Di Belpaese c'è solo il formaggio
Mi sono trovato in disaccordo, molto tempo fa ormai, con La Piccola Cuoca su una tesi che lei sosteneva in un suo post. Con i capelli bianchi ho acquistato qualche grammo (non di più, non esageriamo) di saggezza ed oggi sono costretto a fare autocritica e a trovarmi pienamente d’accordo con lei.
La materia del contendere è semplice: l’Italia è un paese di vecchi, anche perché non rientro (ancora) in questa categoria.
Dal suo breve rientro in patria (di proposito con la p minuscola) la Piccola Cuoca ha riportato a Chennai una cartolina del Bel Paese fatta con il grandangolo ma nitidissima: " l’impressione unica è stata che l’Italia è un paese per vecchi".
Attenzione: non anziani, ma vecchi, che è ben differente. Margherita Hack e Rita Levi Montalcini, sono anziane, non vecchie. Per essere anziani basta avere un’età antecedente al 19xx o al 19yy, dipende anche qui dal metro di valutazione, se sociale, assistenziale o puramente anagrafico; diciamo che dopo i 70 indubbiamente si passa alla categoria degli anziani.
Ma per essere vecchi occorrono ben altri requisiti. Il fattore certificato di nascita non c’entra più, perché si può essere vecchi molto ma molto prima dei 70. La vecchiaia è un modo d’essere, di vivere, di relazionarsi con gli altri e con il mondo intero, di come vedere ed accettare le cose: la ministra Gelmini è vecchia, tanto per fare un esempio, e credo di essere stato chiaro.
Non è detto che non possedere una fotocamera digitale o un laptop, non spedire un sms o non usare l’iPod o l’iPhone siano sintomi di vecchiaia: è il modo di porsi verso questi strumenti che fa di una persona un vecchio. Vedere Internet come un covo di pedofili è vecchio, non essere su Facebook perché non mi interessa può essere snob, ma non vecchio.
"Li ho guardati bene e sembravano soli, incazzati e ammalati", continua la Piccola Cuoca. Ecco, questa in sintesi è la vecchiaia. Non è essere, ma apparire in queste condizioni.
La nostra è una società vecchia perché ci sentiamo soli ed abbandonati da chi dovrebbe proteggerci, incazzati per il clima che ci opprime, ammalati di malattie inesistenti che ci increspano la pelle e l’animo. L’altra faccia della medaglia sono i due milioni di americani che hanno assistito al giuramento di Barack Obama dai prati del Campidoglio: gente di tutte le età anagrafiche piena di speranza in un futuro duro, difficile, ma migliore.
Il futuro italiano ha la faccia di Berlusconi, dopo Palazzo Chigi al Quirinale.
"I pochi bambini visti in giro non erano sorridenti. Gli sorridevi e questi stavano serissimi a guardarti dicendoti con gli occhi: cosa cazzo sorridi a fare? Persone corte già vecchie dentro".
Notizia del Corriere di qualche giorno fa: quasi 1 ragazzo su 10 fra gli 11 e i 14 anni soffre di disturbi mentali. Prendete un bambino in fasce, tiratelo su a pappette di veline, griffes, menefreghismo e slogan leghisti, e ditemi se può avere un equilibrio psichico. E questo è il futuro italiano.
Colpa della crisi economica? "Mi si dice della crisi ma in centro Milano non c’è e non riguarda chi sta in centro. Anzi chiudiamo subito qui la storia: gli italiani hanno doppi fatturati. Quelli dichiarati e quelli in nero. Poi c’è la periferia di Milano e sì i poveri li vedi e li senti" dice la Piccola Cuoca.
La crisi non c’entra. Gli americani stanno forse peggio di noi, ma sono ottimisti perché è la speranza che genera l’ottimismo. La nostra speranza si chiama Brunetta, Tremonti, Maroni, Di Pietro, Galliani, De Filippi, Baudo e Morandi.
Sì, Presidente, c’è proprio da essere ottimisti. Buon ritorno a Chennai, Piccola Cuoca.















La giovinezza non è un periodo della vita, è un atteggiamento della mente, un effetto della volontà,
una vittoria del coraggio sulla codardia, dello spirito avventuroso sull’indolenza.
Non si diventa vecchi solo per aver vissuto un certo numero di anni, ma per aver disertato gli ideali.
immenso chef Lei si sente vecchio come un parmigiano stagionato?
Ossequi
dal suo marmiton lettore stimatore tric e trac
con simpatia pacatamente
:-) se la saggezza si misurasse in grammi, allora io dovrei essere un guru.
Ho due critiche da fare al tuo post.
1) mi pare che se gli anziani (e anche alcuni non anziani) tendono ad essere vecchi, in Italia, ci sia un fenomeno ben peggiore, generalizzato anche nel resto del mondo. Quello che riguarda soprattutto i giovani, che si lasciano piovere in testa senza capirne il motivo. Che non hanno il valore della cultura (e allora puoi anche avere un ministro ben migliore della Gelmini, ma non cambierebbe niente). Che non hanno un’ideologia. Non dico un ideale, ma almeno un’ideologia. Insomma, qualcosa in cui credere che sia collettivo e piu’ significativo dell’ultimo modello di cellulare o delle sneakers all’ultima moda. I giovani di oggi sono tutti dei deficenti, ovunque nel mondo ricco.
2) Non sono piu’ sicuro che la speranza sia meglio della disperazione. L’ottimismo non genera la speranza. Casomai il viceversa. Posso sperare in un mondo migliore se vedo che un mondo migliore e’ possibile. Se ho una vaga idea di quale sia la via d’uscita (ottimismo), sorrido alla possibilita’ che il mondo la percorra (speranza).
E allora la speranza e’ meglio della disperazione? Risponderei di si’ solo se ha solide basi, cioe’ se in effetti vedo la possibilita’ di un mondo migliore se in effetti questa possibilita’ esiste.
Io invece mi sono stufato di queste facce americane in adorazione del loro novello Gesu’ Cristo. Di questi neri che vedono la fine del razzismo, come se Obama potesse farci qualcosa. Di questi disoccupati che vedono la fine della crisi. Come se Obama avesse un programma per farla finire. Di questi americani che credono in un mondo di pace, come se Obama avesse mai intenzione di fermare le guerre. Di chi vuol salvare l’umanita’ dall’autodistruzione, come se Obama avesse in mente qualche misura per ridurre l’inquinamento.
Dal canto mio preferisco incazzarmi, prendere tutti a calci in culo, finche’ non ci sara’ davvero qualcuno che propone qualcosa di diverso. Non mi piace tapparmi gli occhi per far finta che qualcuno, possibilmente affascinante, abbia la soluzione, cosi’ che posso sorridere e tornare sulla poltrona a ingozzarmi di fishburger davanti al superbowl.
E gli italiani in tutto questo sono solo i piu’ ridicoli, secondo me.
Siete veeeeecchi, come dice Toscani. Concordo, siamo vecchi. Siamo vecchi perchè viviamo di rendita, di ricordi che manteniamo rigorosamente evergreen, dai politici alle trasmissioni televisive. E’ quella e sempre quella, Andreotti e i polpettoni domenicali. la nostra Costituzione è vecchia, i nostri libri sono vecchi. Siamo nelle mani dei vecchi. Qual è il nostro ministro più giovane e quale il più giovane della Spagna? Già una carica come il “senatore a vita” dovrebbe essere abolita. E anche la Montalcini dovrebbe lasciare il passo ai giovani, Nobel o non Nobel. Il mondo va avanti, non possiamo vivere di vecchie glorie quando nessuno investe per trattenere i cervelli in fuga. Insomma, ci sarebbe molto da dire, sai che concordo con te.
E poi, diciamocelo: essere cresciuti alla Hawaii aiuta…
oh grazie davvero quale onore!
giusto un appunto al commento di Dario: ho descritto impressioni e soprattutto ho visto cose che m’hanno lasciata perplessa. Non ho guardato la tivvu altrimenti avrei avuto l’animo in subbuglio per mesi. Quello sull’ideologia mi sembra un discorso ‘vecchio’, un vecchio modo di porsi rispetto alla politica. E non voglio scatenare polemiche ma: in India e in Cina nel 2050 ci saranno SOLO giovani e bambini. Sto parlando di dati demografici. In Italia? già solo il fatto che la popolazione giovanile è pari al 17% (MINORITARIA) a me pare un buco. Un buco a prescindere dall’ideologia. Un buco di fatto del e sul futuro. Mi pare un buco ulteriore su quelli che sanno (e usano la tecnologia del computer) e su quelli che non sanno (la maggior parte). Siamo sotto le statistiche europee. Non è un bel segno. Poi a parlare male dei gggiovani siamo capaci tutti. Facciamo Catone il Censore (il Vecchio) che viene sempre bene a tutti passati i 40anni. Io discuto del futuro del paese non in base a qualche principio ideologico, ma partendo dal semplice fatto demografico. Ci sono pochissimi giovani indi per cui non ci si può aspettare niente di nuovo nel futuro e i modelli proposti sono dei e per i vecchi. Cosa ci aspetta se non la decadenza?
Lapiccolacuoca:
Non e’ che mi piacciano tanto le ideologie, ne’! E’ che forse quelle sono meglio di niente. Non e’ che si puo’ inventare un mondo che non crede in nulla, una societa’ che non ha valori comuni se non quelli dettati dai media. Se e’ cosi’ che deve andare il mondo, be’, allora dammi pure del vecchio, che mi fa solo onore.
Il crollo demografico. Okay, l’italia invecchia (d’eta’, quanto meno), e questo e’ palese. E allora, qual’e’ che sarebbe la ricetta del medico? Fare piu’ figli? Cosi’ avremo un ulteriore crescita demografica mondiale e il mondo dovra’ morire di fame ancora di piu’ per nutrire questi giovani delle future generazioni nel quadrante ricco del mondo? Mah, c’e’ un’alternativa. Invece che far nascere i bambini, uccidiamo i vecchi, anche in questo modo dovremmo alzare quel 17%. Ecco, questo sarebbe molto piu’ sostenibile, per questo povero pianeta.
;-) e non dirmi che questa e’ un’idea da vecchi!
Rileggendo il mio primo commento mi rendo conto che in effetti la generalizzazione e’ davvero stupida.
Non e’ vero che tutti i giovani sono deficenti. Ne conosco molti che sono davvero delle belle persone. Pero’ sono una netta minoranza, e mi pare che tutta quella massa senza valori ne’ mete sia quella che detta le regole della societa’ del domani.
E poi mi pare che i giovani non abbiano alcuna colpa, come io, quando ero un adolescente, non avevo un gran merito. Era l’ambiente sociale in cui vivevo che mi condizionava.
Sta di fatto che una volta dalle masse di giovani usciva un messaggio politico. Oggi invece il loro valore e’ quello del consumatore.
Per farci una botta di ottimismo, diciamo che l’acqua cheta dello stagno ogni tanto viene mossa da un qualche sussulto, come l’Onda studentesca che magari non ha un’ideologia, ma almeno qualche idea “contro”, che è già qualcosa rispetto a niente.
@Dario 1: ho avuto un giovane aiuto di cucina moldavo, per nulla ricco, e ti confesso che nella testa c’era il vuoto assoluto, quindi non credo che sia una questione di censo. Se fosse vero che la disperazione genera la speranza, dall’Africa sub sahariana dovrebbero venire movimenti giovanili portatori di grandi valori, ma mi sa che ne abbiano già abbastanza a sopravvivere.
@ Ruben: un pizzico di realismo dobbiamo averlo sempre. Obama non è e non sarà il nuovo Messia: è un americano che tutela gli interessi – in primis economici – del suo paese; importante è che lo faccia secondo i principi etici che lo hanno guidato fin qui.
In Italia per fare un Obama occorrerebbe clonare quattro-cinque persone in un unico individuo. Magari domani esce anche da noi un Obama, ma in questo momento dobbiamo accontentarci di scadenti imitazioni e scegliere in base al principio del meno peggio.
@ Piccola Cuoca: forse non è neanche questione di numeri, ma è vero che i pochi non sono neanche buoni.
Chiariamoci l’idea che la maggioranza stupida detta leggi stupide idem per le minoranze. Non ho detto che il futuro sta nelle nuove generazioni, perché se sono come quelle vecchie addio. Non è una questione di numeri. E’ una questione di impegno. Qui in India io vedo un impegno quotidiano da parte delle nuove generazioni. Una fame di futuro più positivo rispetto al passato perché devono uscire dalla fame. Poi ci sono milioni di rivolte, ribellioni, scioperi, milioni di morti di fame (veri) ma c’è molta energia e vitalità. Cosa che NON ho proprio visto in Italia. Mi ha profondamente impressionato e addolorato il cinismo, la pochezza e la stanchezza. Lasciando stare i discorsi sui gggiovani e sui vecchi. Era un discorso anche sulla qualità di vita. L’allegria, il sorriso, la speranza…cose così non le ho viste ma neanche intraviste. E’ come se ci fossimo seduti perché abbiamo troppo e non sappiamo che farcene da un lato e/o è come se non fossimo proprio contenti di quello che abbiamo.
Esatto, Gio. Ci piacerebbe anche andare da qualche parte, ma non c’è nessuno che ci dica in quale direzione; non sapendo che pesci pigliare ci siamo seduti, e continuiamo a brontolare senza muovere le chiappe.