Lug 17 2008
Il fattore C ed il fattore S
Correva l’anno 1986. Il Milan stava ancora leccandosi le ferite delle due retrocessioni in serie B (nell’80 per il Totonero e nell’82 per essere arrivato in coda al campionato) quando venne acquistato da un certo Silvio Berlusconi che lo affidò ad un certo Arrigo Sacchi.
Trovatosi in mano una rosa di brocchi come Ruud Gullit, Marco van Basten, Frank Rijkaard, Franco Baresi, Carlo Ancelotti, Giovanni Galli, Pietro Paolo Virdis, Daniele Massaro, Filippo Galli, Sebastiano Rossi, Roberto Donadoni, Paolo Maldini, Mauro Tassotti, Marco Simone, Alessandro Costacurta ed altri sconosciuti, Arrigo Sacchi fu capace perfino di vincere uno scudetto e qualche coppa internazionale, prima di finire a sparare ai piccioni sui canali televisivi.
Se il Presidente avesse nominato allenatore della squadra un imbecille come me, il Milan non avrebbe fatto di meno di quello che ha fatto: quando tutto gira alla perfezione è scontato vincere. (Sì, ci sono anche le eccezioni, di squadre con un presidente che colleziona campioni come le figurine Panini e riesce a vincere solo a tavolino, ma sono eccezioni che confermano la regola.)
Il Bettino di santa memoria incappò con il suo governo nei meravigliosi anni del boom, tanto da diventare noi, Italietta, la quinta potenza economica mondiale, con tanto di diritto di sedere da allora al tavolo con gli altri grandi nel G8.
La fortuna aiuta gli audaci, lo sapevano anche gli antichi: l’intelligenza e la bravura da sole non bastano, occorre anche il fattore C per vincere, che non è una dote innata come l’orecchio per la musica o la mano da pittore.
Il fattore C va e viene. Uno può essere sfigato nel DNA, ma di certo prima o poi una botta di C arriva anche per lui, quando meno se lo aspetta; viceversa, quello che sembra aver avuto tutto dalla vita - denaro, denaro ed ancora denaro, donne, potere privato e pubblico, successo a più non posso - prima o poi avrà la sua buona dose di fattore S, come sfiga, trovandosi ad esempio ad aver a che fare con una metastasi non operabile al cervello (si fa per dire, s’intende).
Del fattore S pare stia cominciando a far incetta anche Sua Maestà: in tre mesi esatti dalla sua ascesa al trono
- l’inflazione è arrivata ai livelli del ‘99, raddoppiando nel solo anno appena trascorso
- i tassi sui mutui sono i più alti dal 2002
- il petrolio ogni giorno registra un nuovo massimo
- il Paese è entrato in piena recessione
- la popolarità sua è crollata di 4 punti e quella del suo governo di 3. Non è moltissimo, ma è già un bel campanello d’allarme per chi è intoccabile per diritto divino.
Il buon Bettino, finito il fattore C, dovette scappare ad Hammamet per un pugno di monetine scagliategli contro davanti all’albergo; vuoi vedere che Sua Maestà finisce come Luigi XVI?



















































