debbano essere riconosciuti e che la cucina italiana, di gran lunga, secondo me, piu’ interessante di quella francese, debba essere riconosciuta come patrimonio. Se non dell’umanita’, almeno patrimonio degli italiani…. boh… non so cosa voglia dire, ma trovo che sia vero che la pizza che gli Americani chiamano pizza dovrebbe essere chiamata in un altro modo, perche’ non ha niente a che vedere con la pizza…
    Quella giusta.
    :)

    Pero’ secondo me occorre aggiungere una cosa, di cui chiedo anche conferma, visto che e’ solo una mia impressione.
    La gran parte della cucina italiana si basa su piatti popolari. E trovo che sia proprio bello che sia cosi’. Ed e’ anche il “marchio di fabbrica” della cucina italiana, anche se altrove forgiarsi del nome italiano fa molto chic (e fa lievitare i prezzi). Ad esempio nell’isola di Kauai c’e’ un ristorante italiano che si chiama Cafe Portofino, gestito da un simpatico signore italiano che si chiama Giuseppe e che viene da Livorno (chissa’ perche’ sull’oceano pacifico c’e’ un Livornese che chiama il suo locale con il nome di una localita mediterranea ligure!!!). In quel locale servono gli spaghetti ai frutti di mare con il parmigiano sopra (boh!!!).

    Il punto e’, secondo me, che nessuno sa che gli spaghetti ai frutti di mare si mangiano senza il parmigiano sopra, a meno che non sia italiano, nel qual caso non c’e’ bisogno di spiegarglielo, perche’ sta gia’ nella sua cultura che il parmigiano non ci vuole.

    Secondo la differenza tra la cucina italiana e quella francese e’ che quella francese e’ nobile per natura, quella italiana e’ nobile perche’ si e’ fatta da se. E cosi’ la mayonnaise si fa in un solo modo, perche’ chi l’ha inventata ha codificato la ricetta. La casseula lombarda (concedimi l’esempio, io sono lombardo) invece non si sa quale sia la ricetta originale, perche’ non esiste il primo che l’ha fatta. A me piace quella di mia mamma, che l’ha imparata da sua madre, la quale l’ha imparata da sua madre, che l’ha imparata da…
    Anche la Chiesa ha accettato il fatto che la storiella di Adamo ed Eva era solo una storiella, e quindi il capostipite delle mamme che fanno la casseula non esiste. Mi immagino l’amica medioevale che dice all’amica… mah… “perche’ non ci metti un po’ di cotenna al tuo stufato di verze? Vedrai che vien buona” e l’altra amica medioevale che dice “I fagioli danno un po’ di sostanza e assorbono un po’ l’unto, mettici anche quelli!”
    A un chilometro da li’ pero’ c’era anche un’altra mamma che diceva “mmmh… perche’ non ci metti la carota, che la fa diventare un po’ piu’ dolce?” e l’altra che dice “uh… se devi invitare il fidanzato di tua figlia a cena, mettici anche qualche costina, vedrai che si lecchera’ le dita!”.

    Morale, le verze, la cotenna, le costine fanno decisamente parte degli ingredienti della casseula, ma i fagioli e le carote? Boh… non lo so… la mia mamma ce li mette entrambi, e la sua casseula e’ davvero un patrimonio dell’umanita’. Peccato che sara’ destinata a morire nel momento in cui morira’ mia mamma (speriamo che campi cent’anni!).

  3. darioil 25 Feb 2008 alle ore 09:00

    Ah… ho chiesto a Giuseppe perche’, quando vengono serviti gli spaghetti ai frutti di mare arrivi la cameriera con il parmigiano (che se non la fermavo me lo metteva davvero).
    Nel suo italiano mezzo dimenticato mi ha risposto che gli americani lo vogliono cosi’, perche’ spaghetti vuol dire Italia, parmigiano vuol dire Italia, quindi che cosa di piu’ italiano ci sara’ mai degli spaghetti con il parmigiano sopra?

    Io al suo posto mi rifiuterei di mettere il parmigiano sui frutti di mare, anche se il cliente me lo chiedesse esplicitamente.
    Ma io, al suo posto, probabilmente farei molti meno coperti.

  4. Simonail 25 Feb 2008 alle ore 10:11

    ciao,
    come è andata finire? che sono ancora in ufficio a fare il mio lavoro, però……inizierò a preparare cene con la Bottega equosolidale…..non è un ristorante, non è un impegno giornaliero, ma intanto forse potrei capire qualcosa di più, se è quello che veramente vorrei fare! da qualche parte bisogna pur inziare…..
    prima o poi verrò anche al ristorante a trovarti, prima che tu appenda il cappello da chef al chiodo…. a presto e non ci abbandonare sei la mia lettura quotidiana!!!
    simona

  5. Pepeneroil 25 Feb 2008 alle ore 21:31

    Non cambierei un piatto di carbonara con nessuna diavoleria francese!

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