Giu 26 2008
Indietro come i Gamberi
In un paese allo sbando, senza speranza né prospettive né sforzi pubblici per risorgere, anche la cucina di questo paese è allo sbando. Da una parte ci culliamo sugli allori di una cucina creativa, mediterranea, naïf, come se dire territorio, stagionalità, dop, doc o altre belle parole sia il toccasana per tutti i mali.
Dall’altra grandi e piccoli, stellati ed ignoti, tutti ci stiamo arrabattando con costi di giorno in giorno sempre maggiori ed incassi che diminuiscono in maniera proporzionale: non occorreva l’Istat per farci sapere che i consumi sono ulteriormente calati di oltre il 6 percento (3 assoluto + 3 di aumento dei prezzi), lo vediamo da soli tutti i mesi quando tiriamo le somme e la cinghia.
Ognuno tenta qualcosa, secondo - e spesso oltre - le proprie possibilità, ma Davide non può nulla contro un Golia sempre più gigantesco ed agguerrito.
Chi legge questo blog legge anche il Papero Giallo dove il direttore del Gambero Rosso lunedì scorso ha lanciato una pietra, scatenando una valanga di oltre 120 commenti.
Fino a ieri, si fa per dire, la guida del Gambero non si faceva scrupoli ad incensare i menu dai cento euro in su. Poi la crisi più nera: anche le posaterie d’argento accusano il colpo e tentano di risollevare le sorti aprendo il secondo ristorante, questa volta popolare se non proprio proletario, con prezzi più democratici (ma fino a ieri, allora, cosa avete venduto?).
Ecco quindi che anche il Gambero tenta di adeguarsi, prima focalizzando il proprio obiettivo sulle trattorie dove si fa da mangiare come una volta, poi proponendo una guida "senza voti - gioite o voi che predicate alle genti l’empietà del voto - ma con precise descrizioni dei piatti perché vuole essere una guida del buon mangiare, non dei migliori architetti o scenografi".
A parte il fatto, come ha fatto osservare qualcuno, che guide del genere esistono già e solo il Gambero dall’alto del suo piedestallo non se n’è accorto, a parte questo sembra che la parola d’ordine della cucina italiana attuale sia diventata: povero è bello.
Via allora gli architetti e gli scenografi, via il lino e la fiandra, via il cristallo e l’argento, via i quadri d’autore alle pareti e le salette riservate al dopo pasto con sigari e cognac. Ammesso che il Gambero misuri o crei una una tendenza, il futuro prossimo è riservato alle sedie di paglia rigorosamente vintage, i tavoli traballanti sulle piastrelle consumate, l’oste con la penna sull’orecchio, il vino (e l’acqua di rubinetto) in brocca, la tovaglia magari a quadretti bianchi e rossi. Farà tendenza anche la foto del Duce alla parete?
Non so cosa stia succedendo, ma - a mio modesto avviso - non è che vestendoci da poveri diciamo qualcosa di nuovo. O sarà finalmente il nostro momento, noi che non abbiamo mai potuto permetterci i tovaglioli con i merletti di Burano, noi che ci siamo sempre fatto scrupoli ad avere un menu che superasse i trenta euro, noi che abbiamo privilegiato il lardo o la salsiccia fatta in casa rispetto al tartufo d’Alba o al lardo di Colonnata?
Vedremo la prossima guida.























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Be’, forse e’ arrivato il vostro (ristoratori) momento, nel senso che chi era ricco ora e’ un po’ piu’ povero e potra’ permettersi il vostro locale. Non certo il nostro (clienti) momento, noi che prima potevamo permetterci il vostro locale ed ora ce lo possiamo permettere sempre di meno.
Bé il Direttore probabilmente sta preparando il suo futuro, legittimo. Se ne accorge tardi ? Non credo sai. In rete è vero che ci sono dei socialrestaurantaggregator, ma onestamnete capire qualche cosa di più dell’indirizzo e del prezzo non è facile. Ci ha provato VG, la sua idea non è male, La descrizione del cibo, le foto.. ecc. Il problema in quel caso per me sono due: è ancora concentarto sul top di gamma (stellati) e sui punteggi, che io non abiuro, è abbastanza “indeciso”.
Allora ben venga una guida inrete che se sono nella provincia di Trento mi fa vedere “El Barba” qualche suo piatto, la foto della location e tutto il resto, compresi i link al tuo sito e a questo blog. E mi apra finalmente le porte a quei ristoranti che ancora una famiglia di quattro persone può ancora permettersi.
Marco
Forse Dario non hai ancora capito che se i clienti stanno male, i ristoratori stanno peggio, perché oltre ad essere loro stessi consumatori sono anche investitori. Se hai qualche amico bancario, prova a chiedere.
:-) Maurice,
Per la verita’ io volevo solo essere un po’ sarcastico e provocatorio, infatti non penso proprio che, come dici tu, ora che i ricchi sono un po’ piu’ poveri la tua clientela aumenti: e’ vero che un po’ di ricchi impoveriti si adegueranno ai tuoi standard, ma e’ anche vero, come dicevo, che un po’ di persone che prima erano abbastanza ricche da permettersi i tuoi standard ora non lo sono piu’.
E non credo nemmeno che i tuoi standard (di prezzi) rimangano gli stessi semplicemente perche’ hai lo stesso numero di clienti, alla fine dovrai adeguarti anche tu, come il resto del mondo, al progressivo impoverimento generalizzato.
Inoltre non penso che sia poi cosi’ generalizzato l’impoverimento. Cioe’, noi ceto medio diventiamo piu’ poveri, i poveri fanno la fame, ma i ricchi diventano piu’ ricchi, perche’ l’impoverimento nostro non segue la legge naturale ovvia che detterebbe una migliore redistribuzione delle ricchezze, ma l’accresciuta aggressivita’ dei ricchi.
Detto questo, pero’, aggiungo che no, non lo capisco.
Non capisco come sia possibile che se il cliente non puo’ permettersi il ristorante, il cliente dovrebbe mai preoccuparsi del benessere del ristoratore. Il ristoratore non e’ messo peggio. Semplicemente la sua attivita’ si basa sul fatto che il cliente gli dia i propri soldi in cambio del bene (il pasto) e del servizio. Ma se il cliente non puo’ sganciare quei soldi perche’ non ce li ha, il cliente mi sembra sempre il primo a rimetterci le corna. Certo, il ristoratore e’ il secondo, ma solo dopo che il cliente ci ha rimesso le sue.
Se io vengo a rubare del cibo nel tuo locale e’ perche’ ho fame. A prescindere dalla moralita’ del furto, se io ho fame e tu hai cibo, quello dei due che sta peggio sono io.