Mag 15 2008

Imparare a sniffare

Published by Maurice at 00:03 under Viti & vini

A margine del post di ieri Dario mi ha scritto un lungo commento (com’è sua abitudine), molto acuto e molto interessante. Tanto interessante che ho trovato opportuno "promuoverlo" a livello di post in modo che tutti lo possano leggere più facilmente.

Io credo che la difficolta’ non stia nel riuscire a percepire gli odori e i sapori, ma nel riuscire a riconoscerli, e quindi a confrontarli, catalogarli, per poi descriverli e memorizzarli.
Ricordo che anch’io, giudato dal sommelier/docente in una serata di degustazione in una enoteca (il livello era molto piu’ basso di un corso di sommelier ma tant’e'…) sono riuscito ad identificare il sapore di piscio di gatto.
La degustazione avveniva cosi’: dietro istruzioni del sommelier guardavamo il vino, poi lo annusavamo e infine lo assaggiavamo, e alla fine ci chiedeva "che cosa sentite?". I piu’ bravi rispondevano cose banali tipo "tabacco", "mandorla", "mirtillo"…
In quel particolare bianco io ho sentito un sapore inusuale, e percio’ apprezzabile, e alla domanda ho cominciato a meditare sulla possibile risposta. Insomma, cos’e’ che faceva di quel vino un buon vino secondo il mio palato e il mio naso? Boh! La risposta non e’ banale. E’ vero che non importa quale sia la ragione per cui mi e’ piaciuto il vino, ma e’ anche chiaro che la prossima volta che mi capita di doverlo ordinare al ristorante dovro’ ricordarmi non solo che mi e’ piaciuto, ma quale sia il sapore, perche’ altrimenti non saprei a che cibo abbinarlo.

Per i vini piu’ comuni mi ricordo semplicemente associando il sapore al nome del vino. Per esempio il Montepulciano d’Abruzzo Marina Cvetic di che cosa sa? Ma ovviamente sa di Montepulciano d’Abruzzo, e nel caso del Marina Cvetic il sapore e’ proprio buono. Quindi quando lo ordino so che cosa voglio. Ma per altri vini non cosi’ comuni e’ necessario catalogarli. Altrimenti e’ come avere una rubrica telefonica in cui i nomi non sono ordinati in ordine alfabetico e catalogati per lettera iniziale, ma ogni pagina contiene un numero di telefono associato ad un nome secondo un ordine casuale. Non molto funzionale, perche’ se ti serve trovare un numero ti tocca sfogliare la rubrica dall’inizio finche’ non trovi cio’ che cerchi.
Insomma, dopo aver trascorso un tempo indefinito in queste meditazioni, il nostro sommelier ci ha svelato "piscio di gatto".
E subito ho riconosciuto quel sapore (peccato che ho scordato il nome del vino!).

E allora sono cominciate altre meditazioni, tipo che il piscio di gatto dovrebbe essere sgradevole eppure e’ proprio quella caratteristica a rendere gradevole quel vino…

…E sono giunto alla conclusione che, a parte i gusti personali, che sono mediati da fattori culturali e sui quali e’ difficile discutere, gli odori non sono buoni o cattivi. Sono solo elementi che ci consentono di riconoscere le cose. Il piscio di gatto e’ qualcosa di sgradevole perche’ e’ piscio di gatto non perche’ ha quell’odore, e per noi quell’odore diventa sgradevole perche’ lo associamo al piscio di gatto, non e’ sgradevole di per se’.
Esattamente come i colori. Il rosso ad esempio e’ gradevole se guardo una bandiera, e’ sgradevole se guardo il sangue. Mi piace il violetto perche’ adoro i fiori della lavanda, ma se lo vedo sugli addobbi funebri mi viene tristezza…

Altre considerazioni le ho fatte osservando il comportamento dei miei cani. A differenza di noi umani loro si orientano meglio con l’olfatto piuttosto che con la vista, e quindi non fanno altro che sniffare qua e la, soprattutto se si ritrovano in un ambiente nuovo (come noi ci mettiamo ad osservare tutto in una casa mai vista). In particolare si soffermano sulle secrezioni degli altri cani che non appartengono al branco, perche’ pipi’ e pupu’ servono anche come marker per il territorio.
All’inizio ero un po’ schifato dalla cosa (e lo sono ancora, un po’, anche se ci ho fatto l’abitudine). Ma come cavolo ti fai a soffermare sulla pipi’ di un altro cane? L’hai sentita, e’ pipi’, dovresti fare una faccia disgustata e andartene via, invece stai li’ ad annusare per impararne bene l’aroma…

E’ evidente che non e’ l’odore che attrae il cane, ma il suo significato.

Scritto da Dario per il Bistrot.

6 commenti a “Imparare a sniffare”

  1. darioil 15 Mag 2008 alle ore 09:45

    Cavoli, davvero lusingato della promozione, sono! :-)
    E’ strano leggere le proprie parole sul blog di un altro… un po’ come ascoltare la propria voce registrata…

  2. Losteil 15 Mag 2008 alle ore 12:17

    Io ho imparato ad odorare tutto, e a farlo ad occhi chiusi.
    A differenza dei cani noi riconosciamo le cose dalla vista e se ti bendano gli occhi anche la più stupida frutta o ortaggio diventa difficile da indovinare, figurati i fiori.
    Io ho imparato a far questo, chiudevo gli occhi e mi facevo mettere sotto il naso (da mio figlio) frutta, verdura, legni di tutto. Piano, piano cominci ad addestrare il tuo olfatto. Altrimenti rimani sempre con … “ce lo sulla punta del… naso” ;)
    MArco

  3. Mauriceil 15 Mag 2008 alle ore 23:14

    @ Dario: te la sei cercata! Scherzi a parte, ti ringrazio moltissimo del contributo. Così dovrebbero funzionare i blog.

    @ Loste: E’ una bella idea, trasformare l’educazione olfattiva in una specie di mosca cieca da fare assieme ai propri figli. Vince chi riesce a riconoscere più odori. Proprio una bella idea da propagandare.

  4. rubenil 16 Mag 2008 alle ore 13:42

    Maurice: il piscio di gatto è il sapore tipico del Sauvignon. Si dice che un buon SAUVIGNON non debba sapere di piscio di gatto, ma quello che non aveva questo sapore, io non l’ho nemmeno riconosciuto. Dalle mie parti, che il Sauvignon si beve con il crudo di San daniele o la trota affumicata “regina di San Daniele”, quel sapore di piscio non sta male, ti dirò.

    Quando parlerai un po’ di birre, fammi un fischio che ho scovato un birrificio artigianale che fa dell’ottima birra da meditazione!

  5. Mauriceil 16 Mag 2008 alle ore 16:31

    Intanto non sospettavo che fossimo cugini di terra, quella terra divisa (o unita?) dal Tagliamento.
    Poi, così come ho fatto con Dario, se hai un contributo sulla birra, mandalo subito in commento o per email: facciamo un social blog. Io, oltretutto, amo la birra, ma sono un perfetto ignorante in merito.

  6. rubenil 19 Mag 2008 alle ore 13:05

    Eh già, caro Maurice… proprio il Tagliamento! Per me unisce, cosa dici tu?
    Presto fatto: ti mando subito una mail con una scheda del prodotto (che dovevo solo decurtare perchè ho appena fatto una recensione per Fuocolento). E se t’interessa, ti faccio mandare anche una cassetta!
    vado…

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