Mag 24 2008
Un ottimo Sauvignon Pentium IV
Correva l’Anno del Signore 1982 quando lo chef viveva una vita precedente in quel di Cavalese, nella trentina Val di Fiemme, al servizio di una multinazionale di servizi. L’ufficio era attrezzato con un computer svenduto da una qualche banca, delle dimensioni all’incirca di quattro, forse anche sei fustini di detersivo soprapposti. Girava in Dos o qualcosa del genere, programmato con Cobol, con floppy da 3,5", non so se qualcuno dei ggiovani ne ha mai visto qualcuno.
Nonostante tutto questo, era già possibile fare estrazioni varie sui database dei clienti.
Da lì è nato il mio interesse per il mondo dell’informatica. Prima il vecchio mitico Commodor 64, su cui con un amico tentavo addirittura qualche passo elementare di programmazione, poi uno dei primi pc Olivetti, poi il 386, quindi il Pentium III, fino ai Notebook attuali.
E’ naturale che ormai anche in cucina il computer sia una parte essenziale del mio lavoro. Nell’HD ho qualche migliaio di ricette raccolte in una ventina d’anni, tutti gli schemi dei menu e delle carte dei vini, i modelli delle giacenze, le statistiche giornaliere, mensili ed annuali, la corrispondenza, oltre a tutto quello che riguarda i blog ed i miei altri interessi strettamente privati.
Se un terremoto o un incendio dovesse distruggermi il pc, penso che il danno sarebbe pari ad una lobotizzazione del cervello.
L’altra faccia della medaglia è il mio Capo, analfabeta informatica non per incapacità intellettiva, ma per libera scelta di comodo. Succede quindi che due-tre volte l’anno devo diventar matto con l’inventario della cantina.
Ho pensato più di una volta di informatizzarne la gestione, avevo anche trovato il software di una ditta sarda che anni fa distribuiva le versioni vecchie gratis, ma ho desistito dal proposito.
Neanche una semplice scheda da depennare manualmente ha avuto successo, con il risultato che all’arrivo dei nuovi vini bisogna diventar matti per svuotare la cantina, segnare manualmente tutte le giacenze e le new entries, spulciare le fatture per verificare i prezzi d’acquisto, passare il tutto al computer, e finalmente arrivare alla stampa della nuova carta vini.
Per fortuna - sotto questo profilo - che non abbiamo un’enoteca o una cantina estesa come i caveaux di Fort Knox. Qualche ora di lavoro, diverse incomprensioni ed incazzature, ed il lavoro è bello che pronto, alla faccia di Bill.




















































