Lug 26 2008
Magri per legge
Ne abbiamo parlato e discusso non più tardi di tre giorni fa ed ecco con puntualità svizzera arriva la notizia che il giudice federale della Grande Mela, Richard Holwell, ha ordinato che nei menu sia indicato anche l’apporto calorico di ogni alimento.
Non varrebbe la pena tornarci su se non fosse per alcune altre cosette da aggiungere.
Il buon giudice pensa evidentemente che indicare le calorie sia un deterrente al mangiar pesante o al mangiar tanto, come le scritte sui pacchetti di sigarette. Sfido qualunque ex fumatore a dichiarare con onestà se ha smesso di fumare perché convinto dalle scritte: all’inizio, appena apparse, tutti le hanno lette con curiosità, magari hanno contribuito a qualche fugace meditazione sui danni del fumo, ma ora fanno parte del marchio come qualsiasi altra scritta. L’importante per il fumatore è la sigaretta e niente più.
La stessa fine faranno le indicazioni caloriche sui menu: una rottura di scatole per chi deve apporle, una curiosità iniziale per chi le legge, una serie di caratteri inutili con l’andare del tempo.
Non vorrei che sulla scia di questa iniziativa anche da noi si arrivasse a scemenze del genere.
Il rimedio, se si vuol trovare, sta a monte.
Da una parte occorre un’educazione alimentare che non si improvvisa quando ci si siede al tavolo del ristorante. Parte fin dalla prima infanzia, dalla famiglia e dalla scuola, come tutte le belle o brutte abitudini, convincendo i mass media a dare una corretta e continua informazione, inculcando stili di vita salutari.
Se proprio vogliamo intervenire per legge (anche nel paese che si ritiene meno invasivo nel privato al mondo) è obbligare innanzitutto i produttori di materie prime e quindi i manipolatori di alimenti a standard di qualità.
E’ una bufala dire che questa lattina contiene olio d’oliva, quando la percentuale di quest’olio è il 10% ed il resto è chissà cosa: visto con i miei occhi da un grossista "italiano" in America. E’ solo un piccolo esempio, ma potremmo citarne a iosa, dalle salse e dai fondi preconfezionati dall’industria ai latti addizionati con la più ampia fantasia di vitamine, integratori (?) e schifezze varie.
Ma qui il discorso diventa più complicato, visto il business che ci sta dietro. E’ più facile obbligare il negozietto di computer ad una determinata norma piuttosto che imporre alla Microsoft determinati comportamenti.
O imporre all’aeroporto di Washington una stanzetta di tre metri per tre (senza aspirazione) per gli irriducibili del fumo piuttosto che obbligare la Philip Morris all’eliminazione della nicotina. Alle potenti lobbies nessun politico ha mai pestato i piedi.























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