Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0


Archive for gennaio, 2009


Come vivere felici in tempo di crisi 0

Posted on gennaio 26, 2009 by Maurice

"Le prospettive economiche globali si sono deteriorate negli ultimi mesi – ha affermato Bertuch-Samuels, vice direttore del Fondo monetario internazionale – la fiducia dei consumatori e delle imprese è scesa a livelli mai visti da decenni e l’attività economica è scesa fortemente" (Agr del 25 gennaio, ore 15:34).
In Islanda contro la crisi da ottobre ogni giorno la gente scende in piazza a manifestare, tanto che il governo ha deciso di andare ad elezioni anticipate. In Grecia le piazze si infiammano, come in Bulgaria e nei paesi baltici. "Arriva una nuova rivoluzione per la perdita del benessere?" si chiede Marco Zatterin in una bella analisi.

Da noi, anche se il pessimismo ha coinvolto ormai oltre il 70% degli italiani, non succederà nulla, possiamo dormire sonni tranquilli. Basta guardare come stiamo affrontando la crisi ai livelli alti e bassi.

Nel Palazzo sono tutti preoccupati a trovare un nuovo presidente Rai o a mandare i militari a fare le vasche, ma  per la crisi non si agitano più di tanto (e non sono io a dirlo, ma fior fiore di economisti): come al solito, siamo in mano a san Gennaro che vede e provvede.

Da parte nostra si aspetta che passi ‘a nuttata.
Le imprese sperano prima o dopo nelle sovvenzioni statali (è sempre successo, perché non dovrebbe succedere anche ora?), nel frattempo licenziano, anche se non ci sarebbe proprio la necessità se si cercassero soluzioni innovative.
Gli azionisti diversificano: la Fiat non distribuisce dividendi quest’anno? Bene, vendiamo e comperiamo qualcos’altro, così imparano.
I giovani che non trovano o hanno perso il lavoro precario hanno l’ancora di salvezza familiare, da sempre: da bamboccioni per comodo a bamboccioni per forza. Ed ai genitori mammoni – che lo siamo tutti – non pare vero di avere qualcuno per casa.
Le donne nella stessa condizione non-lavorativa in fin dei conti non sembra vero di concedersi un po’ di vacanza fra le mura domestiche: c’è sempre molto da fare a casa, con i figli, con le amiche, in cucina, su Facebook.
Per gli anziani, finché l’Inps continua ad accreditare l’assegno mensile, non cambia molto: basta solo stare attenti a dove mettere i risparmi, senza farsi infinocchiare dall’impiegato di banca che vorrebbe investire in fondi o altre diavolerie finanziarie (Cirio e Parmalat insegnano).
Poi c’è sempre la doppia contabilità, per tutti, liberi professionisti e dipendenti, in egual misura. Commercianti e ristoratori se ne accorgono ogni giorno, se e quando incassano: chi paga con carta di credito o bancomat ha una contabilità in chiaro, quando pagano invece in contanti…

Non è che le cose vadano male, dopotutto. Si tratta di essere un po’ più oculati ed abbandonare certi capricci, come cambiare il telefonino ogni due mesi, aspettare fino all’ultimo momento per il decoder (che anche se si perde il tg2 è solo un bene), comperare in saldi, ovviamente non fare mutui, che la seconda casa può rimanere dov’è.
I più virtuosi o più trendy abbracciano il filone radical chic del chilometro zero: basta boutique gastronomica, solo mercatino rionale o ricerca del produttore fuori porta – a volte molto fuori, alla faccia del risparmio energetico – che garantisce i carciofi naturali o il formaggio genuino.

Come dice Zatterin, "l’anima della rivolta (in Europa, NdA) sono coloro che hanno perso la ricchezza, non quelli che non l’hanno mai avuta"; a noi interessano molto di più le tette di Cristina Del Basso.

Cia una volta l'Italia 0

Posted on gennaio 25, 2009 by Maurice

Washington, 22:05 – CLINTON CHIAMA COLLEGHI IN EUROPA,GB, FRANCIA E GERMANIA
Hillary Clinton inizia a prendere i primi contatti con i capi delle diplomazia di tutto il mondo. Tra gli europei il neo segretario di Stato ha telefonato "al ministro degli Esteri britannico (David) Miliband, il francese Bernard Kouchner, e il tedesco (Frank-Walter) Steinmeier". Lo ha riferito il portavoce del dipartimento di Stato Robert Wood. Da quando giovedi’ la sua nomina e’ stata confermata dal Senato Hillary ha gia’ contattato nel vecchio continente il ministro degli Esteri ceco Karel Schwarzenberg, presidente di turno dell’Unione europea. In precedenza il capo della diplomazia americana ha anche contatto gli omologhi cinese, giapponese, sudcoreano e australiano. Per primi ha chiamato il premier israeliano Ehud Olmert, il presidente dell’Anp Abu Mazen, l’afghano Hamid Karzai e il pachistano Asif Ali Zardari. (da Repubblica)

Da quanto mi risulta (ma chiunque può smentirmi, fornendo le prove) la nuova amministrazione americana non ha risposto al messaggio di congratulazioni del nostro Presidente del Consiglio, né la signora Clinton ha contattato la Farnesina in un secondo giro di telefonate. Se fosse successo i nostri fedeli tg ne avrebbero dato grande risalto.

Il "grande prestigio e ruolo internazionale" di cui si fregia il nostro governo sembra non interessi minimamente aldilà dell’oceano, tanto che nessuno ci cala. Eppure fino a ier l’altro eravamo invitati alla cena d’addio dell’amico GWB, con tanto di inciampamento sul leggio del brindisi. Cos’é successo tutto di colpo? Semplice: c’è un certo signore abbronzato che si è insediato alla Casa Bianca, che già nei primi atti sembra aver voltato decisamente pagina rispetto al passato.

Come italiano non mi sento minimamente offeso: chi di spada ferisce di spada perisce, recita il Vangelo, e prima o dopo doveva succedere.
Sono ansioso di vedere cosa succederà alla Maddalena, quando il nostro si incontrerà con il presidente Obama, ammesso che accetti di incontrarlo e non mandi il vice Biden. Con questo non si scherza più, al massimo si può fare una partitella sotto canestro.

Non sono passati tanti anni da quando gli Stati Uniti dettavano legge anche nella nostra poltica interna, bypassando gli ordini tramite la Cia. I tempi sono cambiati. Peccato, sennò c’era di che sperare.

Oche, nani, ballerine e pirla 0

Posted on gennaio 24, 2009 by Maurice

A giorni chiuderò il blog. Non questo, ma l’altro. Anche se continua a nevicare, ho già sentito qualche uccello cinguettare, segno che la primavera non è domani, ma neppure troppo lontana, e con la primavera arrivano le classiche pulizie di fondo.
Prima di imbiancare le pareti bisogna alleggerire la casa e, visto che non interessa a nessuno, buttiamo il superfluo che occupa solo spazio, genera inquinamento e fa perdere tempo a sistemarlo ogni tanto. Decisione presa: butto via il blog. Peccato perché era bello, graficamente parlando, ma inutile nei contenuti. Ne sono testimonianza le valanghe di commenti ricevuti rispetto ad altri cugini simili.
Un po’ di sana autocritica non è fuori luogo. A chi può interessare la ricetta delle carote sott’aceto o delle trippe? A nessuno, ed infatti i lettori (desumibili dalle impietose statistiche settimanali) ed i commenti lo dimostrano.
Io non ho avuto chi si scioglie di fronte ad una ricetta con espressioni del tipo, lette su altri blog:

  • una delizia del palato!!!!!! (kosenrufu mama)
  • Oddiomio sììììì! Io ti amo! (P!nkinside)
  • sei più meglio tu di Donna Hay! ;) (claudia)
  • Nous aussi on adore Donna Hay… :) (Marie_I Calicanti)
  • Evviva, il post dolce! Buona giornata a tutti (Emanuela Mea).

oppure:

  • Appoggio in pieno la santificazione laica delle polpette di ogni genere (lydia)
  • Alle polpette non si dice mai di no…e queste sono deliziose! (fra)
  • Ode alla polpetta, specie di pesce!Capolavoro… (Saretta)
  • bello; anche con il baccalà (le polpette :)) (artemisia)
  • ottime queste polpette e da buona sicula già sento il sapore in bocca ciao (caravaggio)

e fermiamoci qui.

Le proprietarie dei blog così commentati sono giustamente felici come delle star al passaggio sulla passerella di Hollywood: vedere folle in delirio al proprio passaggio gratifica chiunque. Sono contento per loro perché forse se lo meritano, mi fanno più tristezza le oche starnazzanti che si strappano i capelli.
Fra poco qui taglierò il nastro delle prime centomila pagine visitate e sono grato agli amici che mi leggono costantemente, che commentano o passano in silenzio (ce ne sono molti anche di questi). L’importante, dal mio punto di vista, è che il tempo che impiego a scrivere non sia tempo perso, ma che lasci un minuscolo seme da cui ognuno decida se far crescere una piccola pianta. Mi piace molto quando si scatena il dibattito, come qui, dove non si deve essere necessariamente tutti d’accordo, ma ci si confronta, attivando i neuroni.

Se cercassi le folle avrei adottato il sistema che usano molte(i): basta prendere di mira dieci o venti blog, cominciare a commentare (non ha importanza cosa dire, importante è che ci sia il link al proprio blog), si alza il rating e nel contempo si crea la catena di sant’Antonio. Poi si passa ad altri blog, si ripete l’operazione, e così via. Allora molti, moltissimi ti conoscono, ti riconoscono, e fai i numeri.
Diversamente si può essere dei nuovi Kant, ma si resta una voce nel vento.

Di recente Aldo Fiordelli faceva le pulci a Kelablu ad un suo post ammuffito. Per dovere di cronaca sono intervenuto per reclamare il diritto di primogenitura. Avrei potuto far finta di niente, ma ho voluto mettere i puntini sulle i perché è vero che non faccio parte di certe corti adoranti (un tempo si chiamavano nani e ballerine), ma non sono neanche un pirla, come dice Mourinho.

Di Belpaese c'è solo il formaggio 0

Posted on gennaio 23, 2009 by Maurice

Mi sono trovato in disaccordo, molto tempo fa ormai, con La Piccola Cuoca su una tesi che lei sosteneva in un suo post. Con i capelli bianchi ho acquistato qualche grammo (non di più, non esageriamo) di saggezza ed oggi sono costretto a fare autocritica e a trovarmi pienamente d’accordo con lei.

La materia del contendere è semplice: l’Italia è un paese di vecchi, anche perché non rientro (ancora) in questa categoria.
Dal suo breve rientro in patria (di proposito con la p minuscola) la Piccola Cuoca ha riportato a Chennai una cartolina del Bel Paese fatta con il grandangolo ma nitidissima: " l’impressione unica è stata che l’Italia è un paese per vecchi".
Attenzione: non anziani, ma vecchi, che è ben differente. Margherita Hack e Rita Levi Montalcini, sono anziane, non vecchie. Per essere anziani basta avere un’età antecedente al 19xx o al 19yy, dipende anche qui dal metro di valutazione, se sociale, assistenziale o puramente anagrafico; diciamo che dopo i 70 indubbiamente si passa alla categoria degli anziani.
Ma per essere vecchi occorrono ben altri requisiti. Il fattore certificato di nascita non c’entra più, perché si può essere vecchi molto ma molto prima dei 70. La vecchiaia è un modo d’essere, di vivere, di relazionarsi con gli altri e con il mondo intero, di come vedere ed accettare le cose: la ministra Gelmini è vecchia, tanto per fare un esempio, e credo di essere stato chiaro.
Non è detto che non possedere una fotocamera digitale o un laptop, non spedire un sms o non usare l’iPod o l’iPhone siano sintomi di vecchiaia: è il modo di porsi verso questi strumenti che fa di una persona un vecchio. Vedere Internet come un covo di pedofili è vecchio, non essere su Facebook perché non mi interessa può essere snob, ma non vecchio.

"Li ho guardati bene e sembravano soli, incazzati e ammalati", continua la Piccola Cuoca. Ecco, questa in sintesi è la vecchiaia. Non è essere, ma apparire in queste condizioni.
La nostra è una società vecchia perché ci sentiamo soli ed abbandonati da chi dovrebbe proteggerci, incazzati per il clima che ci opprime, ammalati di malattie inesistenti che ci increspano la pelle e l’animo. L’altra faccia della medaglia sono i due milioni di americani che hanno assistito al giuramento di Barack Obama dai prati del Campidoglio: gente di tutte le età anagrafiche piena di speranza in un futuro duro, difficile, ma migliore.
Il futuro italiano ha la faccia di Berlusconi, dopo Palazzo Chigi al Quirinale.

"I pochi bambini visti in giro non erano sorridenti. Gli sorridevi e questi stavano serissimi a guardarti dicendoti con gli occhi: cosa cazzo sorridi a fare? Persone corte già vecchie dentro".
Notizia del Corriere di qualche giorno fa: quasi 1 ragazzo su 10 fra gli 11 e i 14 anni soffre di disturbi mentali. Prendete un bambino in fasce, tiratelo su a pappette di veline, griffes, menefreghismo e slogan leghisti, e ditemi se può avere un equilibrio psichico. E questo è il futuro italiano.

Colpa della crisi economica? "Mi si dice della crisi ma in centro Milano non c’è e non riguarda chi sta in centro. Anzi chiudiamo subito qui la storia: gli italiani hanno doppi fatturati. Quelli dichiarati e quelli in nero. Poi c’è la periferia di Milano e sì i poveri li vedi e li senti" dice la Piccola Cuoca.
La crisi non c’entra. Gli americani stanno forse peggio di noi, ma sono ottimisti perché è la speranza che genera l’ottimismo. La nostra speranza si chiama Brunetta, Tremonti, Maroni, Di Pietro, Galliani, De Filippi, Baudo e Morandi.
Sì, Presidente, c’è proprio da essere ottimisti. Buon ritorno a Chennai, Piccola Cuoca.

IRI, e perché no? 0

Posted on gennaio 22, 2009 by Maurice

Nell’attesa che santo Barack faccia il miracolo, continua la navigazione a vista nel mare in tempesta della crisi economica. C’è chi, come il nostro comandante della nave, si limita a fare spallucce: "Il 2 % in meno del Pil non è la fine del mondo, ci riporta a due anni fa", senza accorgersi che attorno a noi gli iceberg della disoccupazione (-10% prevista), del crollo degli ordini industriali (oltre un quarto), dei consumi e dell’export (-13,3%) rischiano di far naufragare la nostra barchetta italica.
C’è anche chi, come il ragioniere di Sondrio, pensa come al solito di trovare la soluzione rafanando le carte. Mi aspetto una bella manovra economica a costo zero, semplicemente depennando dal bilancio statale la voce Perdite, e risolvendo così tutti i problemi.

Da semplice uomo della strada (poco, perché esco poco dalla cucina) ho capito vagamente per esempio cos’è una bad bank, una specie di pattumiera dove mettere tutta la cartaccia finanziaria, che piace al ragioniere ma non al Nobel Paul Krugman (chi avrà ragione?). Come la grande maggioranza degli uomini della strada non sono così ottimista come il nostro comandante e, non potendo risolvere i problemi mondiali dell’economia (per i quali oltretutto non percepisco un centesimo di consulenza), mi limito a pararmi il culo nel migliore dei modi.

Però ricordo che esisteva qualche secolo fa un certo ente che si chiamava IRI, acronimo di Istituto per la Ricostruzione Industriale;

fu un ente pubblico italiano, istituito in epoca fascista nel 1933 per iniziativa dell’allora presidente del Consiglio Benito Mussolini al fine di evitare il fallimento delle principali banche italiane (Commerciale, Credito Italiano e Banco di Roma) e con esse il crollo dell’economia, già provata dalla crisi economica mondiale iniziata nel 1929.Nel dopoguerra allargò progressivamente i suoi settori di intervento e fu l’ente che modernizzò e rilanciò l’economia italiana durante soprattutto gli anni ’50 e ’60; nel 1980 l’IRI era un gruppo di circa 1.000 società con più di 500.000 dipendenti. Per molti anni l’IRI fu la più grande azienda industriale al di fuori degli Stati Uniti d’America; nel 1992 chiudeva l’anno con 75.912 miliardi di fatturato ma con 5.182 miliardi di perdite . Ancora nel 1993 l’IRI si trovava al settimo posto nella classifica delle maggiori società del mondo per fatturato con 67.5 miliardi di dollari di vendite. Trasformato in società per azioni nel 1992, cessò di esistere nel 2002 (Wikipedia).

Come tutte le cose, all’IRI o agli uomini dell’IRI furono imputate grandi nefandezze, ma su una cosa tutti convengono: fu un grande strumento di intervento per risollevare l’economia. So che per i liberisti sfrenati questa è una bestemmia, ma in momenti eccezionali si può pensare temporaneamente a strumenti eccezionali.
Fare una nuova IRI senza i difetti della vecchia (primo fra tutti la dipendenza dalla politica e dai partiti) potrebbe per esempio permettere la nazionalizzazione temporanea delle banche in difficoltà, senza accollarne la spesa ai contribuenti.
Senza tanta fantasia questa può essere una delle soluzioni.

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