Mag 27 2008
Piccoli capitalisti piangono
Titolo1 sulla pagina di sinistra: "La revisione della politica di promozione turistica".
Occhiello: "Buratti: "All’offerta d’alta qualità corrisponda un turismo adeguato" - "Fiaschetti: Inversione di rotta prima che sia troppo tardi".
Titolo 2 sulla pagina di destra: "Turismo internazionale, Trentino in affanno".
Occhiello: "La ricerca CISMET/Cà Foscari evidenzia una situazione non proprio rosea per la nostra provincia: peggior calo d’Italia della spesa dei turisti".
E’ arrivato stamani il mensile della Confcommercio trentina e involontariamente mi si è aperto proprio al centro, alle pagine 32 e 33, con i titoli che ho riportato. Purtroppo non esiste una versione online da mettere a disposizione di tutti. Purtroppo parlo a nuora perché suocera intenda, anche se so che la nuora (italiana) ci sente benissimo, ma la suocera (trentina) non legge queste righe.
Per capirci, i due articoli traggono spunto da uno studio condotto dal Ciset dell’Università veneziana di Cà Foscari e presentato nella città lagunare l’11 aprile scorso. Il giornale della locale Associazione dei Commercianti - che raggruppa tutti gli operatori del settore del turismo - riporta quindi i pareri del presidente dei pubblici esercizi, Giorgio Buratti, e l’omonimo delle agenzie di viaggio, Carlo Fiaschetti.
Chi vive tutti i santi giorni nel territorio e lontano dai palazzi conosce benissimo cosa sta succedendo, ogni giorno si interroga sul da farsi, e bestemmia contro chi sta nei palazzi e non muove un dito perché le cose cambino.
Parlo di palazzi non a caso: nella mia trasferta statunitense un giorno mi sono recato presso la sede della corrispondente Confcommercio americana dello Stato del Maine, non di una piccola provincia (o contea come dicono loro). Bene, l’ufficio nazionale dell’associazione ristoratori non era più grande di 4 metri quadrati. Venite a Trento ed ammirerete i grattacieli dell’Associazione, a cui si aderisce in maniera obbligatoriamente spontanea per mantenere un esercito di burocrati privati.
Che il turismo trentino sia arrivato ai più bassi livelli di qualità lo sanno tutti, ma da almeno una quindicina d’anni tutti fanno finta di niente.
Imperversa ed impera la legge dei grandi numeri imposta dalle società delle funivie, dove per salire su un impianto sia il notaio che il ragazzotto di Bratislava pagano lo stesso biglietto, o forse quest’ultimo paga di meno perché si presenta con altri 299 ed ottiene lo sconto comitiva.
Di questa mentalità si sono appropriati gli albergatori il cui unico obiettivo è il tutto pieno, a qualsiasi prezzo. Non importa se quanto pagato dal cliente non serva neppure a pagare il riscaldamento, l’importante è riempire.
Siccome non è il mio lavoro, un giorno chiesi ad un albergatore se a parità di ricavi (poniamo: 100 ospiti a 50 euro contro 50 ospiti a 100 euro ciascuno) il guadagno netto era uguale. "No - mi rispose - con meno gente si guadagna di più perché si riducono le spese".
Non ho nulla in contrario che anche i ragazzotti di Bratislava o i contadini del Sussex si godano la loro settimana bianca, ma si dà il caso che certe categorie arrivano qui con le scorte perfino di acqua, per non pagare un centesimo di extra oltre il prezzo della mezza pensione.
In molti alberghi al buffet delle colazioni del mattino c’è il cartello con il divieto di asporto, resosi necessario quando si sono accorti che nello zainetto finiva anche il pranzo di mezzogiorno. E d’altra parte, nessuno sembra essersi mai chiesto come mai croati e sloveni trovano più conveniente venire a sciare qui piuttosto che andare sui campi vicini di Kranjska Gora.
Chi aveva acquistato qui la seconda casa per le vacanze da tempo l’ha già rivenduta, per trasferirsi in altre valli dove per sciare non occorre fare un’ora di coda ed orde di imbirrati hooligans non ti spezzano le punte degli sci pascolandoci sopra.
E poi ci si chiede come mai in Val Badia nel giro di un chilometro vi sono tre ristoranti (di alberghi) stellati, Val Badia apertasi per ultima al turismo dopo essere stata fino a ier l’altro solo una valle di contadini.
Ora qualcuno chiede di invertire la rotta prima che sia troppo tardi. Signori, l’ora è scaduta da un pezzo senza che ve ne siate accorti.



















































