Lug 24 2008
La casseula? Afrodisiaca, senza dubbio
In attesa che Dario pubblichi la ricetta di famiglia della casseula (e rimando al suo blog anche una ricerca sull’etimologia del termine casseula, a beneficio dei non-milanesi), confesso cosa rappresenta per me uno dei piatti meneghini più tipici, e spero non in via di estinzione.
Correva l’anno di grazia 1970 in quel di Ibiza, ridente isola delle Baleari dove mi trovavo in vacanza. In un albergo fresco di inaugurazione e pieno di turisti in prevalenza germanici conosco per caso alla reception due graziose fanciulle, le uniche oltre a noi con il bel passaporto color vinaccia con lo stemma della Repubblica in oro.
Va da sè che in men che non si dica si instaura tra noi un sano legame patriottico di esuli gaudenti all’estero. Non è che fosse molto difficile fraternizzare fra concittadini: una delle due esibiva due metri di splendide gambe perfette che spuntavano da una minigonna vertiginosa (color giallo, lo ricordo ancora) la quale, scendendo le scale del bar dell’hotel, lasciava vedere abbondantemente anche lo slippino bianco. Peccato che a quei tempi non fosse ancora stato inventato il tanga.
Da cosa nasce cosa, e dal patrottismo linguistico siamo passati in breve agli strusciamenti in discoteca. Finita la vacanza doveva finire, come di rito, anche l’avventura, ed invece un mio viaggio a Milano divenne l’occasione per rivedere la fanciulla coscialunga.
Dopo l’aperitivo in uno dei milioni di bar sotto la Madonnina a base di Campari e rapanelli - geniale abbinamento che non ho trovato più da nessuna parte - la fanciulla mi ha invitato a pranzo a casa propria, dove la madre aveva preparato la casseula, anche se eravamo ancora in estate.
Non ho termini di paragone per dare una valutazione sul piatto, essendo stata la prima ed ultima volta che l’ho mangiata, ma credo senza ombra di dubbio che fosse fatta a regola d’arte, splendida, ingorda, goduriosa, voluttuosa.
Ecco, se dovessi dare un giudizio sul cibo più afrodisiaco che abbia mai mangiato devo dire che per me la casseula lo è in assoluto. Merito della ricetta della mamma o delle gambe della figliola?
Meglio di due dozzine di ostriche servite ad una cena offerta da amici a Jesolo, qualche estate dopo, e molto meglio di altri piatti di pesce azzurro da Duilio, a Caorle, finiti in gloria non per merito della cucina, ma del fascino del futuro chef.



















































