Ago 24 2008

I nuovi padri

Published by Maurice at 22:56 under Ristorante

Stasera, a servizio chiuso, vale a dire con tutti i clienti serviti, la cucina già tutta sistemata e pulita.
Esco dal ristorante per godermi una birra ed una sigaretta nel fresco della notte. Cinque minuti spaparanzato con le gambe distese quando sento delle voci dietro di me: una famiglia di madre e padre fra i 30 ed i 35 anni, figlia attorno ai 6 anni e nonno che chiude la fila.
Lui: - C’è ancora gente, entra.
Lei (titubante, sta per aprire la porta e mi vede): - Buonasera.
Io: - Buonasera. Volevate mangiare?
Lui (con la boria del padano "Pago-e quindi-pretendo"): - Perché non si mangia più?
Io: - Dopo una certa ora prendiamo solo su prenotazione.
Lui (ancora più borioso): - Noi abbiamo prenotato.
Io: - Mi dispiace, le prenotazioni le prendo io e voi non avevate prenotato.
Lui: - Guardi bene in fondo alla pagina.
Io (comincio ad incazzarmi): - No, nessuna prenotazione.
Lui: - Allora dove si può mangiare?
Io: - Provi in cima al paese, c’è un altro ristorante…
Lui: - Ci siamo già stati, è chiuso.
Io (stringendomi nelle spalle): - …
Lui: - Non c’è nessun altro?
Io: - Provi nelle pizzerie (che sono il tuo posto ideale, imbecille).

Non varrebbe la pena tornare su questi episodi, per fortuna rari, ma che continuano a persistere, se non fosse per alcune considerazioni.
Il cliente "Pago-e quindi-pretendo" è duro a morire: è il tipo che fuori dell’ufficio non si degna di darti nemmeno un consiglio nel suo campo, però tutti devono essere ai suoi piedi sempre e comunque, quello il cui lavoro è l’unico che vale, quello degli altri è m.
Con cortesia ed umiltà, adducendo magari una scusa che sia veramente plausibile, si può ottenere tutto dal sottoscritto, ma quando mi sventolano sotto il naso il loro status di parvenu, è come il rosso per il toro.

Se hai già verificato da un’altra parte che sei abbondantemente fuori orario, abbassa la cresta e chiedi cortesemente se "per caso c’è ancora la possibilità di mangiare qualcosa" dimostrandoti comprensivo sul fatto che sei in ritardo.
E poi, io sono la ruota di scorta?: - Sai cara, visto che la Paris Hilton non posso averla, mi accontento di te. Mi vuoi sposare?
Sicuramente il lui in questione è talmente ignorante da non sapere la differenza tra me e "l’altro" ristorante, ma la cosa per me è comunque offensiva.

Terzo, ma non ultimo argomento. Questi sono i nuovi genitori. Non penso al fatto di tirare in giro una bimba fino ad ore strane senza darle cena, ma al fatto ben più grave di mentire spudoratamente di fronte ad un figlio.
La lezione che quella bimba stasera si porta a casa è che è lecito e normale mentire pur di arrivare al proprio scopo. Questa è la società che questi nuovi genitori stanno costruendo. Proprio bravi.

8 commenti a “I nuovi padri”

  1. darioil 25 Ago 2008 alle ore 15:41

    Ma scusa, che ore erano?

  2. Mauriceil 25 Ago 2008 alle ore 16:33

    Era l’ora che il signore che diceva di aver prenotato da me, era passato prima nell’altro ristorante che era già chiuso, come tutti gli altri.

  3. darioil 26 Ago 2008 alle ore 08:20

    Maurice, sai cosa mi stupisce sempre dei tuoi post?
    Che la realta’ che descrivi e’ completamente diversa da quella che io (utopisticamente?) mi immagino della gestione di un ristorante… o almeno del rapporto tra ristoratore e ristorato.

    Quando vado in un ristorante mi piace essere servito (”servito” e non “riverito”!!!) da qualcuno a cui piace servirmi. Il suo non e’ un lavoro come quello dello spazzino o dell’impiegato, il suo e’ un lavoro piu’ come quello di un artigiano. Di uno cioe’ che ama quello che crea, e lo crea per farne godere a coloro che gli acquistano quel prodotto. Mi piace quando, quelle rare volte, mi intrattengo (in orario o fuori orario) con lo chef o con il cameriere (se il cameriere e’ un professionista, “artigiano” anche lui, non certo uno stagionale che, per quanto simpatico possa essere, non e’ motivato dal suo lavoro), e parlo dei suoi piatti, lui dall’alto della sua esperienza, io dal basso della mia ignoranza. Amo farmi una cultura culinaria. E lo chef o il cameriere amano avere questo rapporto, amano insegnarmi un pezzo della loro cultura, non certo perche’ amano me, ma almeno sembrerebbe perche’ amano il loro mestiere, e quindi amano comunicarlo con le persone predisposte ad apprezzarlo.

    Invece tu descrivi sempre un mondo fatto di cafoni che vengono a cena nel tuo ristorante, allo scopo di soddisfare il loro appetito cosi’ come riuscirebbero a farlo anche in un Mc Donalds (io invece raramente entro in ristorante per sfamarmi - ci entro invece per gustarne la cucina), e, giustamente, si pigliano di rimando lo scarso rispetto del ristoratore. Si meriterebbero anche piu’ cafonaggine…

    Leggendo i tuoi post mi viene da concludere che i clienti come me non ci sono piu’ (o non ci sono mai stati?). Mi viene quindi da chiedermi quanto deprimente possa essere il tuo mestiere, che pare ormai solo finalizzato a soddisfare una mandria di cafoni!

  4. Mauriceil 26 Ago 2008 alle ore 09:04

    Hai centrato perfettamente come stanno le cose.
    Quando un cliente come te mi chiede qualcosa, divento un fiume in piena, e do consigli, pseudo segreti, “svelo” le mie ricette, le mie ricerche, tutto quello che in definitiva piace a me e che piace al cliente, che da quel momento non è più un cliente, ma un ospite o ancor più un amico.
    Purtroppo succede così raramente che il lavoro diventa spesso deprimente, con clienti che non capiscono una mazza, o almeno che non sono in sintonia con il mio pensiero. Certo, non si può pretendere che siano tutti dei gourmet, ma neanche degli operai alla mensa aziendale, con tutto il rispetto per gli operai.

  5. darioil 26 Ago 2008 alle ore 11:07

    :-) rispetto per gli operai certo. Ma nessuna pieta’ per le mense aziendali (ti auguro di non assaggiare mai quella della ditta dove lavoro!)

  6. Mammamsterdamil 31 Ago 2008 alle ore 21:49

    Sai, i bambini sono meno stupidi di quello che pensiamo. Quella bimba lì ha visto sulla sua pelle che se suo padre racconta palle non gli danno da mangiare e manco lo prendono sul serio. Secondo me, avrà imparato a non mentire.

    Io comunque da un ristorante sono scappata e ho scelto un altro lavoro. Anche per via dei clienti di questo tipo.

  7. Mauriceil 31 Ago 2008 alle ore 22:33

    Benvenuta. Spero per la bimba.
    Come sta un’italiana ad Amsterdam? C’è sempre ancora tanto… fumo? Beh, non lamentiamoci qui: hai visto cosa ne è venuto fuori da un controllo a Verona, uno su tre si era fatto di alcool, e uno su due di droga. Mica male.

  8. Mammamsterdamil 31 Ago 2008 alle ore 23:02

    Io sono sposata con un astemio (e sono aspirante sommelier AIS, vabbé) e nessuno dei due ha mai fumato in vita sua.

    Cosa vuoi che ti dica. cosa, faccio, un mucchio di cose, un decimo circa sta sul blog.

    Ciao,
    ba

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