Apr 15 2008
Raccogliere subito i cocci
Alla stazione di St. Pancras, l’attesa per il treno diventa l’occasione ideale per un insolito brindisi. Al binario 5, prima di salire a bordo dell’Eurostar per Parigi si può sorseggiare un bicchiere di champagne al nuovissimo Champagne Bar, che con i suoi 96 metri è il più lungo al mondo. Situato a lato della piattaforma per gli Eurostam separato dai treni da un divisore in vetro, il bar ha posti a sedere per 110 persone. Offre la possibilità di assaporare le bollicine dorate di oltre 70 champagne, trasformando una stazione ferroviaria in un luogo d’incontro e di piacere dedicato non solo ai viaggiatori in partenza, ma anche a chiunque ne voglia approfittare
La notizia mi dà la stura - è proprio il caso di dire - per un’osservazione che riguarda quanto sta succedendo in questi giorni.
Anche i non addetti ai lavori conoscono a sufficienza i dati del problema: un manipolo di delinquenti nelle vesti di vinicoltori ha pensato bene di adulterare il vino italico, mentre quelli del Brunello di Montalcino hanno allungato il blasonato sangiovese con altro vitigno non contemplato dal Disciplinare. Due fatti che l’Espresso ha pompato proprio in concomitanza con l’apertura del Vinitaly, e tutti - sofisticatori, toscani e giornalisti - per qualche euro in più.
Fatto il danno ed in attesa di raccogliere (per anni) i cocci, una buona cosa farebbero bene a fare coloro che hanno a cuore le sorti della nostra produzione vitivinicola, rilanciandone fin da subito l’immagine nel mondo.
L’esempio che ci viene dal Regno Unito a questo riguardo è istruttivo.
La pubblicità va bene, le campagne di informazione sono ottime, i saloni, le fiere, le mostre altrettanto, ma in definitiva è sempre un discorso di conventicola, fra addetti ai lavori. Non c’è niente di meglio, invece, scendere fra la gente, nella sua vita quotidiana, e senza tanta enfasi fare la prova su strada.
Stazioni, mercati, fiere paesane, luoghi d’incontro insomma dove le persone si ritrovano per tutt’altri scopi, e lì portare il vino italiano d’eccellenza, dimostrare che c’è chi continua a fare il vino con l’uva, senza chimica aggiuntiva, far capire a tutti che ci si può fidare, che anche in Italia non tutti sono farabutti.
E bisogna farlo subito, prima che un brufolo si trasformi in un tumore.





















































E’ vero ci manca un po’ di modestia per pensare che il consumatore non sia solo lo stellato ristorante amerikano, ma che possa essere anche la famiglia che la domenica intorno alla tavola apre una bella bottiglia. Magari cominciamo con i “secondi vini” come il Rosso di Montalcino invece del Brunello, giusto per non far scappare tutti davanti al prezzo.
Per esempio alla stazione di Milano c’è un negozio che vende acque. Acque minerali da tutto il mondo roba che mi fa venire i brividi a pensare quanto gasolio abbia consumato una bottiglia di FIJI http://www.fijiwater.com per arrivare alla stazione centrale di Milano.
Speriamo che si cominci subito a raccogliere i cocci.
Marco