Mar 28 2008
Take off in pratica
(Avete mai provato Google Search nella colonna qui a fianco? E’ strepitoso! Per questo post mi serviva uno scritto di qualche tempo fa: ho usato la ricerca di Google e me l’ha dato al primo colpo. Provare per credere)
Nel gennaio scorso facevo l’elogio del take off, sistema americano non ancora diventato buona abitudine anche da noi. Take off non vuol dire fregare le posate, i menu, i salini, addirittura i piatti dal ristorante dove si va a cena, o gli asciugamani e gli accappatoi dagli alberghi (quando sono stato attratto da un posacenere o da una carta l’ho sempre chiesta, e cortesemente mi è sempre stata donata). Take off è invece portarsi via i resti del piatto o della bottiglia non terminata.
Stasera, beneficiando del giorno di chiusura infrasettimanale, secondo una bella consuetudine siamo usciti a cena, il mio Capo, la quasi dottoressa e lo Chef. Dopo qualche settimana siamo tornati dal mio amico Raffaele che ho già presentato in passato, mio docente nonché fine sommelier, ristoratore e da poco anche albergatore.
Ero molto indeciso fra la cucina e la pizzeria; per non fare un torto allo chef o al pizzaiolo ho scelto un antipasto di verdure fritte in panure (a proposito dei commenti di ieri) ed un calzone che era da tanto che non mangiavo. Anche la quasi dottoressa ha scelto la pizza.
Mentre il Capo si è fatto una spaghettata al cartoccio con… la Coca Cola, la figliola ed io eravamo divisi sul bere: birra per me, vino per lei che disdegna la bionda. Vada per il vino per tutti e due, allora, ma rosso o bianco? Io con la pizza preferisco il bianco, lei invece va di rosso.
Ci siamo affidati alla competenza dell’amico sommelier che, con soluzione salomonica, ci ha proposto un Rosato Signé 2006 Vigneti delle Dolomiti della Cantina Sociale di Caldaro, che ha messo d’accordo entrambi. Ovviamente non abbiamo consumato l’intera bottiglia - nonostante il cartoccio di verdurine fritte stimolasse a bere come fossero state caldarroste - anche perché qui i Carabinieri dopo una certa ora sono sempre in agguato con l’etilometro.
Coerente con quanto vado dicendo sul take off, abbiamo pagato l’intera bottiglia che ci siamo portati via, con grande soddisfazione di Raffaele che è sulla mia stessa lunghezza d’onda.
Nessuna vergogna, nessun timore, la voglia invece di continuare a gustare un ottimo prodotto nella santa calma di casa mia. Per la cronaca se l’è scolata la quasi dottoressa con il moroso.

















































Io adoro questa cosa e spero si diffonda al più presto! (complimenti alla bottigia scolata futura dottoressa ;)
se avanzo… tappatemi! lo faccio quando vado a cena da solo e devo dire che ho sempre trovato la solidarietà del ristoratore. è anche una forma di rispetto e di apprezzamento per il produttore e per il vino in generale. però chiedo sempre un sacchettino per portarla… af
Boh… in genere mi fa un po’ vergogna, e quindi non lo chiedo…
Pero’ la vergogna non e’ dettata dalla superbia del non voler dimostrare di non potermi permettere quel vino (o quel cibo) a casa, quanto piuttosto la paura che il ristoratore non sia d’accordo con questa pratica. Il che significherebbe in qualche modo che ci si rovina la serata.
Ma ho deciso di provare, la prossima volta. Ti sapro’ dire come e’ andata.
Negli USA questa pratica si chiama amichevolmente “doggy bagging”, cioe’ fare la borsa per il cane, come se gli avanzi del cibo dovessero finire nelle fauci dell’animale tanto amato, ma… buongustaio?
Ecco, questo mi sembra un po’ offensivo nei confronti del cuoco. Un po’ come dire…. non ho mangiato tutto, ma non ti preoccupare, i tuoi sforzi non sono stati vani, il mio cane sapra’ apprezzare….”
dario
@ Coniglia: non ho commentato il tuo post tristissimo. E’ tutto passato, vero? Un bacio di solidarietà.
@ Aldo: io me la sono portata fuori in bellavista, e con sommo piacere.
@ Dario: bravo, prova e vedrai che il ristoratore non se ne avrà (a meno che non sia un gran testa di ca…volo). E grazie anche per la considerazione sul nostro lavoro.
quando vado a cena fuori non guido per cui se il vino è buono la bottiglia la faccio fuori io , di solito porto via l’acqua