Feb 26 2008

Piccole donne crescono

Published by Maurice at 00:05 under Ristorante

Oggi la mia (ex) piccola dà il suo ultimo esame universitario, ancora poco più di un mese e potrà attaccare in bagno il suo diploma di laurea in modo da poterlo ammirare tutte le mattine.
Un padre, com’è ovvio, pensa al presente ma anche al futuro dei propri figli. Così le ho proposto un business insieme: io cucino, tu sei una (quasi e prossima) dottoressa erborista, abbiamo un pezzo di orto, a me servono erbe aromatiche, tu le coltivi ed io te le compero.
Però, si sa, i giovani hanno una pronunciata forma di sordità all’orecchio destro, e quello che dicono i genitori non riesce a superare la barriera del timpano.

Quando l’ortolano di famiglia, il papà del Capo, era ancora vivo, l’estate era un rincorrere continuo madre natura e la perizia del nonno: indivia, pomodori, pan di zucchero, radicchio, cipolle, zucchine, cavoli cappucci, cavoli verza, biete, rape, prezzemolo, basilico, salvia, sedano, tutti coltivati biologicamente arrivavano in cucina con cadenza giornaliera. Ma anche erbe aromatiche come la menta romana, il rosmarino, il levistico, l’origano provenivano dal nostro orticello familiare.
Venuto a mancare lui, oggi le coltivazioni sono in mano alla mamma del Capo che passerebbe volentieri il testimone.

Tenere un orto come Dio comanda non è né facile né leggero.
Un anno, in quel della Val di Fiemme, lontano dalla cucina e dal ristorante prendemmo in affitto un pezzettino di terra per poche lire. Ad ottobre cominciammo con l’asportare le zolle di prato, a rivoltare la terra pulendola da sassi, radici ed erbe varie, suscitando la curiosità e, credo, anche l’ilarità di chi passava.
Manuale alla mano, passammo l’inverno a progettare il nostro orto, suddividendolo in zone precise: qui l’insalata, là i ravanelli, lì i cetrioli.
Alla sera, nell’estate seguente, era il nostro appuntamento quotidiano: raccogliere le piante ed i frutti, levare le erbacce, annaffiare. Inutile star qui a raccontare la soddisfazione di mangiare del proprio raccolto, ma anche la delusione per non essere riusciti ad avere dei prodotti di serie A. L’esperienza, però, non si impara sui libri.

Ora che la figliola sta per affacciarsi al mondo del precariato, è giusto che un padre si preoccupi per lei. Così è nata l’idea della sinergia.
Già abbiamo messo in cantiere una serie di grappe aromatiche, tisane ed amaro della casa per una "carta delle erbe". Dopo la necessaria macerazione i primi bicchierini sono stati sottoposti al giudizio dei clienti, riscuotendo lusinghieri giudizi ed approvazioni.
Ora si tratterebbe di passare alla produzione vera e propria, lasciando perdere quei prodotti che si trovano a buon mercato sulle bancarelle, privilegiando invece tutte quelle piante che pochi coltivano e che fanno la differenza in cucina.
Ne riparleremo fra poco, quando l’orecchio si stapperà.

2 commenti a “Piccole donne crescono”

  1. maruzzellail 26 Feb 2008 alle ore 09:01

    Un ristorante con l’orto è fantastico e l’orecchio della figlia non può che stapparsi. Dai un’occhiata qui: http://loveapplefarm.typepad.com/growbetterveggies/
    Ciao

  2. Mauriceil 26 Feb 2008 alle ore 16:33

    Grazie, Mari, per la segnalazione, oltretutto è un bel blog. Per non dimenticarlo lo metto fra i links.

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