Senza dubbio, la classe più competente, e la meno servile, è quella dei cuochi. (George Orwell)

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Eutanasia della libertà

Posted on febbraio 09, 2009 by Maurice

Di Eluana Englaro a Berlusconi non gliene frega assolutamente niente. Gridiamolo a chiare lettere. Il tentato decreto legge, il disegno di legge che dovrà essere approvato in quattro e quattr’otto dalla masnada di bravi agli ordini di don Rodrigo, non sono contro Beppino Englaro o a favore della "vita" o un omaggio al Vaticano ed ai suoi talebani o una rivincita morale contro i giudici.
Neppure tre italiani su dieci sono con il capo del governo sulla vicenda, come rivela un sondaggio in tempo reale della Ipr Marketing per Repubblica. Ed allora, perchè – lui che si nutre, si alimenta e vive di sondaggi – ha preso queste posizioni?
Perché un miscredente come lui – è divorziato e risposato, non frequenta la chiesa né può accostarsi ai sacramenti, vive al di fuori di ogni regola cristiana – perché ha sposato la causa dell’ala più oltranzista del clericalismo cattolico?
Fosse stato il contrario – applicare una sentenza definitiva che imponeva di riportare in vita una persona già morta – Berlusconi avrebbe agito esattamente al contrario, presentando un decreto legge per bloccare la resurrezione.
Perchè a Berlusconi non gliene frega assolutamente niente di Eluana Englaro.

Basta grattare appena sotto le parole e si scoprono i veri motivi che lo hanno portato a tanto.

Il primo è lampante: instaurare un regime in cui lui solo è il legislatore, l’esecutore ed il giudice, a cui una corte di prezzolati servi deve solo dire a capo chino "Sì, padrone". Ha per prima cosa sistemato la sua immunità universale con il lodo Alfano: potrà anche assassinare materialmente con le proprie mani i suoi avversari e per legge sarà impunito.
Fra poco introdurrà la separazione delle carriere dei giudici (ddl già approvato) in modo che potrà dire quali processi fare e quali no, ed ha già annunciato che cambierà la Costituzione "filosovietica" adattandola alle proprie esigenze.
Se questo non è un golpe in piena regola, ditemi allora cos’è.

Il secondo motivo, più recondito, è per mascherare una realtà che sta per esplodere e quindi – secondo la regola universale della politica – l’attenzione dell’opinione pubblica va spostata immediatamente su un altro obiettivo: cosa c’è di meglio del caso Englaro? In ogni caso lui vince comunque: se va bene riesce a stringere attorno a sè non solo i suoi elettori, ma anche buona parte di quelli dell’opposizione, se va male – perché il movimento dell’opinione pubblica lo ha isolato come il generale Custer – non rischia una Little Big Horn, ma vince la guerra della distrazione dal pericolo numero uno.
Di cosa ha paura Berlusconi?
Rassicurato dal fedele ragioniere di Sondrio, pensava che la crisi economica mondiale si risolvesse in un venticello primaverile, altroché lo tsunami paventato dalle sinistre menagrame, e che comunque fossero gli Stati Uniti e l’Europa a prendere in mano la patata bollente. Man mano che passa il tempo ci si sta accorgendo che la crisi non sarà né breve né indolore, anche per il nostro paese, rischiando di protrarsi per anni ed anni.
Le previsioni ufficiali (Fondo Monetario Internazionale) parlano del 2010 come data di fine crisi, data che di mese in mese viene spostata sempre più avanti, per ovvi motivi. Se la crisi si protrarrà fino al 2013 – come è probabile viste le "tetre" prospettive di Washington per l’Italia – cosa potrà mettere sul piatto delle elezioni il nostro? Un deficit pubblico che diventa ogni mese sempre più pesante? Una pressione fiscale che cresce continuamente? Centinaia di migliaia di posti di lavoro in meno? Un quinto e forse più di aziende costrette alla chiusura? Un esercito di precari a spasso senza neanche uno straccio di posto, foss’anche flessibile?
Con questa realtà sarà un gioco per un pirla qualsiasi alle prossime elezioni mangiarsi Berlusconi in un solo boccone. Da quasi trent’anni attraverso le sue reti televisive, e da quindici direttamente con la politica, ha cercato di imporre il modello berlusconiano del Bengodi, modello che la crisi finanziaria mondiale sta facendo a pezzi, non certo per colpa sua, ma senza che né lui né i suoi fedeli consiglieri sappiano metterci uno straccio di pezza.
Questo è il vero terrore per il nostro capo del Governo. Nel 2013 di fronte ad un Paese in ginocchio non serviranno più patti firmati in televisione, promesse fatte a 32 denti e non mantenute, e modelli di successo personale trapassati. A 80 anni dovrà rassegnarsi anche lui, finalmente, che la politica è una cosa seria.
A meno che nel frattempo non riesca a cambiare la Costituzione "sovietica", abolendo per esempio anche le elezioni.

3 to “Eutanasia della libertà”

  1. Eleonora scrive:

    Ciao Maurice..o fatto il billetto e molto grazie a te…saluti di Francia

    http://aufildemesrevesdamour.over-blog.com/article-27717166.html

  2. marco scrive:

    Se l’etica comporta la riflessione e l’interiorizzazione perche’ sia autentica, la morale esige solo il rispetto di una norma. Se si vuole essere etici e’ necessario essere disponibili, occasionalmente, a divenire immorali. La morale non puo’ essere portata avanti da uomini liberi, necessita di semplici esecutori, seguaci. Al contrario dell’etica che ha bisogno solo di uomini liberi.
    La liberta’ e’ allora il discrimine tra etica e morale: la liberta’ e’ l’essenza dell’etica, la sottomissione e’ l’essenza della morale.
    Essere etico e’ allora piu’ difficile che essere morale, visto che comporta l’uso del raziocinio per dirimere qualsiasi tipo di situazione conflittuale. E’ anche molto difficile che un individuo etico si discosti dalla sua etica, vorrebbe dire andar contro i suoi stessi principi razionali. E’ invece molto piu’ facile trovare individui morali che falliscono rispetto alla loro morale, che mostrino una doppiezza di vita e che agiscano nell’ipocrisia.
    Chef cordiali saluti

  3. La Meringa scrive:

    Hai ragione da vendere. E gliene frega talmente poco che nemmeno si prende il disturbo di andare a vederla, come gli ha chiesto il padre, negando addirittura di aver ricevuto la lettera d’aiuto che gli scrisse il padre nel 2004. E’ lo specialista del “vedo ma non ci credo”.



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