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Feb 28 2008

Quasi quasi scrivo un necrologio

Published by Maurice under Mondo Web

Da queste parti questa è la stagione più stupida dell’anno. L’inverno non è ancora finito: tutt’intorno le cime sono ancora abbondantemente coperte di neve, la notte la temperatura è poco sopra lo zero e di giorno non è ancora saggio andarsene in giro senza un capo pesantuccio, gli alberi sonnecchiano ancora ed i prati in buona parte non hanno ancora cominciato a rivestirsi del verde brillante della nuova erba.
Ma non siamo più in inverno: quando mi sveglio le prime luci dell’alba filtrano già dalle veneziane, la sera le giornate si sono già allungate, il sole da tempo è riapparso in piazza e scalda già in maniera decisa. Il riscaldamento in casa di giorno dà fastidio, alla sera però è ancora importante.
E’ quel periodo di transizione in cui il vecchio non è ancora passato, ed il nuovo fatica ad affacciarsi.

Il lavoro è di una noia mortale ed è lo specchio della stagione: non c’è più la ressa delle grandi occasioni, ma neppure il cimitero della stagione che definiamo appunto morta. Mi viene sempre in mente - volendo definire questo tempo - il Godot di Samuel Beckett.
Non sappiamo cosa stia per succedere, ma aspettiamo che succeda, e l’attesa rode dentro come un linfoma silenzioso. Mi aggrappo a tutto, anche alle fregnacce di un Paolo Fox, per anticipare quello che sta per venire, se verrà, e quando verrà. Ed allora aspetto il 15 marzo, no, forse già l’8, quando non so quale pianeta entrerà nel segno portando novità, nuova linfa, nuovi impulsi per riprendere la carica.

Di questa atonia ne risente anche la vita di blogger.
Sento calare intorno a me l’interesse. Mi metto dall’altra parte, e mi immagino come lettore di questo blog: apro il feed e c’è un nuovo articolo, di cosa parla? sempre le solite cose, non proprio trite e ritrite, ma insomma è sempre la solita minestra, via, salta, non vale la pena perdere più di tanto tempo per un commento.

Ma non è che le cose stiano meglio dalle altre parti. Un po’ dappertutto sento molta stanchezza, poca voglia ed ancor meno fantasia nel proporre i propri pensieri.

Invidio chi usa il blog come una protesi verbale della propria professione.
Nel settore di mia competenza vedo i vari professionisti della degustazione a cui non manca la materia prima per i loro articoli: un ristorante oggi, una gastronomia domani, ed il materiale su cui scrivere non manca mai, anche se penso quanto dev’essere noioso anche per loro riuscire a tirar fuori una venatura di colore da un panorama piattamente grigio.
Oppure guardo con ammirazione chi della scrittura ne ha fatto la sua professione. E quindi tra un’Ansa di ieri da chiosare, una piccola ricerca oggi, ed un convegno o una fiera domani, il lavoro proprio non manca. Beati loro.

E’ in tempi come questi che viene la tentazione di piantar lì tutto e dedicarsi all’entomologia o alla grafologia. Cliccando a caso qui e là vari link - alla ricerca di stimoli - trovo l’ultimo post di un bel sito che data a gennaio, un altro che spiega l’addio alla bloggosfera dopo anni di onorato servizio, un altro che si è messo in pausa pranzo.
Mi vien voglia di imitarli, magari scrivo un necrologio, ma ci sono però anche dei contratti da rispettare, degli impegni da assolvere, ed allora aspetti e tiri a campa’.
E’ passato Napoleone, passerà anche questa, diceva mia madre, e mi chiedo: succede solo a me?

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