Mar 19 2008
Vanità ed immodestia q.b.
Piccola flebo di vanità per il mio ego, arrivata con una telefonata dell’Apt che mi annunciava la visita improvvisa di un giornalista e di un fotografo di Dove.
Enrico e Paolo si sono presentati con buon anticipo sull’ora prefissata, verso la fine del servizio, cosa che mi ha fatto subito gran piacere perché mi permetteva di avere tutto il pomeriggio libero. Ovviamente assieme a loro sono arrivati anche due tavoli di clienti, che hanno aspettato appositamente che arrivassero loro per decidere di mangiare.
La prima preoccupazione è stata quella di sapere se erano venuti a fotografare i piatti, o anche lo chef; bontà loro, era bene riprendere anche l’elemento umano.
Mentre io mi rifacevo il trucco (si fa per dire) e mi cambiavo la giacca con quella delle grandi occasioni, Paolo - il Toscani dei piatti - sfoderava in cucina macchina fotografica, flash vari, bank e stativi, ritoccando la location per l’inquadratura migliore.
Con un orecchio ad Enrico che prendeva appunti sulla sua moleskine su quanto andavo raccontandogli, con una mano preparavo i piatti per i tavoli appena arrivati, e con l’altra mettevo insieme quelli da fotografare. Solo che, pensavo, basta impiattare tutto a freddo, tanto la stampa mica è calda o fredda; ed invece no, mi dice Paolo, dobbiamo fare i piatti caldi, perché la differenza si vede, ed aveva ragione. Penso a certe foto di cibo che vedo sui blog: raramente sono così accattivanti da suscitare un’ondata di entusiasmo per le ricette che illustrano, ma questo è un altro discorso.
I nostri amici lavorano da più di vent’anni in mezzo a cuochi, cucine, sale, alberghi, prima con altre riviste prestigiose, oggi con Dove. Di cucine ne hanno viste talmente tante che io neppure mi immagino, eppure il primo commento quando sono entrati nel mio regno è stato: “Com’è bella!”.
Percepisco a pelle gli adulatori, ed un complimento del genere – non è la prima volta che me lo fanno – mi ha dato molta soddisfazione: abitiamo per un vita in un posto che noi non degniamo di uno sguardo, ed è necessario che arrivi un estraneo per farci capire che, dopo tutto, non è proprio male il nostro loculo.
Negli ultimi anni è già la seconda volta che passo da dietro a davanti all’obiettivo che, per un fotografo anche amatoriale come me, non è un’impresa facile. Comunque, tra pentole scoperchiate, ravioli spadellati al salto, messa in posa quasi ad annusare il profumo degli intingoli, la seduta è andata via liscia. Ho anche tentato di corrompere il maestro dello scatto per una foto da mettere magari sul blog, ma – giustamente – mi ha ricordato il diritto d’autore.
I risultati dovremmo vederli a maggio, quando Dove pubblicherà un fascicolo speciale tutto dedicato al Trentino. C’è chi si diverte con la Playstation, io - abbiate pazienza - mi diverto a raccogliere recensioni.
















































