Un cuoco, una cucina, un mondo

Bistrot Chez Maurice 2.0


Archive for gennaio, 2009


Slow Food in White House 0

Posted on gennaio 21, 2009 by Maurice

Abbiamo assistito tutti alla cerimonia di insediamento del nuovo Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, di cui sappiamo tutto o quasi. Sappiamo dei suoi programmi, delle aspettative che ha suscitato in tutto il mondo oltre che in America, sappiamo molto anche della sua vita privata, come la passione per il basket, tanto che qualcuno ipotizza che alla Casa Bianca verrà installato per la prima volta un canestro per i suoi allenamenti.

Con Obama entrerà sicuramente aria nuova anche nelle cucine della White House, dove operano – a disposizione della famiglia presidenziale e dei suoi ospiti – cinque chef e non so quanti cuochi, alle dipendenze di Cristeta Comerford, la cuoca già della famiglia Bush (nella foto di Repubblica).
"I giudizi entusiasti – afferma Repubblica – dati da Laura Bush sulle doti della cuoca, diventata nel 2005 la prima donna ad assumere la responsabilità della cucina della Casa Bianca, hanno convinto gli Obama a non procedere, almeno per il momento, ad alcun mutamento" attorno ai fornelli.

Secondo Lorenzo Cairoli però "il nuovo presidente ha un palato di larghe vedute, educato a rijstaffel indonesiani e a lomi salmon hawaiani, una moglie che lo delizia con manicaretti afroamericani (…), una passione per le cucine etniche, ci sono tutte le premesse per una nouvelle vague della cucina di Washington, felicissima di lasciarsi alle spalle otto anni di filet mignon e sirloin steak".

L’attenzione di Obama alla buona cucina (si dice che in cima alle sue preferenze ci sia un ristorante italianio della capitale) e alle tematiche ambientaliste ha spinto Alice Waters, executive chef, scrittrice ed ormai mito della cucina statuninense,  a scrivere al neo Presidente per proporgli di trasformare una parte dei giardini della residenza presidenziale in orto domestico.
Se succederà non sarà certo l’accordo tra Fiat e Chrisler, ma comunque un grande messaggio in un settore marginale ma importante per un nuovo stile di vita americano.

Siamo tutti alcolizzati 0

Posted on gennaio 20, 2009 by Maurice

Negli ultimi decenni, in Italia, il consumo medio annuo pro capite di alcol si è molto ridimensionato e attualmente è al di sotto della media europea (10,5 litri, contro 11,4).
I confronti internazionali confortano il modello italiano di consumo: siamo uno dei paesi europei con più astemi e con più consumatori abituali che tendono a bere tutti i giorni ma a tavola.
Nell’Ue25 si beve soprattutto una volta alla settimana e in quantità spesso massicce, e la media di unità alcoliche giornaliere, che in Italia è di 1,5, in Europa è vicina a 2,5.
Nel complesso in Italia il consumo di alcool oltre ad essere meno diffuso rispetto alla media europea è più moderato ed equilibrato. Insomma, se da noi la questione merita allarme, nel resto d’Europa dovrebbe creare il panico.

Così scriveva qualche tempo fa Flavia Amabile per La Stampa, che continuava:
"Il numero degli italiani a rischio per il consumo di alcool è condizionato dall’altezza alla quale si pone l’asticella del bere problematico. I criteri di quantificazione della popolazione che fa uso eccessivo di alcol sono mutati e oggi, per essere considerati a rischio, è sufficiente bere meno rispetto a ieri.
In un rapporto del 2004 l’Osservatorio fumo, alcol e droga dell’Istituto superiore di sanità (Ossfad-Iss) quantificava la
popolazione a rischio in 3 milioni di individui, quattro anni dopo le nuove stime Iss, basate su un nuovo approccio più stringente mutuato dalle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), hanno individuato 9 milioni di bevitori eccessivi.
In altre parole, non sono gli italiani ad essere diventati dei beoni, ma è il concetto di rischio correlato all’alcool ad essere mutato: 6 milioni di persone che fino a ieri erano dei bevitori moderati oggi sono considerati dei potenziali futuri malati multicronici.
Tra questi abbiamo almeno un milione e mezzo di anziani che da una vita bevono un bicchiere di vino a pranzo e uno a cena, oltre a un paio di milioni di giovani e di adulti che hanno alzato il gomito a capodanno o il giorno del proprio compleanno. Di fronte a certe stime sembra essere “a rischio” anche il buon senso".

Condivido in pieno questo punto di vista.

 

Azienda e democrazia 0

Posted on gennaio 19, 2009 by Maurice

A distanza di tanti anni dall’entrata di Berlusconi in politica, nonostante tutti i dibattiti sull’argomento e nonostante due governi di centro-sinistra, il conflitto d’interessi non è ancora stato risolto. In effetti è un falso problema.

Che Berlusconi ieri, o Tronchetti Provera o Dalla Valle domani scendano in campo, è un falso problema, anche se certe decisioni potrebbero sembrare di parte. Il problema è un altro rispetto al presunto o reale fare i propri interessi personali.

Cosa succede in Mediaset, in Fiat, come in qualsiasi altra società? Il Capo ha un’idea, convoca i suoi più stretti collaboratori, la espone, se è liberal apre un dibattito ed ascolta le varie opinioni, dopo di che dà l’ordine di attuare l’idea. L’AD chiama il direttore generale, il direttore commerciale, i vari direttori di settore ed ordina loro di attuare l’idea. Se un qualsiasi pirla di subalterno si permette di dissentire, gli viene indicata la porta d’uscita: o così o Pomì. Credo di non sbagliare di molto, ci sono già passato anch’io.

Questo è il problema. Chi dirige o ha diretto un’azienda privata non può trasportare questa impostazione nella direzione dello Stato, che vede come la sua azienda personale. L’ordine viene dato e per ricaduta deve essere eseguito.
I migliori collaboratori e prestatori di servizi vari vengono premiati con un incarico di prestigio, la manovalanza va in catena di montaggio, chi non ci sta viene cacciato. In azienda come in politica.

I concorrenti dell’azienda devono essere eliminati, così come i nemici politici. Chi non lavora per l’azienda lavora contro l’azienda ovviamente, quindi l’opposizione ma anche i dissenzienti interni sono dei nemici, remano contro e vanno eliminati. Fa parte del gioco, della mission aziendale.

Il punto debole è se il nostro ipotetico governante non capisce la differenza tra azienda e Stato. Pur con diverse visioni politiche, ogni partito ha (o dovrebbe avere) come fine ultimo il bene comune, quindi, pur se concorrenti ed antagonisti, tutti i partiti tendono (o dovrebbero tendere) al benessere di tutti i cittadini.
In questo senso il dibattito politico ha una sua funzione: non contestare il fine, ma definire i migliori mezzi per arrivare a quel fine. Questa è la democrazia, questa è utopia.

In azienda come in politica, però, il potere del Capo è controbilanciato: se in azienda il Capo è l’assoluto, egli però deve rispondere alla maggioranza dei soci (Parlamento) che può rimuoverlo, e risponde all’assemblea degli azionisti (elettorato). Pensiamo cosa succederebbe se un Presidente dovesse snobbare sia i soci che l’assemblea degli azionisti, a meno che non sia azionista unico.
Negli ultimi quindici anni abbiamo assistito al fenomeno del Capo che si mette in politica pensando di essere azionista unico. Ecco nascere per forza i conflitti con altri poteri che la Costituzione prevede: il Parlamento, il Presidente della Repubblica, la Magistratura, le forze sociali ed economiche, i mezzi d’informazione, ognuno detentore di una parte di potere. Nella società perfetta tutte queste forze si attraggono e si respingono con uguale forza di gravitazione, rendendo possibile il progresso di tutti in perfetto equilibrio.

Se il Capo è cieco e non capisce l’errore e pensa di continuare a dirigere la propria azienda, è facile che la democrazia venga distorta.
Nell’economia reale per togliere il potere al Capo un mezzo è l’Opa: rastrellare azioni fino ad aver la maggioranza anche relativa per entrare nel CdA e sostituirlo; in politica questo è possibile democraticamente solo attraverso nuove elezioni. Ma se il Capo è antidemocratico, è possibile usare mezzi antidemocratici per eliminarlo? Sotto l’aspetto morale ed etico sembrerebbe di sì, se anche nostro Signore è ricorso alla frusta per cacciare i mercanti dal tempio. Operativamente c’è solo l’alternativa delle Brigate Rosse, perché – secondo gli uomini del Capo – se un magistrato seguendo la legge si oppone alla violenza e al sopruso di un ministro è intimidazione.

Esiste il Paradiso? 0

Posted on gennaio 18, 2009 by Maurice

"Ma se in un luogo non vi ricevono né vi danno ascolto, andate via di là e scuotete la polvere da sotto i vostri piedi in testimonianza contro di essi".
Queste parole di Cristo, raccolte da Marco nel suo Vangelo al capitolo 6, versetti 6b-13, mi hanno sempre colpito perché si pensa al Signore come a quello della pecorella smarrita, del figliol prodigo, del discorso delle beatitudini: il Dio della bontà e della misericordia. Ma qua  e là il lettore dei Vangeli può trovare momenti interessanti e perlopiù semi sconosciuti dove anche il Signore della Bontà dice basta, e ci mette un punto.

Ci sono dei luoghi che prendono dentro ed altri che sentiamo estranei o addirittura avversi. Un venditore lo sa bene, e fa più affari nei primi, mentre non riesce o riesce molto difficilmente a cavare il ragno dal buco dei secondi.
Ci sono, potremmo dire, luoghi benedetti e luoghi maledetti. Secondo certe credenze Torino, ad esempio, è il vertice del triangolo bianco con Praga e Lione, o del triangolo nero con Londra e San Francisco.
Lo stesso discorso vale per l’astrologia occidentale che individua certe città in sintonia con ogni segno; per me le città ideali sono Venezia e Parigi (dite niente?). Ma anche il Feng Shui si basa sulla positività e la negatività geografica: mai costruire, ad esempio, la casa sotto la roccia o sull’ansa esterna di un fiume perchè sono soggette a possibili disastri, ovviamente.

La parte razionale di me ha sempre rifiutato queste credenze, e mi sono affidato alla sensazione epidermica, all’intuizione per sentirmi in sintonia con un posto. Così, dovendo scegliere un sito dove aprire il mio ristorante, dopo mesi di studio ho voluto recarmi personalmente negli Stati Uniti per "sentire" il posto. E difatti ho sentito subito di essere a mio agio nella città che avevo individuato. Auto suggestione? Può darsi.
Entrare in contatto con un luogo è come stabilire un approccio con una donna: può anche essere stupenda (o insignificante), ma percepire che non c’è feeling (o che è la persona della nostra vita).

Ebbene, se nonostante il nostro sesto senso ci dica che è il posto giusto, questo si rivelasse il centro di un triangolo maledetto, cosa si può fare? Come dice Marco, bisogna levarsi le scarpe, scuotere la polvere da sotto i piedi ed andarsene, maledicendo quel posto e tutti quelli vi abitano.

Quella notte con Barak Obama 0

Posted on gennaio 17, 2009 by Maurice

Ho incontrato il Presidente Eletto Barak Obama in una tiepida serata al mare.
Era tardi e stavo rientrando a casa attraverso la pineta che si estende a ridosso della spiaggia, e che ripara le nostre case dagli sguardi degli estranei e dalle onde quando il mare è in tempesta. Nell’aria c’era solo l’intensa fragranza dei pini marittimi mista al profumo della salsedine. A quell’ora per strada non c’era più nessuno, e mi piaceva fare due passi a piedi nella sicura quiete notturna, immerso nel piacere di queste sensazioni sensoriali più che nei miei pensieri.
Stavo per oltrepassare l’arco che introduce alla stradina in terra battuta dietro casa quando sono stato attratto da quattro uomini sulla terrazza al primo piano di una casa: bevevano e scherzavano attorno ad un tavolo. Erano chiaramente su di giri per l’alcol e non si erano accorti della mia presenza passeggera. Non distinguevo i loro volti perché erano in controluce, ma una cosa era più che evidente dalle loro sagome: era tutti in maniche di camicia e tutti armati di grosse pistole dentro le fondine ascellari.
Poteva essere una riunione di boss, ma sembravano troppo giovani per esserlo, ed il loro aspetto atletico, il taglio dei capelli, gli abiti costosi che indossavano facevano pensare a guardie del corpo, guardie molto speciali, più che a criminali. E fu allora che mi venne in mente che avevo sentito dire in giro che quella casa era stata affittata in segreto al Presidente Eletto degli Stati Uniti per una breve vacanza, prima della cerimonia d’insediamento alla Casa Bianca. Beh, potevo sempre dire di essere passato davanti alla porta di Obama.
Tirai diritto senza attirare l’attenzione e percorsi le poche decine di metri del viottolo fino a casa, con gli aghi di pino che coprivano l’umida terra battuta. Arrivato davanti al portoncino del mio appartamento cercai di infilare la chiave nella serratura, ma con la coda dell’occhio vidi vicino a me una sagoma: era il Presidente in persona.
Aprii bocca per la sorpresa e per salutarlo, ma lui si portò l’indice destro alle labbra zittendomi, e facendomi segno di aprire. Senza il minimo rumore siamo entrati in casa, chiudendoci la porta alle spalle.
Al sicuro, ci siamo salutati stringendoci la mano con una stretta vigorosa, come se ci conoscemmo da sempre. Mi spiegò che non aveva voglia di starsene chiuso in casa, ostaggio degli uomini dei Servizi, ed era riuscito a svignarsela per fare quattro passi.
Mi offrii di fargli compagnia: era quello che cercava, essere una persona qualsiasi con una persona qualsiasi, almeno per una sera.
Attraversammo casa ed uscimmo dal retro, girovagando senza meta e parlando del più e del meno, come fanno due amici qualunque; volevo fargli tante domande, ma mi frenai più volte, attento a non toccare argomenti che rientrassero nella sua futura attività di Presidente, magari coperti dal top secret. Lui se ne accorse, perché il suo dolce sorriso ogni tanto si appannava dietro pensieri che per un attimo gli intristivano gli occhi: era solo un attimo, perché lo vedevo scacciare subito dalla mente le preoccupazioni.
Ricordo che parlammo delle sue bimbe, di Michelle sua moglie, dandoci del tu alla maniera anglosassone, anche se per me era sempre il Presidente.
Girammo per parecchio senza meta, finché passammo davanti ad un ristorante che stava chiudendo. Conoscevo i proprietari, anche se i miei rapporti con loro erano solo professionali.
Entrammo nel locale, e chiesi se potevamo ancora bere qualcosa, scusandomi per l’ora (i camerieri stavano ormai tirando su le sedie). Stavano per mandarmi a quel paese quando si accorsero della mia compagnia: con fare ossequioso e mellifluo cambiarono espressione e si misero alacremente al nostro servizio. Volevo ordinare del rhum per entrambi – mi pareva di aver letto da qualche parte che gli piaceva molto – ma declinai su due caffè che anche lui bevve con vivo piacere: "Molto buono il caffè italiano".
Tentai di pagare, ma con goffaggine feci cadere tutte le monetine per terra. Mentre mi piegavo per raccoglierle il proprietario si disse onorato di poter offrire. Accettai di buon grado l’ospitalità.
Stavamo per girarci ed uscire dal bar quando ci trovammo circondati dagli uomini armati dei Servizi: nella sbornia si erano finalmente accorti che il Presidente si era eclissato dalle sue stanze. Obama mi guardò sorridendo un’ultima volta, sollevò le mai con i palmi rivolti all’insù come per dire: è finito il divertimento, e si lasciò letteralmente trascinar via dagli energumeni.

Alle 2,20 di notte mi sono svegliato: era finito il sonno ed il sogno.

  • Translate

    CatalanEnglishFrenchGermanNorwegianPortugueseRussianSpanishSwedish
  • Advertising

    Per questa pubblicità clicca qui.

  • Commenti recenti

  • My images

  • Come butta qui?

  • Aggregatori &. Co

    mondocibo

    IT FoodBlog

    http://www.wikio.it

    Food & Drink Top Blogs

    ExactSeek - Relevant Search

    Free META Tag Analyzer

    Registra il tuo sito nei motori di ricerca

    Add to Technorati Favorites

  • Contatori






↑ Top