Archive for Giugno, 2008

Giu 30 2008

Ruspante doc

Published by Maurice under Alimenti

Mia madre era solita dire: il tempo è galantuomo, traducendo un vecchio motto fascista che a Venezia suonava: credere, obbedire, combater - dove combater in laguna non significa fare la guerra, ma più prosaicamente chissenefrega.
Senza affannarmi, senza diventar matto, dopo aver pensato e cercato qua e là inutilmente la montagna, finalmente la montagna è venuta da Maometto. Erano anni che avevo questo chiodo fisso, e finalmente forse ho trovato il contadino "ruspante" sotto casa che mi procurerà qualche buon pezzo di carne "vera".
Non è che finora io abbia cucinato scarti o vitello Montedison, solo che mi sono affidato - e per la quantità continuerò ad affidarmi - al grande distributore che ha anche la qualità, ma non certo ruspante.
Clienti toscani, che si sono avventurati sulla mia tagliata, hanno dovuto riconoscere che è pari - se non meglio - di molte loro fiorentine. Quindi la qualità c’è già.
Per caso (o per altri motivi, non so) il Fabrizio ieri mi ha portato un intero fegato di vitellone, appena macellato, uno splendore di fegato che ho tagliato in quattro parti, messo sottovuoto ed abbattuto. La settimana prossima, dopo che saranno cresciuti ancora un po’, mi porterà tre bei coniglietti, ovviamente già macellati, scuoiati e pronti all’uso. C’è possibilità di avere anche qualche gallina o qualche pollo, la prima per finire lessa, il secondo arrosto. In prospettiva si potrebbe pensare anche a comperare un vitellino appena nato, lasciarlo in adozione al contadino finché sarà arrivata l’ora di finire sulla tavola.
(Capisco che buttata lì così la storia può fare un po’ di raccapriccio anche ai carnivori ma, signori, questa è la realtà: gli animali domestici si tirano su per poi ucciderli e mangiarli: mors tua vita mea, dicevano i latini, e non c’è nulla di più vero)

Il Fabrizio è un bravo ragazzo, semplice ma non sempliciotto, figlio di famiglia contadina, che alleva le bestie con un occhio rivolto alla tenerezza dei vitellini e dei pulcini, ma con l’altro occhio attento all’economia del prodotto, perché alla fine di prodotto si tratta.
Come tale finirà sulla tavola dei miei ospiti con la dicitura scolpita a caratteri cubitali: vitello libero, gallina e pollo ruspanti, coniglio di fattoria. Ne sono orgoglioso già da adesso, spero anche di essere compreso e ricompensato.

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Giu 27 2008

Fumus persecutionis

Published by Maurice under Senza categoria

Eletto nel 1946 all’Assemblea Costituente, il "divo" Giulio Andreotti siede da 62 anni nel Parlamento italiano. Personaggio discusso, ha superato indenne tutte le inchieste ed i processi senza manipolare, abrogare o fare leggi ad personam.
Alphonse Gabriel Capone, meglio conosciuto come Al Capone, fu arrestato e condannato in base a 23 capi d’imputazione.
Bettino Craxi, leader del Partito Socialista nonché capo del Governo, a seguito dell’inchiesta Mani Pulite si trovò al centro di una ventina d’inchieste.
Gianni Agnelli, presidente della Fiat dal 1966 fino alla sua morte avvenuta nel 2003, non risulta sia mai stato processato per alcun reato.

Silvio Berlusconi, imprenditore e presidente del consiglio, davanti all’assemblea fischiante della Confesercenti ha dichiarato mercoledì scorso di avere a suo carico 789 indagini penali, da quando si è messo in politica. Secondo il cavaliere questo sarebbe un complotto dei giudici comunisti per arrivare dove solo Dio e qualche kamikaze terrorista (questo lo aggiungo io) potrebbero arrivare: toglierlo dalla scena politica italiana una volta per tutte, ribaltando la volontà della maggioranza degli elettori.

Da cittadino comune le dichiarazioni di Berlusconi mi hanno fatto riflettere ed ho fatto qualche breve indagine, soprattutto su Wikipedia, che non credo sia uno strumento in mano alle toghe rosse o ad altre affiliazioni estremiste e sovversive.
E’ possibile - mi sono chiesto - che una persona normale collezioni così tante indagini a suo carico? Io ho avuto una sola incriminazione per un reato di responsabilità oggettiva, e sono sicuro che i miei lettori non abbiano avuto neppure quella: in condizioni normali non è che uno sia perseguitato dalla magistratura.
In condizioni straordinarie, quando una persona ricopre o ha ricoperto un’alta carica istituzionale, o quando è notoriamente un gangster, quante indagini a suo carico può accumulare? Neppure Andreotti, Craxi, Agnelli o Al Capone, che pure hanno avuto grande potere ed hanno frequentato ambienti non del tutto cristallini, hanno collezionato in tutta la loro vita quasi ottocento inchieste a proprio carico, ammesso che il dato sia vero.

C’è qualcosa che non mi torna. E’ solo fumus persecutionis o oltre al fumo c’è anche l’arrosto? Se è vera la prima ipotesi, allora abbiamo proprio dei magistrati che non valgono una cicca, visto che sono riusciti a beccare e a far condannare gente come Totò Riina e Gaetano Badalamenti, ma che con quasi ottocento indagini non sono ancora riusciti a mandare al fresco l’uomo di Arcore.
Possibile che quasi ottocento indagini siano tutte bufale?

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Giu 26 2008

Indietro come i Gamberi

Published by Maurice under Cucina, Guide

In un paese allo sbando, senza speranza né prospettive né sforzi pubblici per risorgere, anche la cucina di questo paese è allo sbando. Da una parte ci culliamo sugli allori di una cucina creativa, mediterranea, naïf, come se dire territorio, stagionalità, dop, doc o altre belle parole sia il toccasana per tutti i mali.
Dall’altra grandi e piccoli, stellati ed ignoti, tutti ci stiamo arrabattando con costi di giorno in giorno sempre maggiori ed incassi che diminuiscono in maniera proporzionale: non occorreva l’Istat per farci sapere che i consumi sono ulteriormente calati di oltre il 6 percento (3 assoluto + 3 di aumento dei prezzi), lo vediamo da soli tutti i mesi quando tiriamo le somme e la cinghia.
Ognuno tenta qualcosa, secondo - e spesso oltre - le proprie possibilità, ma Davide non può nulla contro un Golia sempre più gigantesco ed agguerrito.

Chi legge questo blog legge anche il Papero Giallo dove il direttore del Gambero Rosso lunedì scorso ha lanciato una pietra, scatenando una valanga di oltre 120 commenti.
Fino a ieri, si fa per dire, la guida del Gambero non si faceva scrupoli ad incensare i menu dai cento euro in su. Poi la crisi più nera: anche le posaterie d’argento accusano il colpo e tentano di risollevare le sorti aprendo il secondo ristorante, questa volta popolare se non proprio proletario, con prezzi più democratici (ma fino a ieri, allora, cosa avete venduto?).
Ecco quindi che anche il Gambero tenta di adeguarsi, prima focalizzando il proprio obiettivo sulle trattorie dove si fa da mangiare come una volta, poi proponendo una guida "senza voti - gioite o voi che predicate alle genti l’empietà del voto - ma con precise descrizioni dei piatti perché vuole essere una guida del buon mangiare, non dei migliori architetti o scenografi".

A parte il fatto, come ha fatto osservare qualcuno, che guide del genere esistono già e solo il Gambero dall’alto del suo piedestallo non se n’è accorto, a parte questo sembra che la parola d’ordine della cucina italiana attuale sia diventata: povero è bello.

Via allora gli architetti e gli scenografi, via il lino e la fiandra, via il cristallo e l’argento, via i quadri d’autore alle pareti e le salette riservate al dopo pasto con sigari e cognac. Ammesso che il Gambero misuri o crei una una tendenza, il futuro prossimo è riservato alle sedie di paglia rigorosamente vintage, i tavoli traballanti sulle piastrelle consumate, l’oste con la penna sull’orecchio, il vino (e l’acqua di rubinetto) in brocca, la tovaglia magari a quadretti bianchi e rossi. Farà tendenza anche la foto del Duce alla parete?

Non so cosa stia succedendo, ma - a mio modesto avviso - non è che vestendoci da poveri diciamo qualcosa di nuovo. O sarà finalmente il nostro momento, noi che non abbiamo mai potuto permetterci i tovaglioli con i merletti di Burano, noi che ci siamo sempre fatto scrupoli ad avere un menu che superasse i trenta euro, noi che abbiamo privilegiato il lardo o la salsiccia fatta in casa rispetto al tartufo d’Alba o al lardo di Colonnata?
Vedremo la prossima guida.

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Giu 25 2008

Libertà molto limitata

Published by Maurice under Ristorante

Domani è festa. Succeda quel che succeda, ma domani è festa, si chiude, non si cucina.
Sento già il solito rompiballe che, vedendoci in borghese a spasso per la piazza dirà: volevo venire a mangiare da voi, ma siete sempre chiusi? Ma vaffan…, dopo due settimane senza chiusura infrasettimanale, posso anch’io riposare un giorno?
Due settimane in cui sono riuscito a malapena ad essere presente sul blog con qualche pensiero, due settimane in cui non ho avuto il tempo di aprire il FeedReader, e lei mi dice che siamo sempre chiusi? Vaffa due volte.
Sono ormai decenni che esiste il riposo domenicale per tutte le categorie e la Chiesa ha alzato la voce quando si è parlato di liberalizzare l’orario di apertura dei negozi, ricordando che la domenica è il giorno dedicato al Signore. A Parigi è quasi impossibile trovar da mangiare la domenica, ma noi che non siamo a Parigi per chiudere dobbiamo scegliere il giorno della settimana che è meno redditizio. Noi abbiamo scelto il giovedì.

Ma per certi clienti sembra una bestemmia: un ristorante non dovrebbe chiudere mai, nessun giorno, nessuna ora. Non dovremmo neppure mangiare o andare in bagno, perché un ristoratore o un cuoco dovrebbero essere sempre disponibili.
Però gli uffici chiudono alle 2, a mezzogiorno il venerdì. Se hai mal di denti alle 9 di sera devi fare chilometri per trovare la farmacia di turno, se ti prende una colica alle 10 di sera col cavolo che viene il tuo medico di famiglia, se ti viene la peritonite al sabato pomeriggio te la tieni fino al lunedì mattina, quando riaprono le sale operatorie. Anche per un’estrema unzione il parroco ha i suoi orari, e per mia madre ho rischiato che arrivasse troppo tardi.

Ma un ristorante no, deve essere sempre aperto e sempre disponibile.
Quando è nato mio figlio, anzi quando mia moglie era in preda alle doglie, alle 5 del mattino ero al bar (chiuso) in attesa che arrivasse l’ostetrica del paese per darle un’occhiata. Un gruppo di pescatori in cerca di caffè si era accalcato alla porta e signorsì che ho dovuto aprir loro prima che me la buttassero giù: se ero lì avevo il dovere di far loro il caffè e loro avevano il diritto di entrare!

Il ristoratore ed il cuoco non lavorano, quindi non hanno diritto di riposare. Tutti gli altri sì.

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Giu 24 2008

Sono proprio buono

Published by Maurice under Costume & Società

In fondo in fondo sono un buono. Nonostante le vicissitudini di una vita intera, brontolo, mi arrabbio, strepito, ma alla fine sono un buono.

Se un branco di bamboccioni chiede da mangiare quando la cucina è chiusa da un pezzo penso che si sono fatti le pippe fino a quel momento prima di accorgersi di aver fame. Non vado a pensare che sono una banda di rapitori e stupratori di bambini che sono usciti a festeggiare il malloppo proveniente dall’ultimo riscatto.

Se la nostra Nazionale passa per il rotto della cuffia la prima fase degli europei penso che nelle grandi competizioni internazionali abbiamo sempre faticato nelle prime partite. Non penso certamente che abbiamo un sistema calcio da terzo mondo che pensa più al suo contratto d’ingaggio che all’onore di una maglia.

Se usciamo ai quarti di finale dopo i rigori, penso che una Nazionale che si rispetti, campione del mondo in carica, non doveva arrivare ai rigori. Non penso che il CT sia un poveruomo, che non capisce che il capocannoniere della Bundesliga non può risolvere la partita se deve andare in difesa a prendersi i palloni, scartare tutta la squadra spagnola e metterla nel sacco. Non penso che il CT sia un fantoccio messo lì per far finta che il calcio nostrano è duro e puro, se convoca il capocannoniere italiano e lo fa giocare un tempo e mezzo, se non si rende conto che in quattro partite abbiamo segnato solo una rete, e per di più su calcio piazzato.

Se non abbiamo mai vinto un torneo internazionale di calcio quando il Cavaliere era ed è capo del governo, penso che la palla è rotonda. Non penso che il nano porti una sfiga maledetta.

Se credevo che fosse finita una stagione e ne fosse iniziata un’altra, all’insegna del facciamo il bene del Paese, e mi ero illuso di dar credito alle buone intenzioni, è perché sono un buono. Non penso, invece, come fa Di Pietro che la volpe perde il pelo e non il vizio, ed ancora una volta è più importante pararsi il culo in un processo per corruzione piuttosto che pensare alla gente che non arriva a fine mese, al Paese che (sette su dieci) è il più sfiduciato d’Europa, che ha una produzione industriale che ci pone al terz’ultimo posto sempre in Europa, che saremo costretti tutti a chiudere le nostre piccole attività. No, non lo penso.