Mag 22 2008
I fantasmi ritornano
Saranno gli anni, sarà una curiosità innata, sarà il greco ed il latino studiati al liceo, sarà la frequentazione degli ambienti politici e giornalistici avvenuta in gioventù, fatto sta che spesso mi trovo a cercare una ragione dietro a certi avvenimenti.
Così succede che, dopo tanti mesi (o anni?) di assenza dai miei tavoli, la ricomparsa di un vecchio cliente ora con cadenza quasi settimanale mi puzza parecchio. Cos’era successo prima e cos’è successo adesso, mi chiedo, che ha determinato prima la sua scomparsa ed oggi la frequentazione assidua?
Per prima cosa cerco la risposta in me (substrato culturale cattolico).
Forse a suo tempo abbiamo trattato male quel cliente che finalmente ci ha perdonato ed è tornato. Facciamo una disamina attenta, ma non scopriamo atti di cui dobbiamo pentirci.
Forse è cambiata la nostra cucina, il nostro stile. Questo sì, ma l’ultima volta aveva già conosciuto la nostra svolta, e l’aveva apprezzata.
Forse sono chiusi gli altri ristoranti che frequentava negli ultimi tempi, ma anche questo non è vero perché è tornato quando tutti gli altri erano aperti.
Allora cos’è successo?
Per capirlo bisogna allargare la visuale oltre le ristrette mura del ristorante.
Si dà il caso che il cliente in questione sia un politi-cante locale, contrazione delle parole politico e trafficante, uno dei tanti maneggioni che troviamo in tutti i comuni del mondo, quelli che dietro le belle parole degli ideali e del servizio alla comunità pensano solo ai propri piccoli intrallazzi, a metà strada tra la liceità e le tresche truffaldine.
In questi giorni da queste parti sono in atto le grandi manovre in vista del rinnovo della carica di presidente dell’Azienda di Promozione Turistica, e le prime candidature per le elezioni provinciali future.
Ecco svelato il mistero: siamo in piena campagna elettorale. Una carica può valere qualche migliaio di euro al mese, alla faccia del servizio alla comunità. Ed è la comunità che paga i pranzi del candidato, dovendo fatturare a questo o a quell’altro ente. Come cittadino mi girano, ma la venalità del mio lavoro mi fa sorvolare su questo aspetto marginale.
Passi quindi anche questo, ma che rompa i marroni ogni volta chiedendo di cambiare la bottiglia di vino perché sarebbe cattiva, eh no, questo no. Che tu vada in giro a spese nostre passi, ma che tu non capisca una mazza di vino, confondendo la tannicità di uno splendido rosso con un difetto, questo proprio non mi va.
Se sei ignorante almeno taci, fai più bella figura tu, ed io forse potrei anche fare un pensierino sul mio prossimo voto.



















































