Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0


Destra e sinistra divisi anche a tavola

Scritto il 27 gennaio 2009 da Maurice

Sembra che ci sia anche una maniera di mangiare di destra ed una di sinistra. Il cambio di guardia alla Casa Bianca sembrerebbe dar ragione a questa tesi che vede i repubblicani amanti della bisteccona texana, al contrario dei democratici più portati al salutismo. E’ solo una tesi perché i Clinton, per esempio, erano tutt’altro che dei cultori della cucina sana e dietetica e dello slow food.
Ed in Italia, come stiamo?

Volendo si potrebbe fare un excursus storico sulla cucina dei ricchi e quella dei poveri, ma ci porterebbe lontano e non ci darebbe la fotografia della realtà attuale.

Roberto Della Rovere scriveva sul Corriere più di dieci anni fa che non esiste questa distinzione: "Negli anni ’70 non c’erano dubbi sul colore politico del cibo. Il caffe’ veniva etichettato inesorabilmente di destra, mentre il the era di sinistra. Cosi’ lo zucchero: quello bianco era, senza possibilita’ di discussione, fascio, mentre quello marrone compagno.
In seguito i colori si sono confusi almeno fino all’exploit gastronomico televisivo di Massimo D’Alema e la consacrazione come cuoco di corte di Gianfranco Vissani da Civitella del Lago (peraltro gia’ pupillo di Federico Umberto D’Amato, uomo dei servizi segreti e non certo di sinistra).
Cosi’ anche Gianfranco Fini ha cercato il suo chef d’area. E tramite l’esperto collega di partito Pino Tatarella l’ha trovato [in Antonello Colonna, NdA], e forse non e’ un caso, a due passi da Fiuggi dalle cui acque e’ nata Alleanza nazionale".
Ma lo stesso Antonello Colonna prende le distanze da questa classificazione, quando dice che esiste solo la cucina buona e quella cattiva.

Dalla mia esperienza risulta che non esistono confini così netti. Spesso troviamo cuochi di sinistra che si rifanno dichiaratamente alla tradizione culinaria: la pasta e fagioli di per se stessa dovrebbe essere di sinistra per le sue origini, ma di destra come piatto della tradizione; così i suoi aficionados stanno dall’una e dall’altra parte.
Diciamo che gli chef sono degli irriducibili paraculo, attenti – giustamente – più al cassetto che allo schieramento politico. Poi ognuno fa le sue scelte: sicuramente l’attenzione al biologico, al risparmio energetico, al chilometro zero, ai prodotti del mercato solidale sta da una parte, mentre l’attenzione esclusiva al guadagno senza esclusione di colpi sta dall’altra.
Alla fine la tavola rappacifica tutti: come diciamo noi italiani, va sempre a finire a tarallucci e vino.

2 to “Destra e sinistra divisi anche a tavola”

  1. ruben scrive:

    E l’aperitivo? gli “alternativi” (cioé come chiamo io quelli che ostentano la loro appartenenza alla sinistra anticonformista e colta, quelli che non si lavano in poche parole) bevono un bicchiere di vino rosso sfuso, che fa tanto proletario.
    Ad eccezione dei Padovani che vanno di spriz.

    I radical chic si fanno una birretta, come la Bignardi. Chiaramente non la solita birra.

    I vecchi socialisti, un Campari o un Martini.

    I forzisti (ricchi o aspiranti), un Bellavista.

    I simpatizzanti del fascio, un vino serio.

    Io, che non mi collo con precisione, mi bevo un semplice prosecchino… ;-)

  2. Maurice scrive:

    Ed io mi associo: cincin!



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