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Lug 15 2008

Un giorno di ordinaria follia

Published by Maurice under Costume & Società

Sono un po’ tardo nel capire le cose, ma alla fine ci arrivo anch’io.
Perché il prezzo del petrolio continua a crescere e "gli esperti" dicono che non si fermerà finché non avrà raggiunto i 200 dollari a barile? Perché la BCE continua ad alzare i tassi di interesse? Perché il ministro Tremonti vuole introdurre la Robin Tax contro petrolieri e banche? Quale nesso c’è tra i vari fatti?
Non l’avevo ancora capito: chi sta speculando sul barile non sono gli arabi, ma sono le banche di tutto il mondo (comprese le nostre) che tentano di recuperare quanto hanno perduto e perderanno con la crisi dei subprime, dei mutui immobiliari americani.

Nello stesso attimo che dal TG scopro questo piccolo dettaglio, mia figlia mi porta un’altra bella notizia: che la banca locale, sulla quale l’Università ha liquidato ancora al 16 giugno l’ultima rata della borsa di studio, non ha notizia del mandato e di fronte alla nostra carta che canta faranno delle non meglio precisate "ricerche".

Se c’è una cosa che, da sempre, mi fa venire il sangue agli occhi è essere preso per i fondelli. Potete offendermi con i peggiori epiteti, ma nulla mi fa veder rosso come l’essere preso in giro.
Due notizie, due fatti, uno distante, quasi astratto, l’altro reale, tangibile, ma reso astratto dal linguaggio del burocratese, mi hanno fatto andare il sangue alla testa: mi sono sentito tanto Michael Douglas in quel giorno di ordinaria follia.
Purtroppo non ho un fucile a pompa, ma solo un telefono. Di fronte ai clienti straniti ("Ma dove siamo capitati?" devono aver pensato) ho fatto una semplice telefonata in banca, per chiarire alcune cosette. Non ho la più pallida idea di chi era il malcapitato che mi ha risposto, se era il direttore o un fattorino che passava di là per caso, ma la cosa non mi interessa, perché dobbiamo renderci conto che sono le persone fisiche che danno forma reale alle entità astratte, concetto sul quale tornerò fra poco. Sta di fatto che un’ora dopo, e prima che scadesse il termine che avevo dato io, la somma era stata trovata e già girata ed accreditata sul conto di mia figlia in un’altra banca.

* * * * *

Sono arrivato ad un punto tale che non riesco più a tollerare di essere preso in giro. Il bicchiere da tempo è stracolmo.
Lo Stato tutela chi o, meglio, lo Stato tutela me? Non ho il potere di farmi le leggi per tutelarmi, e se chiedo allo Stato giustizia può succedere - se mai l’avrò - che ne possano beneficiare i miei figli. Cosa fare allora? Rassegnarmi?

Prima di tutto lo Stato, come le banche, le assicurazioni, tutte quelle cose che sembrano essere solo delle ragioni sociali, impariamo a capire che hanno nomi e cognomi ben precisi.
"Ma cosa ne possono gli impiegati o il direttore della filiale dietro l’angolo?" mi chiede mia moglie.
Risposta: da che parte stanno? tutelano i miei interessi o fanno esclusivamente gli interessi della loro banca? Se è così loro sono la banca.

In alcune parti del nostro Paese la latitanza dello Stato ha autorizzato la nascita di forme di autodifesa malavitose; in tempi relativamente più recenti molte persone hanno creduto giusto imbracciare il fucile ed andare sulle montagne, più tardi c’è chi ha voluto riscoprire la lotta armata contro lo stato borghese, sbagliandone completamente gli obiettivi (l’unico target raggiunto, dal loro punto di vista, è stato il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, che ha segnato anche l’inizio della loro fine).

Per molti versi mi sembra che la storia stia tornando, tale e quale. Non mi stupirei se alle tante storie di ordinaria follia singola si arrivasse ad un compattamento della protesta, in una nuova versione della guerra di liberazione, che non è certamente salire su un palco, scrivere su un blog o prendersi per mano e fare quattro salti intorno.
Nei prossimi giorni potremmo prendere in esame alcuni metodi di autodifesa, se non ci inviteranno come ospiti nelle regie galere.

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