Mag 26 2008
Tanto e gratis
Cosa ne pensano gli italiani dei ristoranti?
Attorno a questa semplice domanda ruota tutta la vita dei cuochi, dei ristoratori, delle rubriche culinarie, dei blog. I professionisti cercano una risposta che sia valida per superare l’attuale declino, i commentatori ne discutono in alternativa o in assenza di eventi calcistici, politici o di cronaca nera degna di essere commentata.
Spesso sono più istruttivi i commenti ai blog che i post stessi. Basti guardare qui per avere uno spaccato del gastropensiero medio italiano.
Da una parte ci sono i gastrofilosofi - compreso il sottoscritto - che si profondono in tante e belle ed acculturate parole, ma la maggioranza silenziosa del popolo la pensa esattamente come ezio&manu o come coolwind.
Noi stiamo qui, o su qualche altro sito, a dissertare sulla Grande Cucina Italiana, sui Grandi Chef Italiani, sulla Qualità dei Prodotti, sulla Stagionalità degli Alimenti, sull’Estetica dei Piatti, sulle Grandi Etichette dei Vini, ma la gente comune pensa solo a mangiare tanto e al minor prezzo possibile, meglio ancora sarebbe se gratis.
Altro che Marchesi o Adrià, per questa gente tutto si riduce alla quantità e al prezzo.
Chissenefotte se il risotto è fatto con il midollo e lo zafferano vero abruzzese ed ha la foglia di oro a 24 carati (che è pure commestibile, se quei signori non lo sanno), importante che la razione sia di almeno due etti.
La bistecca è di chianina o di Simmental tedesca appena uscite dalla frollatura? non gliene può importare una mazza, salvo che pesi almeno 4 etti e non costi più di 3 euro a porzione, con accompagnamento di un’insalatiera di patatine fritte ovviamente gratis.
Non ha importanza, poi, se tra gli effetti collaterali crescono i seni anche ai maschi o a lungo andare viene il tumore al colon o inspiegabilmente vengono la diarrea ed il vomito (forse è una qualche forma influenzale fuori stagione). L’importante è avere tanto e pagare poco.
Ma ben venga la mozzarella con la diossina, i surgelati scaduti da dieci anni, il vino allungato con il metanolo: è solo quello che ci meritiamo.




















































Uhm… ancora una volta, Maurice, devo pero’ pormi dalla parte opposta della barricata, cioe’ quella del consumatore.
Certo che se il risotto ci ha il midollo e e’ fatto con lo zafferano abruzzese eccetera eccetera deve costare di piu’ di uno fatto senza midollo, con la curcuma eccetera eccetera. Ma il costo del prodotto che ti pigli al ristorante e’ fatto, correggimi se sbaglio, in minima parte dal costo della materia prima.
Prendi un piatto di spaghetti pomodoro e basilico. Quanto costa? uhm…. un euro di pomodoro? cinque centesimi di olio?, dieci centesimi di pasta?, l’acqua per lessare, basilico e sale li offri tu? Ah, una bella spolverata di parmigiano alla fine e la cipolla per il soffritto del sugo! Aggiungi anche il gas per cuocere il tutto… diciamo che arriviamo a due euro? Facciamo cinque? Facciamo dieci, proprio per abbondare?
Be’, prova ad entrare in un ristorante a mangiare un piatto di spaghetti pomodoro e basilico e mi sai dire.
Okay, tu dirai, ci sono gli altri costi eccetera eccetera. E vabe’, ti do’ ragione, del resto se voglio un piatto di spaghetti pomodoro e basilico senza preoccuparmi del servizio, della presentazione e dell’arte con cui sono stati cucinati, faccio prima a starmene a casa mia.
Ma se mi dici che il ristorante che la differenza di prezzo e’ giustificata dall’uso di chianina piuttosto che di simmental mi sa che sbagli.
Ricordo i racconti di mia mamma, che quando era giovane aveva un negozietto di abbigliamento. Quando un articolo rimaneva invenduto per lungo tempo, sai che faceva? Aumentava il prezzo, cosi’ la gente entrava e a bocca aperta diceva “azz! costa un occhio nella testa, vuol dire che e’ di ottima qualita’!!!” e quell’articolo finiva in un battibaleno.
Certo c’era senz’altro chi entrava e valutava quell’indumento con occhio esperto e alla fine diceva “questa roba fa schifo anche se costa tanto” e non la acquistava. Ma di esperti del genere ce ne sono pochi in circolazione.
Forse pero’, per un artista/artigiano (e in questo includo anche te, in senso positivo), la soddisfazione per il prorpio lavoro non dovrebbe venire dal guadagno, ma dalla soddisfazione del cliente. Tu sei bravo perche’ cucini bene, mica perche’ fai i soldi!
Certo che con questa soddisfazione non ci paghi le bollette, e quindi non staro’ qui a discutere i tuoi prezzi (al piu’, se non posso permettermeli, non vengo da te a mangiare!)
io sono d’accordo su tutta la linea. Aggiungo che - purtroppo - la filosofia del tanto (cibo) a poco (prezzo) è stata sfruttata da uno stuolo di dilettanti che dietro il nome “agriturismo” nascondono scarsa qualità, scarso servizio e - appunto - dilettantismo.
E ciò sta screditando anche i pochi “agrituristi” seri.
Sono felice, per una volta di non far parte della “gente comune”! E’ così, è vero, basta rimepire la betoniera al minor prezzo possibile. Ma anche perché nelle case spesso si mangia merda: Quattro salti in padella, sughi pronti, prosciutto in blister, minestrone in latta, verdura già condita solo da agitare. Il che è molto triste, e non mi si venga a dire che è per “questioni pratiche”: chiunque, anche se torna a casa alle otto di sera, può avere il tempo di condirsi un’insalata e farsi un uovo, o una mozzarella… Sempre meglio di quelle terribile cose precotte.
E quindi, uno che è abituato a mangiare glutammatissimi cibi ultra-saporiti, non è più in grado di distinguere i sapori autentici: il risotto con il preparato di certi ristoranti non è diverso da quello in bustina, ma c’è l’illusione che l’abbia fatto un cuoco sul momento. E se ce n’è tanto, ancor meglio. Però magari spendi per una bottiglia, perchè “ci vuole”, cioè è di moda.
Questa volta mi distinguo, almeno per una volta! Non vado spesso al ristorante perché non me lo posso permettere, però quelle rare volte scelgo bene e soprattutto cerco di prendere piatti con cibi di stagione.
Io sono per una “rieducazione” al mangiar bene e personalmente, nel mio piccolo, lo sto facendo e ne sono orgogliosa: a mio figlio, che ha nove mesi, non ho mai comprato un omogeneizzato o un succo di frutta. Me li sono sempre “prodotti” da sola, e adesso che può mangiare di tutto ma non posso usare il sale, cucino con le erbe aromatiche.
Maurice, scusa, un momento di autoesaltazione ci voleva, il lunedì mattina….
Concordo con Ruben su tutta la linea.
Non posso permettermi di andare al ristorante spesso e ci vado quindi abbastanza di rado, ma quelle poche volte cerco sempre luoghi dove poter comunque mangiare bene, cose diverse da quelle che faccio io (sennò che gusto c’è?), cercando comunque di limitare i danni al portafoglio. Non è facile, ma a guardare bene si trova sempre il ristorantino giusto. Insomma, qualità e non quantità.
un abbraccio
Gallina
Non stupirti, Maurize, delle idee espresse da un sacco di persone. Scusa l’autopromozione, ma prova a dare un’occhiata qui, e vedrai che si tratta d’una visione tutt’altro che dura a morire.
Desolante leggere critiche a Marchesi da gente che forse non l’ha nemmeno visto da lontano.
PS: mi hai fatto venir voglia di smacafam. Nel tuo ristorante ne cucini?
Che cazzata ho scritto, ho messo un “tutt’altro” di troppo.
Avete già detto moltissimo voi.
Ok, ma non hai detto se cucini o no gli smacafam.
No, Tommaso, anche perché non è un piatto della mia mia valle e lo trovo “leggermente” pesante.
è il bello dei blog… tutti possono dire la loro, come quei due tipi su marchesi. che comici… la bestia si pasce e l’uomo sa mangiare diceva brillat savarin. per tutto il resto c’è mastercard
Caustico, Aldo, ma preciso!
Io penso che non bisogna prendersela con la gente “normale”. Perché è la maggior parte di questa gente qui che fa andare avanti l’economia della ristorazione.
A volte penso semplicemente che magari uno c’ha voglia di trovare al ristorante quello che trova a casa, ma senza fare la fatica di cucinarlo. E non solo l’eccezionalità dell’alta cucina.