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Mar 17 2008

Ah, benedetta primavera.

Published by Maurice under Cucina, Costume

Siamo entrati nella Settimana Santa. Liturgicamente parlando, la più bella di tutto l’anno, ma forse avremo modo di parlarne nei prossimi giorni.
In cucina si cominciano i grandi preparativi per la cena del Venerdì Santo, assolutamente e rigorosamente di magro, poi per il pranzo di Pasqua (ho già ordinato agnello e capretto) e poi per il pic-nic di Pasquetta fuori porta.

Dirò con tutta franchezza la mia.
Sarà perchè non ho mai abitato in una località chiusa con le porte, ma già il concetto di fuori porta non mi dice proprio niente: andrà anche bene per i romani (Porta Pia), per i torinesi (Porta Pila) o per i veronesi (Porta qualcos’altro), ma per un veneziano la porta è quella del gabinetto o dello sgabuzzino o di casa, eventualmente.

Comunque fuori porta, nel senso di fuori città, ma a fare che? A fare il pic-nic.
Ho sempre odiato il pic-nic, come il pranzo al sacco e le grigliate in giardino.
Ammettiamo che il tempo sia clemente, ma è già una concessione molto fideistica: a Pasquetta siamo giusti appena entrati in primavera, la stagione più imprevedibile dell’anno. Non fai tempo ad apparecchiare "la tavola" che il sole regolarmente se ne va dietro ad una innocente nuvoletta che, nel giro di quattro minuti e mezzo, scaricherà sulla testa tanta di quell’acqua che puoi saltare la doccia per tutta la settimana avvenire.
Se invece per puro caso va bene, ricordati di portarti dietro le aspirine perché, come si sa, non c’è peggior sole di quello primaverile per beccarsi un ottimo raffreddore.

Però dobbiamo essere ottimisti: il tempo è splendido e l’aria è tiepida al punto giusto. Si comincia a mangiare.
Le soluzioni sono tre:

  • si mangia tutto freddo, pasta fredda che rimane sullo stomaco fino a dopodomani, torta di verdure fredda, cotoletta fredda, caffè freddo. Sai che bontà.
  • si fa un bel fuocherello per fare la grigliata o per scaldare la pasta. In questo caso avremo un bel menu monotematico all’insegna dell’affumicato, comprese le mutande.
  • i piatti caldi si portano da casa dentro il contenitore termico. In questo caso avremo la pasta modello Vinavil o le braciole alla moda del calzolaio.

Il tutto in nome di che cosa? Di potersi ingozzare all’aria aperta.
L’idea non è malvagia, ma a quale costo?
Dotatevi innanzitutto di almeno quattro bei grossi sassi per ancorare la tovaglia al prato, perché prima o dopo una bella ventata si leva di sicuro. E se mangiate sull’erba portatevi dietro almeno un cuscino: di sicuro il terreno è umido e non è bello girare con due patacche di bagnato sulle natiche.
Io preferisco il tavolino e le seggioline ripiegabili. Attenti però a dove vi piazzate: dopo tre minuti comincerete ad inclinarvi come la torre di Pisa, quando cioè le gambe del seggiolino cominceranno a sprofondare nella terra.
E che la stagione non sia già avanzata, perché passerete buona parte del tempo a schiacciare formiche ed allontanare mosche.

Procuratevi, infine, di aver espletato i vostri quotidiani bisogni fisiologici per tempo, comodamente a casa vostra. Se dovesse capitarvi un bisogno impellente durante il pic-nic, son cavoli vostri; ricordatevi che esiste un articolo del codice penale che prevede il reato contro la pubblica decenza.

Sarò anche povero, ma dignitoso e pure delicato.

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