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Mag 14 2008

Cameriere, il vino sa di pedalò

Published by Maurice under Viti & vini

Ho da poco finito un corso sull’abbinamento dei vini al cibo, una serie di lezioni paragonabili in tutto e per tutto al primo corso per sommelier.
il nostro docente nonché mio amico Raffaele ci ha accompagnato nel difficile percorso della degustazione visiva, olfattiva e sensoriale dei vini, dagli spumanti ai bianchi, dai rosati ai rossi, per finire con i vini da meditazione.
Essendo lui un sommelier fatto e finito, nonché degustatore di olii e caffè, ci siamo soffermati a lungo sulla descrizione delle diverse sensazioni, appuntando sulle schede (quasi) ufficiali dell’AIS i nostri commenti.

Saper riconoscere i profumi ed i sapori evocati da un vino è fondamentale per descriverlo e dare un giudizio corretto. Raffaele ci confidava che quando lui è diventato sommelier ha passato ore al mercato ad annusare (e memorizzare) i diversi profumi di frutta e verdura.
Per i professionisti e gli amatori evoluti la Pulltex ha messo a punto un kit da regalo con dodici essenze contenute in boccette; con queste ci si può allenare a riconoscere i profumi più usuali sprigionati dai vini.

Mai però ci saremmo immaginati quanto descrive splendidamente Aldo Fiordelli sul suo blog di sabato scorso: esiste pure il vino che sa di "borsa della palestra, dopo la palestra". La definizione più pedestre a cui siamo arrivati noi è il piscio di gatto, che è peraltro una definizione ufficiale; sapere ora del sentore di borsa della palestra dopo la palestra è il massimo.
Altro che muschio, bacche di bosco, tabacco, cuoio o mela acerba, questa è roba da pensierini di terza elementare. Prima o dopo, avanti di questo passo, sono sicuro che qualcuno tirerà fuori  l’aroma di Fiat Panda appena ritirata dal concessionario, mutandine di Paris Hilton dopo una corsa o vicolo napoletano nell’emergenza rifiuti.
Nulla di scandaloso, visto che le sensazioni - soprattutto quelle olfattive - suscitano nella nostra mente impressioni e ricordi che abbiamo accumulato negli anni.

Due esperti francesi, Emile Peynaud e Jacques Blouin, hanno evidenziato nel loro libro Degustare il vino ben diciottomila termini con cui gli esperti, i giornalisti ed i degustatori hanno descritto i diversi aromi.
Nulla di trascendentale, quindi, se di fronte agli amici vi lascerete andare ad espressioni come profumo di pelle di bambino di tre anni, risma di carta A4 in luogo umido, canotta di muratore a fine giornata. Tutto è permesso pur di stupire.

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