Mar 21 2008
I tre giorni del cuoco
Siamo nel pieno del triduo pasquale, cari cattolici ignoranti. Il triduo è composto dal Giovedì, il Venerdì ed il Sabato Santo, i tre giorni più importanti di tutta la dottrina cattolica e con le cerimonie liturgiche più belle e più pregnanti di tutto l’anno.
Il Giovedì si rinnova in forma solenne il mistero dell’Eucarestia, con la riproposizione dell’ultima cena. Il Venerdì nostro Signore muore sulla Croce, ed è l’unica vera giornata di lutto per tutta la Chiesa. Il Sabato c’è la benedizione dell’acqua battesimale, il rinnovo della promessa battesimale, l’accensione del cero pasquale fino a culminare nella Messa di Resurrezione.
Sotto l’aspetto folcloristico il Natale è sempre stata la prima festa, ma sotto l’aspetto teologico non ha nulla da spartire con la Pasqua, il vero centro di tutta la dottrina del Cristianesimo.
Sfoggiata una piccola parte della mia preparazione sull’argomento, c’è da dire che anche nella mia cucina si svolge il triduo pasquale.
E’ iniziato ieri - giorno di chiusura infrasettimanale e di cosiddetto riposo - con la messa a punto di ben tre menu: quello stagionale completo, quello settimanale che è partito oggi, e quello per il giorno di Pasqua.
Il lavoro non è tanto studiare nuovi piatti, il che è già una grande impresa, ma fare gli approvvigionamenti, vedere quello che serve, fare gli ordini, stampare i menu.
Il Venerdì Santo è cominciato nel mio bunker alle 8,30 del mattino per finire alle 10 di sera, con tre ore di intervallo pomeridiano. In questo lasso di tempo ho cucinato, abbattuto, cucinato per i clienti del pranzo e della cena, riordinato, pulito, perché un cuoco deve anche fare le pulizie ad ogni fine turno.
Era, questo, un giorno importante perché dovevamo testare i nuovi piatti, e la nuova organizzazione di sala con il rivoluzionamento del menu. Bilancio finale: organizzazione di cucina ok, gradimento da parte dei clienti ok, organizzazione di sala ok, nonostante una ragazza abbia dato ancora una volta forfait, stavolta per congiuntivite.
Il Sabato Santo sarà sullo stesso standard di ritmi, ma Domenica di Pasqua sarà tutta un’altra cosa.
Nonostante il tutto esaurito, visto come fioccano le prenotazioni, sarà una giornata di tutto relax. Il bello di questi grandi appuntamenti è che ci si fa il mazzo nei giorni precedenti, ma si arriva al giorno fatidico con tutta la linea pronta, ed allora basta impiattare.
A Pasqua non c’è scelta: il menu è uno solo, fisso, senza variazioni, o quasi.
Il bello è che telefonano i clienti per prenotare, chiedono se c’è posto, chiedono cosa proponiamo di piatti, prenotano senza chiedere il prezzo: "Abbiamo già mangiato da voi, non c’è problema". Potremmo fare qualsiasi prezzo, e verrebbero ugualmente, anche perché sanno già che non avranno sorprese.
Questo è il bello di questo lavoro. Arrivi alla sera che fanno male i piedi, le ginocchia, la schiena, gli occhi si incrociano, le mani sono secche per i detersivi, ma - se si è lavorato bene - si dorme ancora meglio.


















































Buona Pasqua e buon lavoro!
ti ho appena scoperto e mi hai incantato
Grazie, Mandarina. Hai anche tu un blog da visitare?