Mar 20 2008
Santi in cucina, ma non solo
E dicono che certe trasmissioni nazional-popolari non insegnano nulla. Ieri sera, sorseggiando il grappino post-prandiale ed aspirando la sigaretta di rito, mi guardavo l’Eredità, quella con Carlo Conti e quelle strabbone delle professoresse; la prova della scossa verteva sugli abbinamenti tra Santi protettori e categoria protetta.
San Sebastiano, è risaputo, è morto trafitto dalle frecce, quindi è il santo protettore degli arcieri, come santa Cecilia è universalmente conosciuta come protettrice dei cantanti. Non sapevo però che sant’Honoré è il patrono dei pasticceri.
Non fate come me, non ridete: sant’Honoré è veramente il patrono dei pasticceri, dei panettieri e di chi soffre di crisi mnemoniche, anche se non ho ben capito che relazione ci sia fra queste categorie.
A questo punto per deduzione presumo che san Lorenzo, finito a cuocere sulla griglia, sia il protettore dei cuochi. O forse ci sarà un martire finito bollito, che potrebbe proteggere gli chef assieme a san Primo e a san Secondo per i rispettivi capipartita.
Per non passare per disinformato dirò che è San Francesco Caracciolo che protegge tutti noi in cucina. Ma in merito non c’è unanimità: in Piemonte, ad esempio, festeggiano san Pasquale Baylon, da cui deriva lo zabaione - “sanbajun” in piemontese - mentre a Firenze è proprio san Lorenzo, come pensavo io.
Per chi volesse approfondire l’argomento dirò che esiste anche un santo protettore dei sommelier, dei lavapiatti, dei ristoratori, dei baristi, delle cassiere, e chi più ne ha più ne metta, basta consultare qui.
Certo che, guardando i nomi o i loro collegamenti, la cucina è un luogo di sorprese.
L’insalata russa in Russia si chiama insalata francese, anche se con i francesi non ha nulla a che fare, essendo stata inventata da un italiano, e difatti Oltralpe la chiamano insalata italiana: non poteva essere altrimenti, visto quanto siamo pasticcioni in tutto.
Devono invece la loro paternità alle rispettive personalità o località i filetti conosciuti come Rossini e Bismark (tant’è vero che la dizione esatta non prevede “alla”), le costolette alla Villeroy e la pasta all’Amatriciana.
A proposito di località è buffo sapere che la nostra cotoletta alla Milanese in Austria diventa la Wienerschnitzel, cioè la bistecca viennese: bene o male la sostanza è la stessa, basta mettersi d’accordo sulla città. Come i famosissimi grissini torinesi che devono la loro origine ad un friulano, o la passata di pomodoro Cirio che in origine è padana e non napoletana.
Ironia della sorte (ma non tanto) mentre la cucina italiana è universalmente riconosciuta come una delle migliori al mondo, i ristoranti italiano fuori confine sono fra i peggiori in assoluto. Non è vero, quindi, il proverbio sponsorizzato dalla Melinda: la mela non cade mai lontana dal melo. A volte succede, a volte no.
















































