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Non metto in discussione l’opportunità di una simile operazione, ma la notizia non la si poteva dare il 2 gennaio?
Tanti auguri a tutti, anche al signor Ministro che ci vuole tanto bene.
Non metto in discussione l’opportunità di una simile operazione, ma la notizia non la si poteva dare il 2 gennaio?
Tanti auguri a tutti, anche al signor Ministro che ci vuole tanto bene.
Aspettiamo di ora in ora, si può dire, di chiudere i ranghi con le prenotazioni per il cenone di Capodanno. Questo è un appuntamento – come sanno tutti – che permette di chiudere in bellezza i conti di un anno, e quindi ogni ristoratore, ogni chef cerca di dare il meglio di sè per la serata e per il futuro: una gran cena si ricorda con gioia e può essere uno strumento di fidelizzazione del cliente.
Ogni squillo del telefono viene maledetto perché in questi giorni non ci sono momenti per fare salotto, ma nel contempo viene benedetto perché si spera sia foriero di ulteriori conferme.
Quest’anno le prime richieste di informazioni mi sono arrivate via mail addirittura il 7 novembre. Ho temporeggiato con le risposte perché avevo appena iniziato le ferie e non avevo ancora la più pallida idea di cosa avrei fatto il 31 dicembre. Poi, una volta definito il tutto, ho spedito tutti i dettagli. Passata la boa di metà dicembre hanno cominciato a telefonare, per sapere. Ma sapere cosa?
Quando facevo il venditore l’azienda ci aveva istruiti a "vendere" il prezzo alla fine, dopo aver spiegato le varie caratteristiche del prodotto, i vantaggi per il cliente, e quindi le motivazioni per cui quel prodotto era interessante. Mi è rimasta quella forma mentale, e quindi odio la telefonata tipo di questi giorni:
"Buona sera, vorrei sapere se avete ancora qualche posto per il cenone e quanto viene". Sembra quasi un ritornello da call center.
Chiedo scusa, ma a me questa frase mi fa venire gli attacchi di bile.
Tornando ai tempi di quando facevo il venditore, alla solita obiezione – Però, è caro – in prima battuta rispondevo sempre facendo ragionare il cliente:
"Credo che sia d’accordo con me a dire che una Panda a 30 mila euro è cara, mentre una Ferrari a 100 mila è un affare". Il prezzo di un prodotto è o non è caro in base alle qualità intrinseche.
Nel campo della ristorazione, poi, è difficile fare raffronti. Sicuramente è caro un cenone in una pizzeria che mi propone un prezzo superiore al ristorante, indipendentemente dai piatti offerti. Ma fra ristorante e ristorante della medesima categoria il raffronto è un po’ difficile. E’ chiaro che alla Calandre hanno tutto il diritto di chiedere il triplo di quanto chiedo io – perchè lì mangi con le posate d’argento, i bicchieri di cristallo, le tovaglie di lino, il sommelier in sala, eccetera eccetera – ma anche fra pari servizi il prezzo può cambiare considerevolmente. Quindi è stupido prendere l’elenco telefonico e fare il giro di tutti i ristoranti della zona, perché questo è il sistema, non in tempi di crisi, ma presso certe categorie sociali.
Un pasto non è una saponetta Dove o un dentifricio Colgate: basta fare il giro di tre supermercati e trovo il prezzo più conveniente. Già è difficile il raffronto fra due auto – bisogna guardare lo stesso modello, gli stessi optional, la stessa vernice – figuriamoci sul cibo.
Una cena a 30 euro con mortadella scaduta e formaggio ammuffito non può essere paragonata ad una a 150 euro con tartufo bianco, caviale e aragoste del Maine. Quindi, per favore, non chiedete il prezzo per telefono.
Ultima cosa che molti non hanno ancora capito: Internet è una cosa, il telefono è un’altra. Nessun ristorante di questo mondo ha un call center dove un precario passa il tempo a rispondere a tutti i quesiti del cliente. Il ristorante è un luogo dove si corre, in sala ed in cucina, nel servizio e fuori servizio. Posso capire quello che chiama da Roma e che sarà su a fine anno, ma chi è in valle o addirittura in paese ha solo da muovere il culetto e farsi un giro; oltretutto si renderà conto di persona del luogo dove passare l’ultima notte dell’anno, se il personale è carino o antipatico, se c’è pulizia, come sono le luci, i suoni, gli odori, avrà tutte le delucidazioni sul menu e sul prezzo, riuscendo a trattare di persona con altre persone.
Regole di buon senso, mi pare, prima che di galateo.
Ultime battute di quest’anno, superfortunato per i cinesi (ricordate le Olimpiadi? inaugurate alle 8 dell’8 agosto, perché l’8 è un numero magico per loro), ma supersfigato per il resto del mondo, con lo scoppio della bolla finanziaria americana. Anno bisestile che, secondo le superstizioni popolari, si è portato dietro di tutto e di peggio.
Tutti i media si stanno scatenando in questi giorni per dire la loro sui fatti dell’anno, l’uomo dell’anno, il film dell’anno, la pernacchia dell’anno, quel qualcosa che rimanga negli annali della storia e che valga la pena di essere ricordato ad imperitura memoria. Il gioco è facile, e quindi lasciamo ad altri dilettarsi.
Altro gioco che si fa in questi giorni a cavallo di Capodanno è l’oroscopo, l’appuntamento fisso di riviste e televisioni per riempire pagine ed ore di trasmissione con puttanate disquisizioni erudite sui massimi sistemi. Nessuno ci crede, ma guai a perdersi Paolo Fox in tv o il numero speciale di Astra prima che si esaurisca.
Lo chef – che non ci crede, però… – sta al gioco, ma siccome è un gran criticone, prima di andare a leggersi e a vedere le previsioni delle stelle, va a verificare quanto hanno detto l’anno scorso gli esperti dello zodiaco.
L’anno scorso ho scaricato e sistemato per benino gli oroscopi di ben 6 siti "specializzati", raffrontandoli fra loro, per ricavarne ben 11 pagine di profezie. Diciamolo subito: ne avessero imbroccato una! salvo il fatto che Giove era opposto al mio segno per tutto l’anno, quindi è cominciato male e finisce peggio. Su questo erano tutti d’accordo.
Poi c’era qua e là qualche sprazzo di sereno – una buona previsione non si nega a nessuno, come il sigaro e le commissioni di Churchill – che però sono affondate nei buchi neri dello spazio, così come sono nate.
Per il 2009 sembra che Giove se lo becchi qualcun altro: ‘azzi suoi, e tanti auguri. L’ultimo oroscopo mi solleva dicendo che avrò Saturno ed Urano nel segno, quindi rivoluzioni di vita, oltre che sesso, tanto sesso (ma non bisogna essere almeno in due?). Ma, come dice Paolo Fox, bisogna aiutare gli astri, ed ecco allora come mi preparo ai grandi cambiamenti, con un
appello ai colleghi chef
che vivono e lavorano in Crimea, India, Cina, Stati Uniti, Finlandia,
o in qualsiasi altro angolo del mondo:
se vi serve un sous chef, stagionato ma ancora buono, fate un fischio. Preparo la valigia e vengo.
Buon 2009 a tutti.

Filastrocca di Natale,
la neve è bianca come il sale,
la neve è fredda, la notte è nera
ma per i bimbi è primavera:
soltanto per loro, ai piedi del letto
è fiorito un alberetto.
Che strani fiori, che frutti buoni
oggi sull’albero dei doni:
bambole d’oro, treni di latta,
orsi dal pelo come d’ovatta,
e in cima, proprio sul ramo più alto,
un cavallo che spicca il salto.
Quasi lo tocco…
Ma no, ho sognato,
ed ecco, adesso, mi sono destato:
nella mia casa, accanto al mio letto
non è fiorito l’alberetto.
Ci sono soltanto i fiori del gelo
sui vetri che mi nascondono il cielo.
L’albero dei poveri sul vetro è fiorito:
io lo cancello con un dito.
I maschietti sanno già queste cose, quindi mi rivolgo alle femminucce.
Il presidente della FGCI, federazione gioco calcio, Antonio Matarrese, è stato eletto dai presidenti delle squadre di calcio, Galliani per il Milan, Cobolli Gigli per la Juve, Moratti per l’Inter, e così via. Matarrese esprime quindi gli interessi delle squadre che lo hanno eletto, a volte in contrasto con lo stesso Coni, che è l’associazione che riuscisce tutti gli sport italiani.
A latere, indipendente, esiste la federazione che raccoglie tutti gli arbitri di calcio. In una partita sono 3+1 gli arbitri che scendo in campo: l’arbitro vero e proprio, quello con il fischietto ed i cartellini giallo e rosso per le ammonizioni e le espulsioni, gli assistenti (gli ex guardalinee, quelli con la bandierina) ed il cosiddetto quarto uomo, quello con il tabellone luminoso per i minuti di recupero.
Pensiamo per un momento che la federazione degli arbitri passi alle "dipendenze" della FGCI: pensate che certi "errori" arbitrali a favore di questa o quella squadra (che, guarda caso, sono sempre le più forti) diminuirebbero o aumenterebbero? Con quale fiducia sull’imparzialità del direttore di gara scenderebbero in campo un Chievo, un Siena, un Cagliari, un Torino?
Bene, questo è quello che vuol fare il nostro amato premier con la riforma della Giustizia: mettere gli arbitri (i giudici) direttamente sotto il controllo delle squadre (governo). E’ questo che vogliono gli italiani? Il resto sono solo scuse.
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