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Mag 10 2008

Banana Melinda, l’originale della Val di Non

Published by Maurice under Alimenti

Quando passerà a miglior vita, e gli auguro che sia il più tardi possibile, sulla sua tomba dovranno scrivere: Osò quello che gli altri neppure immaginavano.
Lo chiamano El Zeremia, all’anagrafe Augusto Zadra, e fa l’agricoltore nella cosiddetta terza sponda della Val di Non, la valle resa famosa dalle mele del cagnolino che morde il lato B dello sprovveduto  jogger. Grazie a lui la valle trentina potrebbe in un futuro molto vicino diventare famosa anche per le banane.

Avete letto bene: le banane della Val di Non, magari con tanto di marchietto Melinda. Non è che d’improvviso alle pendici delle Dolomiti il clima sia impazzito a tal punto da permettere queste coltivazioni; si tratta solo di un’idea che Zeremia aveva da anni e che ora ha messo a dimora, nel vero senso della parola (e già questo dovrebbe meritargli un premio per il trentino più immaginifico).

Già da diversi anni in Alto Adige c’è un fiorente mercato dei banani: un vivaista tirolese fa affari vendendo queste piante più per decorare giardini privati che per vere coltivazioni. Il Zeremia gli ha parlato e ha fatto l’ordine: dal Tibet gli hanno spedito sedici banani, dei trenta che aveva ordinato, ed ora stanno sviluppandosi sui suoi prati.
Al momento sono alti qualche spanna, ma fra sei mesi avranno già raggiunto la ragguardevole altezza di tre metri, e l’anno prossimo - se tutto va bene - cominceranno già a fruttificare.

Non sono le banane della Somalia o dell’America, ma sono comunque un prodotto che potrebbe avere un suo posto interessante sul mercato.
D’altra parte le piante di banane tibetane sono già abituate ai climi rigidi, arrivando a sopportare fino ai 16° sottozero senza problemi. Una varietà ideale anche per le vallate alpine. Banane a chilometro zero, anche per me.

Al Zeremia va tutta la mia ammirazione, la stessa che nutro per Fabio Testi che si inventò anni fa la coltura dei kiwi sul lago di Garda, altra mission impossible per le schiere di critici, tanto impossible che ha fatto dell’Italia il primo produttore mondiale di questo frutto.
Io stesso, che pure non sono contadino, anni fa avevo studiato la possibilità di impiantare un castagneto - con annesso agriturismo - trovando la soluzione ai limiti di questa pianta. Purtroppo dispongo solo di qualche vaschetta di terra sui davanzali, ed il progetto è rimasto sulla carta. Ma non si sa mai.
L’importante è lasciar correre la fantasia.

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