Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0


Archive for ottobre, 2008


L'ordine è stato raccolto ed eseguito 0

Posted on ottobre 31, 2008 by Maurice

Invito chiunque a rileggersi il post di sabato 25 ottobre.

Prima Kossiga il 23 ottobre suggerisce testualmente:
"Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto… dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli… ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano".
E’ la cronaca di quanto successo mercoledì a Roma. Lo ha riconosciuto perfino quel fascistone di Bontempi (Matrix di mercoledì sera) registrando la chiarissima volontà dei Carabinieri di lasciare la piazza libera per l’azione di pestaggio delle squadracce nere ai danni degli studenti.

L’ordine partito direttamente da Berlusconi – "da 40anni la sinistra rovina la scuola; è ora di dire basta" – è stato raccolto dai suoi colonnelli con la svastica e con le stellette ed eseguito: picchiate, picchiate, picchiate.
Il capo del governo si considera il duce ed agisce da duce.
Lo avevamo già visto a Bolzaneto al vertice del G8, ora la sua strategia si va consolidando, contro i nomadi, contro gli immigrati, contro i sindacati dell’Alitalia, contro gli studenti, fresca fresca contro i writers, ma anche contro il Presidente della Repubblica  ("la legge elettorale non si tocca"), addirittura contro l’Unione Europea ("Non ci facciamo intimorire dall’Europa").

Questo governo delle menzogne e dei manganelli dove ci porterà? Non occorre essere profeti per prevedere quanto sostiene Kossiga: "credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese".
E’ una legge fisica, oltre che politica: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.
In mancanza di una minima parvenza di attenzione democratica verso la società civile, che invocare il dialogo è come chiedere una grazia a Sant’Antonio, i gruppi più incazzati troveranno che l’unica soluzione ai problemi è il ricorso alla P38 di cara memoria.

Spero almeno che la prossima generazione di terroristi sia più concreta di quella degli anni ‘70. Allora gli obiettivi "strategici" erano qualche graduato delle forze dell’ordine, qualche sindacalista, qualche dirigente industriale, qualche giornalista, ed un solo politico, Aldo Moro.
Oggi il potere reale è nelle mani di un solo uomo che si crede invincibile, tutto il resto è truppaglia porta ordini e dischi rotti che ripetono le falsità del duce imparate a memoria (ma chi era quell’ineffabile registratore travestita da parlamentare di FI a Matrix?).

Si prospettano tempi duri per la democrazia, in attesa che arrivino quelli ancora più duri per l’economia.

Perché succede 0

Posted on ottobre 30, 2008 by Maurice

Sabato scorso è morto per una leucemia fulminante Il tennista Federico Luzzi. Aveva 28 anni. Ex membro della squadra azzurra di Coppa Davis, Luzzi, nativo di Arezzo, in carriera era arrivato ad occupare la 92.ma posizione nel ranking Atp durante la stagione 2002.

Nello stesso momento il figlio di una coppia di nostri amici, che chiamerò Andrea, sta preparandosi al trapianto del midollo spinale donatogli da un americano. Andrea ha 29 anni, è cresciuto con mio figlio, hanno fatto le elementari nella stessa classe, alle medie erano in classi differenti ma hanno continuato a condividere la loro amicizia, che continua anche oggi a centinaia di chilometri di distanza.
Nessuno sa se il trapianto risolverà la malattia, iniziata un anno fa, proprio di questi giorni.

La madre di Andrea quando ci incontriamo ed affrontiamo l’argomento, continua a chiedersi perché succedono queste cose, come a dire: perché è successo proprio a noi?

Affrontare l’argomento della morte, delle malattie gravi, delle tragedie umane è quanto mai difficile. Chi ne è vittima se è molto religiosa può dare una risposta di fede, trovare un sostegno nel trascendente, ma se il proprio credo non è così saldo, tende a vedere in Dio l’angelo malvagio che si accanisce con cieca determinazione.
Da persona razionale si potrebbe rispondere: perché è "naturale".
Inutile andare a spiegare la degenerazione delle cellule che impazziscono: sono cose impalpabili come i buchi neri di cui pochi conoscono le cause remote.
Il tumore è "naturale" come il raffreddore, lo tsunami, il terremoto o un’eclisse. Difficile da dire, difficile da capire, ancor più difficile da accettare.

Non vorrei che dietro a quel perché della madre di Andrea ci sia una sorta di assunzione di responsabilità per qualcosa che ci tocca, ma di cui non siamo responsabili, quasi che portare noi il carico sia alleviare le sofferenze altrui.
E’ comprensibile che un genitore gioisca e soffra assieme al figlio per i suoi successi o le sue pene, ma non può sostituirsi a lui. Nel bene e nel male ognuno di noi ha da vivere la propria vita insieme agli altri sì, ma sempre da solo, come quando di nasce e si muore.

Voglio vivere in campagna 0

Posted on ottobre 29, 2008 by Maurice

Il modo più stupido di affrontare un’emergenza è gridare Al lupo, al lupo e scappare. Non vorrei essere tacciato di questo, dopo i post delle ultime settimane sulla crisi internazionale della finanza, per cui diamo anche qualche piccola ricetta su come cavarsela in tempi di depressione.

Nel lontanissimo 1981 ho acquistato dal Club degli Editori un bel libro di John Seymour, Per una vita migliore, ovvero Il libro della sopravvivenza, ripubblicato proprio quest’anno (coincidenza o tempismo?) sempre da Mondadori in versione ridotta che – se vi interessa – potete trovare online qui e qui. Tutto il volume gira attorno al concetto di tornare alla terra come stile di vita, insegnando come sopravvivere con mezzo ettaro o con due ettari: dissodare il terreno, seminarlo, coltivarlo, allevare delle bestie, macellarle, costruirsi tutto ciò che serve per vivere naturale, tutto questo viene proposto con tanto di disegni old style molto accattivanti.
Se qualcuno vuole farsi una cultura più estesa può sempre farsi un’intera libreria specializzata, ma questo "manuale delle marmotte" per adulti fai-da-tè è già un buon punto di partenza. Ovvio che auguro a me e a tutti di non dover ricorrere a questo libro come la futura bibbia, ma è bene essere preparati.

Proprio ieri un qualche tg dava notizia che nella sola città di New York sono già tremila i Community garden, piccoli fazzoletti di terra tra un grattacielo ed un altro, dove i cittadini si sono messi insieme e coltivano un piccolo orticello domestico. Anche gli italiani, popolo di navigatori e contadini, da sempre si dedicano a tirar su insalata e pomodori nei tre metri quadrati a disposizione, sia che siano sulla terra madre sia sul balcone.

Verso la metà egli anni ’80 anch’io mi sono dedicato all’orticoltura. Tramite un amico ho preso in affitto 40 metri quadrati di un prato inutilizzato, con mia moglie abbiamo provveduto ad eliminare le zolle d’erba, vangarlo tutto, e seminare una varietà di ortaggi per la nostra famiglia.
E’ stata la prima esperienza di "coltivatore diretto", dettata più dalla curiosità e dalla voglia di fare qualcosa che dalla necessità economica. I risultati – per essere stata la prima volta – sono stati lusinghieri ed avrebbero dato frutti migliori se fossi rimasto lì ancora per qualche anno.
Oggi sto meditando seriamente di trasformare in serra una frazione dell’orto di famiglia, in modo da poter avere per tutto l’inverno l’insalata e qualcos’altro da mettere in tavola a costo zero e ad alta qualità. Non è come fare le parole crociate, ma sicuramente la soddisfazione morale ed economica bilancia la fatica.
Vogliamo lanciare una nuova moda? Chi ha la fortuna di possedere una casa fuori città già si dedica a questa pratica, ma anche chi vive in pieno centro può sempre cercare un appezzamento minimo da coltivare vicino a casa. Sono aperte le sottoscrizioni e tutti i contributi sono ben accetti.

Giulio Tremonti: chi l'ha visto? 0

Posted on ottobre 28, 2008 by Maurice

Dopo il vertice americano dei grandi, il nostro ministro dell’economia Giulio Tremonti è scomparso dalla circolazione, anche quella mediale, se facciamo eccezione della sua presenza il 20 ottobre scorso alla presentazione del libro di Lorenzo Bini Smaghi. Non c’era neppure al vertice di Pechino e c’è da chiedersi: che fine ha fatto il ragioniere di Sondrio?
Non ci sarebbe da meravigliarsi se anche lui, in pieno ciclone finanziario, avesse preferito i massaggi di Messegué allo studio di misure per cercare almeno di arginare il diluvio universale. Si sa, quando la fogna tracima chi ha i tacchi alti non si sporca le brache, però un minimo di responsabilità istituzionale vorrebbe che si facesse almeno presenza.

Ma il Giulio minor nazionale, pur con tutti i suoi difetti, non mi pare il tipo da olii e balsami, o comunque non ha ancora l’età per i restauri. Quindi: chi l’ha visto?

Non è che ne sentiamo la mancanza mediatica. Piuttosto che apparire al TG2 a dire che la crisi non c’è, che è tutta un’invenzione della sinistra, e che se c’è l’ha provocata la minoranza che non lascia lavorare chi è stato investito del mandato dagli italiani, è meglio che se ne stia zitto e non appaia in video.

E’ che, mancando lui, non ce n’è uno che sappia la differenza tra un rating e un euribor, neanche il presidente del Consiglio che appena si addentra in campo finanziario spara boiate, pardon, fa affermazioni che i giornali travisano.
Due son le cose: o questa crisi è talmente spaventosa che non c’è rimedio, o anche Tremonti non sa che pesci pigliare.
Diciamo onestamente che nessuno di loro si aspettava un crollo del genere; se solo se lo immaginavano, di certo Berlusconi avrebbe anche truccato il risultato elettorale pur di non doversi pigliare questa patata bollente. E l’Italia da sola può solo cercare di attutire i danni.
Ed è altrettanto lampante che mancano del tutto le idee per affrontare la situazione. Oltre a fare qualche energica iniezione di liquidi, peraltro fin qui rifiutati dalle banche, non c’è nessun’altra proposta, neppure all’orizzonte.
Nessuno si aspetta che il governo decida di ridurre drasticamente le tasse per ridare fiato alle famiglie e alle imprese, queste sono solo promesse elettorali.
Allo scoppio del temporale si sono rifugiati tutti sotto l’ombrellone, speranzosi che sia una nuvola di passaggio o, coscienti che si tratta di un monsone che durerà molto a lungo, fanno finta di niente e spostano l’attenzione sui grembiulini ed il maestro unico.

E’ facile fare i lupi di mare quando il vento di qualche nodo viene da poppa e si va bordeggiando tra la Costa Smeralda e la Costa Paradiso. I veri capitani si vedono quando devono passare Capo Horn con i Quaranta Ruggenti che vogliono far affondare la barca. Solo allora si vede chi ha fegato e sa come arrivare in porto.

 

Mangiare in collegio 0

Posted on ottobre 27, 2008 by Maurice

Le medie ed  il ginnasio le ho fatte in un collegio rigorosamente maschile, dai preti non in riformatorio, come qualche maligno avrà subito chiosato. Far da mangiare e mangiare in duecentocinquanta persone non è semplice come sembra, soprattutto se arrivano a tavola tutti insieme.
Avevamo due grandi sale, due refettori come si chiamano in termini collegiali, uno per quelli delle medie, ed uno per le classi superiori, con una grande cucina che serviva entrambi (non pensate ad Harry Potter né a certa iconografia cistercense, quanto piuttosto ad una moderna mensa aziendale).
A turno settimanale un gruppetto di noi faceva da cameriere: andavamo al pass della cucina per ritirare il carrello con i piatti, li servivamo in tavola, portavamo via i piatti sporchi e servivamo i secondi, quando tutti si erano alzati sparecchiavamo i tavoli e preparavamo per la cena o la colazione del giorno dopo.
Era un compito ben gradito perché dalla cucina ci trattavano con un occhio di riguardo, avevamo un orario più libero rispetto al resto della classe, e poi si sbirciava in cucina dove, oltre alle suore cuoche, c’erano delle ragazzine carine della nostra età con le quali ci scambiavamo occhiate clandestine.

I pasti sono sempre stati frugali, niente alta cucina, ma sempre sani e sufficienti. Non credo che allora ci fossero dei dietologhi o dei nutrizionisti che calcolavano le calorie: bisognava alzarsi da tavola sempre con il posto per una caramella – era solito dire il Padre Rettore – ma se avevi fame c’era spesso la possibilità di un bis.
Il menu del pranzo era composto da pastasciutta, carne e verdura, mentre alla sera in genere c’era la minestra, formaggio o salumi e verdura. Da bere acqua fresca di rubinetto, ma anche un quartino di vino dal ginnasio in su.
Esistevano anche i menu personalizzati per chi doveva stare a dieta; per un anno ho pasteggiato mezzogiorno e sera con riso bollito, verdura cotta e bistecca alla griglia, alimenti che adoro tuttora.

Un piatto che le nostre suore facevano con maestria erano le polpette. Croccanti fuori e tenere dentro, gustosissime, ne avanzavano sempre ed era una festa quando arrivava il vassoio per un bis: un giorno ne ho mangiate senza ritegno quattordici prima di vergognarmi a chiedere la quindicesima.

Quello che invece nessuno – che non abbia fatto il collegio – sa o immagina è come si mangia. Distribuiti in tavoli da sei, dovevamo mettere in pratica quello che ci veniva insegnato il giovedì durante l’ora di galateo: masticare con la bocca chiusa, non parlare mentre si mastica, usare correttamente il coltello con la destra e la forchetta con la sinistra, non aspirare la minestra dal cucchiaio, pulirsi le labbra prima di bere, ed altre mille regolette per ben figurare anche in società (benedetta quell’ora che imporrei in tutte le scuole dell’obbligo, altro che la maestra unica).
I primi dieci minuti del pasto si consumavano in silenzio mentre uno dei "grandi" leggeva al microfono un libro, dei più svariati argomenti. E’ stato alle medie che ho conosciuto del genocidio degli armeni, culminato con la strage del Mussa Dag. A volte ascoltavamo il giornale radio, come quella sera in cui avvenne il disastro del Vajont, o della musica classica; beh, mangiare con Vivaldi o Beethoven come sottofondo è tutta un’altra cosa, anche se si tratta solo di una frittata.

Di certo le nostre suore cuoche non consultavano i ricettari di suor Germana, ma le rimpiango. E rimpiango soprattutto quell’età.

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