La Grande Madre America 2
Ricapitoliamo i fatti italiani in questo periodo di crisi economica.
Abbiamo un governo immobile, dilaniato tra il non saper che pesci pigliare e la speranza che sia l’America a risolvere il problema anche per noi.
Abbiamo una sinistra extraparlamentare che gioca al piccolo bioingegnere, dove vince chi riesce a dividere la cellula in quante più microcellule possibili.
Abbiamo un partito cuscinetto che è in ritiro spirituale. Abbiamo un altro partito che si è ritagliato il ruolo di quei cagnolini rognosi che continuano ad abbaiare incessantemente e finiscono con lo scassare i maroni a tutti.
Abbiamo infine un partito di opposizione che si è perso nella nebbia post elettorale e tenta di uscirne, ma naviga sempre più verso il mare aperto.
Lasciamo perdere gli altri poteri istituzionali dello Stato e la stampa, più intenta a correggere le bozze che ad analizzare i contenuti.
Checché ne dica il portavoce ad personam, Paolo Bonaiuti, di Veltroni recentemente ne ho visto solo uno, dalla Gruber ad Otto e mezzo, se era lui. Mi ricordo un Veltroni in una Assisi ventosa, lo stesso – mi pare – a Tor Vergata, ma quello di La7 mi pareva più somigliante a Crozza che al leader del PD.
Per la proprietà transitiva se A è uguale a B, e B è uguale a C, A è uguale a C. Ma la politica non è matematica: se il PDS è stato l’erede del PCI, e il PD è la continuazione del PDS, il PD non è il PCI, tant’è vero che lo stesso Berlusconi non usa più il ritornello del comunismo.
Cos’è cambiato? Una cosa fondamentale, aldilà di etichette, simboli, ideologie, modi di pensare: non c’è più il cordone ombelicale che univa il Partito Comunista Italiano al partito fratello d’oltre cortina.
Diciamocelo onestamente: per quanto capaci i dirigenti italiani, senza l’appoggio della Grande Madre Russia, non avrebbero potuto creare quell’impero elettorale, culturale ed economico che tutti ricordiamo. Prima lo strappo, poi la caduta del muro di Berlino, poi l’esigenza di trasformazione hanno tagliato in maniera completa e definitiva il cordone ombelicale che portava linfa da Mosca a via delle Botteghe Oscure.
Dopo il 20 gennaio in Italia abbiamo una situazione paradossale, con un’opposizione di centrosinistra (ex, post – o come si voglia definire – comunista) più vicina a Washington che non il legittimo governo del paese con il suo strombazzato filo americanismo.
In questo quadro, mi chiedo, a nessuno nel PD è venuto in mente finora di fare un salto aldilà dell’Atlantico per instaurare un "legame di collaborazione" tra quella amministrazione e l’opposizione?
Neanche a sinistra la storia insegna qualcosa.

Il 19,7 dei miei colleghi si è reso colpevole di infrazioni penali, dopo il settore delle carni con relativi allevamenti (33,1%) e gli olii ed i grassi (20,7%). Per le infrazioni amministrative siamo, noi ristoratori, al primo posto con il 34,5%, seguiti sempre dalle carni (32,3%) e dal latte e derivati (14,2%).
Se poi nel DNA si innesta il fervore ideologico della destra contro ogni diversità, ancor più razziale, quello che ne esce è il grottesco: in nome della lucchesità non è possibile – per regolamento comunale – aprire un ristorante che non serva chianina e ceci. Se poi lo chef, in un raptus di follia, mette il couscous o il kebab in menu, rischia la chiusura.
Volendo si potrebbe fare un excursus storico sulla cucina dei ricchi e quella dei poveri, ma ci porterebbe lontano e non ci darebbe la fotografia della realtà attuale.











