Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0


Archive for novembre, 2008


Pirati della strada e pedofili 0

Posted on novembre 28, 2008 by Maurice

Per i prossimi dieci anni Stefano Lucidi sa già cosa fare: passare il tempo a guardare il soffitto della sua cella. In mezz’ora di camera di consiglio il giudice ha deciso per la sua colpevolezza e gli comminato il massimo della pena per aver investito ed ucciso, drogato, la coppia di fidanzati sulla Nomentana il 22 maggio scorso, scappando subito dopo. Ben gli sta.

L’Italia "occupa il quinto posto nella poco onorevole classifica dei paesi "cacciatori di bambini", dopo Usa, Germania, Francia, Australia. Un esercito di centinaia di migliaia di persone, con un’età drammaticamente in calo rispetto a 10-15 anni fa, che oggi si attesta tra i 25 e i 30 anni" (Conferenza di Rio).

Le due notizie, pirati della strada e pedofilia, non hanno nulla in comune, ma potrebbero averlo.
Il tribunale ha accertato la responsabilità del 33enne a bordo della Mercedes e l’ha condannato. Alla responsabilità penale seguirà quella civile, con il risarcimento agli eredi delle vittime. Ma, come conseguenza accessoria, non è che incarichiamo la Guardia di Finanza a fare una bella indagine sui redditi di quel disgraziato, che a 33 anni si può permettere dosi quotidiane di cocaina e possesso di macchina di lusso?
Lo stesso discorso vale per i pedoturisti: andare in Thailandia o a Cuba o in Brasile tutti gli anni (a volte anche più volte all’anno) non è come prendere la linea 2 della metropolitana, ci vogliono bei soldini nonostante le offerte lowcost, più gli spiccioli per procurarsi il piacere infantile. Li vogliamo monitorare d’ufficio questi giovanotti?

Non dico che la Finanza debba passare in rassegna tutti i possessori di Mercedes o chi per una volta nella vita vuole togliersi lo sfizio di andare a Cuba o a Bangkok, ma un’occhiatina a come nascono certi redditi (e soprattutto come vengono dichiarati) che permettono il bonus della cocaina o dell’abbonamento aereo, questo sì mi sembra opportuno.
Non mi ricordo quale ministro delle Finanze diede l’ordine, ma ad un certo punto le nostre Fiamme Gialle cominciarono a fare l’inventario dei possessori degli yacht battenti bandiera monegasca o panamense ancorate nei nostri porti: ne uscì fuori un bel campionario di evasori nostrani.

Fra indulti, prescrizioni o leggine ad hoc (a certi livelli c’è sempre un padrino che fa passare un emendamento marchetta) si può anche evitare la galera, ma essere toccati sul portafoglio normalmente dà molto fastidio. Lo sanno bene i mafiosi a cui confiscano i beni, vediamo di estenderlo anche ad altre categorie.
Se certe persone non capiscono i valori morali ma solo quelli economici, vediamo di entrare in sintonia con loro e fargli capire la lezione: cash.

Lo spartito è scritto 0

Posted on novembre 27, 2008 by Maurice

Vi sono momenti nella vita di uno chef particolarmente felici. Oggi è uno di questi.
Già da una settimana sono tempestato di richieste di prenotazione per il cenone di Capodanno ed ho temporeggiato fino ad oggi per il semplice motivo che non avevo idea sul cosa fare al 31; insomma, mancava ancora un mese e mezzo e non avevo voglia – in tempo di ferie – di buttarmi a capofitto su ricette, cibi, costi, preparazioni e simili.
Già dovevo preparare il menu dell’inverno, e dovevo farlo in fretta perché alla fine della settimana prossima si riapre.

Aprire una nuova stagione non è semplice. Bisogna pensare – e decidere – prima di tutto al cliente: chi verrà, se verrà? Con i tempi che corrono non sono ottimista, per cui il cliente che verrà vorrà solo risparmiare o si lascierà ancora andare ai piaceri della tavola? Dalle prenotazioni che sono arrivate, più che dalle impressioni dei rappresentanti raccolte in giro (affidabili come le previsioni del tempo), ho scelto una linea di prudente ottimismo.

Deciso questo bisogna fare soprattutto dei conti economici: contattare i vari fornitori, comparare i prezzi, trovare dei prodotti accessibili e magari nuovi per la mia cucina, il tutto per ottenere il massimo reddito con la migliore qualità ed innovazione. Ho scoperto, per esempio, che un mio fornitore vende anche le uova fresche, che non mi aveva mai proposto; comparandole con quelle di un’altra ditta, su una confezione da 6 risparmio quasi mezzo euro, non è molto, ma moltiplicato per quanto consumo alla fine dell’anno vado a risparmiare un centinaio di euro.

Arriva quindi il bello: guardare il menu dell’anno scorso, depennare i piatti che hanno incontrato minor successo e scovare nuove soluzioni.
Lo scibile culinario è talmente vasto che ci si perde quando si deve inventare qualcosa. Tante soluzioni, tanti suggerimenti, tante possibilità che è impossibile ricordarsele tutte; anche ricorrere al proprio ricettario diventa frustrante. Così quest’anno ho inaugurato una strada diversa: dato un alimento, sono andato a ricercare su un sito che so solo io le foto di piatti con quell’alimento. Non ci sono ricette, solo foto, e siccome l’immagine del piatto è il primo momento di contatto tra il cliente ed il cibo, la foto è importantissima per dire subito se un piatto è accattivante o meno.
Scovati i piatti più invitanti, mi faccio la ricetta. Semplice.

In poche ore a cavallo dell’alba ho messo giù il menu dell’inverno, anche se ora devo definire i particolari: ingredienti, metodi di cottura, organizzazione della preparazione e della conservazione, come servire il piatto (anche il contenitore è importante, sempre per l’immagine), come chiamarlo in menu, procedere agli ordini. Il cammino però è in discesa, ormai.

E’ venuto quindi il momento del menu del cenone. Qui il discorso è più difficile, è come la finale di Champions League, o la va o la spacca.
Se al menu stagionale si può porre rimedio cammin facendo – depennare o sostituire un piatto quando ci si accorge che per un motivo o per l’altro non va – a Capodanno non si può sbagliare una virgola, anche perché il cliente paga una bella cifra ed ha tutto il diritto perché la cena sia perlomeno ottima, se non indimenticabile (la scollatura della partner non dipende dallo chef).
Il menu deve partire – se fosse una sinfonia – con un piano che si trasforma in un mosso, per scendere in un andante ma non troppo, riprendere di nuovo vigore ed aumentare d’intensità fino ad arrivare al fortissimo del piatto forte – il penultimo di carne rossa o di selvaggina – che prelude alla chiusura con un largo del dessert.
Sulla carta ci sono riuscito, ho l’imprimatur del Capo e le comunicazioni sono già arrivate ai clienti. Per definire i particolari ho tempo e non devo affannarmi. Forse ora riuscirò a dormire oltre il sorgere del sole.

C'è un limite a tutto 0

Posted on novembre 26, 2008 by Maurice

Anche il sito web più protetto è indifendibile, è solo questione di tempo. Dal momento che l’elettronica è frutto della mente umana, ci sarà sempre un’altra mente capace di forzare tutti codici di accesso, perché sta nel postulato che siamo uomini, non dei, quindi limitati e non assoluti. Per assurdo solo dio potrebbe fare un sistema perfetto, visto che solo lui per definizione è perfetto, almeno secondo la religione e la filosofia classica.
La relatività è sempre esistita, prima che Einstein scrivesse nero su bianco (o bianco sul nero della lavagna?) la sua celebre equazione. Nel mondo che conosciamo non esiste l’assoluto, anche se ci piacerebbe tanto (ti amo per sempre, sconfinato come l’universo), nella pratica esiste il limite, a tutto.
Il sole non avrà una vita eterna, la Terra non può andarsene in giro per il firmamento come vuole lei, due atomi di idrogeno ed uno di ossigeno non fanno un fiume, ma solo un altro atomo, e via di questo passo.

Il capitalismo ed il suo meta-sistema, direbbe Dario, consumistico hanno tentato di abbattere il concetto di limite per ergersi loro stessi a divinità, trasformando il consumatore – non più la persona – in ente metafisico a cui tutto è permesso e dovuto.
Riprendendo gli esempi, se devo parlare a distanza basta un telefono; ma bisogna consumare, ed ecco allora il telefonino per comunicare dappertutto. Ma, avendo una sola bocca con cui comunicare, ecco che è necessario avere due, tre, cento telefonini, per incrementare i consumi a monte, con l’illusione di poter comunicare in maniera illimitata ed assoluta.

Non sono così tanto sicuro, come fa Dario, che ci sia spazio per una morale anche nell’economia e nella politica: ancora oggi ci sono belve – non così rare, purtroppo – anche a casa nostra che la morale l’hanno persa con i denti da latte ed inneggiano ai campi di sterminio nazisti.
Diciamo che spero tanto che da questa crisi finanziaria ed economica globale si esca tutti con qualche regola morale, ed una su tutte: c’è un limite a tutto, in giù come in su.
Come abbiamo posto un limite alla povertà sociale (cassa integrazione, assegni di sussistenza, pensione minima) occorre porre dei limiti anche in alto. Già qualcuno nel sistema capitalistico, non Fidel Castro,  ha cominciato ad affermare che occorrono dei limiti agli stipendi dei manager: certamente questa dev’essere la strada. Una volta soddisfatti i bisogni primari, secondari, terziari e quant’altro, il resto è superfluo, per noi e per chi verrà.

L’impresa deve produrre utili, perché genera sviluppo, occupazione, ricchezza, dovrebbe essere anche ricerca, ma dopo deve guardare oltre. L’uomo, imprenditore o salariato non importa, è giusto che benefici dei frutti del suo lavoro, ma oltre un certo limite non ha più bisogno di denaro, né lui né i suoi eredi. Bill Gates, ex Number One, ha già diseredato (per modo di dire) i suoi figli perché anche loro devono imparare a lavorare ed ha firmato, assieme ad altri magnati, un appello contro la soppressione delle tasse di successione che G.W. Bush voleva introdurre.
Qualcuno la potrà definire moralità, altri filantropia, altri ancora furbizia, di certo è lungimiranza economica, perché le tasse sottratte allo Stato sono servizi in meno alla società… con tutta la filiera negativa che ne consegue.
Ai tempi del centrosinistra la parola d’ordine era che non se ne poteva più delle tasse (a proposito, che fine hanno fatto quelli che lo dicevano ad ogni pie’ sospinto?), ma io ho sempre sostenuto: magari dovessi pagare il 60 percento di tasse! avrebbe voluto dire che avevo guadagnato una barca di soldi impressionante.

Cambierà, cambierà questo vento, come cantava Morandi, perché la speranza non è l’illusione dei poveri, ma una legge naturale: dopo l’inverno viene sempre la primavera.

Lo stellone cadente 0

Posted on novembre 25, 2008 by Maurice

"Le imprese si reggono sui consumi. E’ perciò sui consumatori che dobbiamo fare leva perché le dimensioni della crisi dell’economia reale non siano estreme. Solo questo può fermare un circolo vizioso che va interrotto con forti iniezioni di speranza e fiducia, guardando in faccia la realtà, come noi stiamo facendo".
Così disse il nostro premier a l’Aquila domenica scorsa.
Perfettamente d’accordo sulle prime due affermazioni di principio. Ma l’asino cade sulle proposte: occorrono "forti iniezioni di speranza e di fiducia" che, in termini più tecnici, rispecchia quanto affermato dal rag. Tremonti nell’incontro di ieri sera con le forze sociali ("Nessuna modifica alla Finanziaria").

Immaginiamo la scena. La casalinga di Vigevano se ne va al supermercato, fa la sua brava spesa settimanale, anzi non si fa mancare niente compreso qualcosa in più, va alla cassa e alla signorina che le porge il conto fa un bel sorriso: "Abbia fiducia e speri – la rincuora – la situazione non è drammatica".  Ed esce senza pagare. Ammesso che ci riesca – una volta questo si chiamava esproprio proletario – non è che la direzione del supermercato sia molto contenta; se, poi, questo comportamento fosse generalizzato, neanche le imprese produttrici sarebbero tanto felici.

Come afferma il nobel per l’economia Paul Krugman, bisogna capire sempre cosa c’è dietro alle affermazioni dei governanti. In questo caso mi sembra molto facile: cari italiani, non sappiamo che pesci pigliare per fronteggiare la crisi economica, globale sì, ma anche italiana. Come combattere la recessione? Sono cavoli vostri, cari italiani, perché noi "stiamo guardando in faccia la realtà".
E la realtà è che la squadra che ci governa è bravissima a mescolare le carte, ma di fronte al problema non sa che pesci pigliare, guarda, aspetta e spera nello stellone italico. E’ una maggioranza sempre più in affanno, alle prese con falsi problemi, che – a dispetto di tutti i proclami elettorali sui grandi cambiamenti – quando si tratta di affrontare la realtà sa solo guardarla, ma non sa trovare soluzioni.
E d’altra parte era facilmente intuibile, visto che i problemi sono in mano a ragionieri, veline, periti agrari e gente che ha fatto fortuna grazie alle confraternite massoniche, non a propri meriti imprenditoriali.
E’ dal 1994 che promettono di abbassare le tasse, facendo di questa promessa la propria fortuna elettorale. Bene, è arrivato il momento di mantenere le promesse, se sono capaci una volta tanto di essere sinceri. C’era una volta il patto con gli italiani, lo mettano in pratica. Con la speranza e la fiducia non si pagano i conti, occorrono soldi, non elemosine tipo social card: che il governo faccia la sua parte.
L’obiezione è facile: per abbassare le tasse occorre trovare altre fonti d’entrata, ma questo non è compito dell’osservatore, bensì delle capacità di chi governa. Sennò che ci sta a fare?

Su una cosa ha ragione il premier: come e quando riusciremo ad uscire dalla crisi – per quanto ci riguarda – sarà solo per merito dell’ingegno, della laboriosità, della secolare arte di arrangiarsi degli italiani, non certo per merito della sua dirigenza.

Ma va là? 0

Posted on novembre 24, 2008 by Maurice

Dopo aver fomentato l’allarme criminalità tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008, oggi i tg nazionali hanno ridotto spazio ed enfasi sull’emergenza sicurezza.
A fotografare le nostre angosce è il secondo rapporto Demos, curato da Diamanti per la Fondazione Unipolis, in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia. Cosa emerge? Un Paese sostanzialmente cambiato.
  (Repubblica)
Bella notizia, bel sondaggio che dimostra diverse cose.

Primo. Ho sempre sostenuto che il cosidetto allarme sicurezza non è mai esistito ed è stato costruito ad arte dal centrodestra come slogan per raccogliere voti, come è stato. Ho portato cifre ufficiali che dimostravano che trent’anni fa la situazione era ben più drammatica di oggi, basti pensare ai sequestri di persona ed alle rapine in banca quasi scomparse.
I ladri di biciclette erano forse minori un tempo, ma è aumentata la criminalità domestica, la violenza sulle donne e sui bambini dentro le mura di casa, dove nessun esercito può entrare, dove nessuna ronda nera o padana può mettere piede, dove solo il rispetto, l’educazione e la cultura possono essere dei deterrenti.
E’ cambiata anche la considerazione sugli stranieri, almeno per una percentuale in crescita, fra i quali ci sono i delinquenti ma anche tante persone oneste, come fra noi italiani.
L’ultima strage di Verona dimostra proprio questo: l’assassino era un bravo professionista italiano, una brava persona per tutti, cresciuto in quel nord-est laborioso, xenofobo e razzista. Se la cultura è quella della violenza, prima o poi si scatena contro chiunque, anche contro la propria moglie ed i propri figli. Pensaci, Bossi, pensaci.

Secondo. L’indagine Demos ha dimostrato che buona parte del merito è della televisione, capace di creare o smorzare paure a telecomando. La macchina da guerra del centrodestra conosce fin troppo bene il potere tv, non a caso per Licio Gelli – come per il discepolo Berluskoni – era una priorità del suo programma.
Possedere e/o controllare cinque canali su sette è molto comodo: basta passare una velina ed il gioco è fatto. Ieri è stata la falsa insicurezza, oggi è la falsa tenuta del sistema economico Italia, domani saranno gli ottimi risultati operativi di questo esecutivo.

Terzo. L’intelligenza e la cultura riescono a discernere, a distinguere, a filtrare. Hanno poco da incavolarsi gli elettori del centrodestra se li si definisce poveri di mente: l’indagine ha dimostrato che i terrorizzati dalle notizie tv sono le donne del sud che passano più tempo di fronte alla televisione, che sono le stesse che impazziscono per il nostro premier, e gli danno il voto.
Più cresce la cultura, meno cresce il consenso – come ho già detto altre volte – perché il ragionare con la propria testa è più importante delle veline o degli sms di palazzo Grazioli. Gelmini docet.

Quarto. Usate la testa e non credete alle sue balle: come al solito, sono solo balle.

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